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Dogman

Regia di Matteo Garrone vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Dogman

di pippus
9 stelle

La realtà presentata è poco lusinghiera, fortunatamente lo sono la forma e il metodo con cui viene esposta.

--Le persone-

E’ Marcello il “dogman” ? Oppure per lui potremmo riservare l’appellativo “victim man” ( avevo pensato a "sheepman" ma è in parte fuorviante) serbando il primo per Simone? E quest’ultimo aggressivo “ man-dog” siamo certi sia congenitamente tale, oppure vittima a sua volta del male subdolamente strisciante nel marciume fisico e morale che i nostri occhi vorrebbero poter non vedere? Quel male dilagante che infesta tutto ciò che, se non dotato di potenti anticorpi culturali, risulterà inevitabilmente contagiabile e contagiato?  Troppo facile giudicare a “distanza di sicurezza” anche quando quest’ultima non sfiora le cifre a tre zeri delle catastrofi umanitarie a cui la tv globalizzata ci ha ormai assuefatti. La distanza proposta da Garrone è a portata di mano ma non di meno scomoda ed imbarazzante; il degrado totale che condiziona la sopravvivenza è prepotentemente tangibile in ogni fotogramma e noi, per attenuarne la sensazione di disagio, non possiamo fare altro che compiacerci della nostra comoda poltrona, consci di assistere ad una fiction più che eccellente e fedele ma, comunque, non vissuta in prima persona!

E lì vive Marcello con il “suo” mondo, la sua amata figlioletta, i suoi “amici” tutti più o meno borderline, i “suoi cani” e…Simone. Già, Simone; tra Marcello e Simone parrebbe esserci un feeling maggiore di quanto quest’ultimo manifesti con gli altri compari della cerchia ma, non di rado, si palesano tra i due i prodromi di quello che potrebbe rivelarsi un tragico epilogo. Peraltro di norma, con chiunque lo contraddica, Simone non esibisce un atteggiamento particolarmente arguto e intelligente (probabilmente, oltre al contesto e alla genetica da cui non ha avuto un grande aiuto, l'autoprescritta  “terapia” quotidiana a base di cocaina si rivela un antidoto dai risultati poco incoraggianti). L’indeterminazione di una razionale eziologia, in merito all’inquietante situazione, trova spazio nella casistica a random della causa-effetto: Simone è tale certamente per la sua infelice forma mentis, ma questa non sarebbe sufficiente se non fosse supportata (oltre che ovviamente da ambiente e pregressi) dalla sua prestanza fisica. Alla stessa maniera e per lo stesso motivo, l’indole buona e avulsa da ogni prepotenza di Marcello è parzialmente (e sottolineo parzialmente) dovuta alla sua limitata fisicità. Di certo un Simone mingherlino non incuterebbe timore più di tanto ( lui per primo autolimiterebbe la sua “esuberanza”), per contro un Marcello palestrato e prestante potenzialmente potrebbe dar retta con maggior baldanza a quei progetti non proprio immacolati dai quali, complice il contesto e la bisogna, nemmeno la sua mente parrebbe totalmente immune.

Marcello Fonte

Dogman (2018): Marcello Fonte

 

--Le cose-

Garrone di meglio non poteva fare per immergerci nell’angosciante situazione sopra accennata. Tutto concorre a puntino, anzi a tassello; un mosaico policromatico ancorché dalle nuances smorte, slavate, attenuate e tristi come le persone che in quel microcosmo si aggirano e sopravvivono. La mdp si posa esattamente dove si poserebbe il nostro sguardo: case che pur denotando gli aspetti che nelle originarie intenzioni rientravano senza dubbio tra i progetti di “bonifica” sociale con giochi per bambini e strutture di pubblico ritrovo, nel tempo hanno seguito inesorabilmente l’ineluttabile destino a cui tutto parrebbe soggiacere all’interno di quegli sciagurati confini; confini immateriali e invisibili come l’orizzonte degli eventi di un buco nero all’interno del quale tutto si annichila, tutto si distrugge ma … a volte si trasforma, come nel caso specifico della mutazione dal Marcello-Abele al Marcello-Caino, per evolvere in ultimo in un finale ambiguamente aperto. Un epilogo che trascende le nostre speranze ma che non potrà essere diverso fino a quando non si assisterà a quel progressivo rinnovamento del tessuto sociale che dovrà coinvolgere contemporaneamente l'ordito del singolo con la trama delle istituzioni. Fino ad allora la soluzione di un problema non potrà che innescarne altri e, nell'ultima toccante sequenza, Marcello constata l'emarginazione o, per meglio dire, l'abbandono; non c'è anima viva ad elogiare la sua muta e solitaria figura che, con il cadavere di Simone a terra, urla drammaticamente la rassegnazione di fronte alla consapevolezza di aver disinnescato una bomba, una sola, all'interno di quell' inquietante polveriera che continua e continuerà ad ammorbare ogni cosa, compreso..."L'Esserci" !

 

--Gli interpreti-

A mio parere tutti validissimi con in testa Fonte seguito a ruota da Pesce. Del primo, nel corso di un’intervista rilasciata il giorno precedente le premiazioni, mi colpirono la spontaneità, la sincera tenerezza e la bontà d’animo che dalle sue parole trasparivano (quasi un anti-divo, una specie di anti Brad Pitt per antonomasia). Sono del parere che sostanzialmente Fonte interpreti se stesso ottimizzando quindi la prestazione e risultando assolutamente credibile (al di là della bravura dimostrata nelle scene “tecnicamente” più impegnative, ovvero le sequenze con i molossi non sempre tranquilli e serafici). Del secondo, se non fossimo coscienti trattarsi di una parte attoriale, potrebbe senz’altro sorgere il dubbio che le teorie  di Cesare Lombroso sull’antropologia criminale non fossero poi così improbabili e prive di fondamento! Performance davvero encomiabile anche la sua.

 

 

--La vicenda-

E’ nota per cui me (e ve) la risparmio con l’unica nota personale di aver apprezzato la felice trasposizione registica di Garrone il quale ha espresso in merito intelligenti e condivisibili parole. Opera ben girata, ottimamente recitata ed oltremodo opportuna alle nostre latitudini al pari di quelle che, condividendo le stesse tematiche, l’hanno preceduta. Chapeau!

 

Marcello Fonte

Dogman (2018): Marcello Fonte

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