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Natale da chef

Regia di Neri Parenti vedi scheda film

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La recensione su Natale da chef

di mm40
1 stelle

Massimo Boldi è un cuoco pasticcione che viene invitato a gestire il catering per il G7. Ovviamente si tratta di una truffa, che però non gli impedirà di combinare davvero guai anche davanti a Trump, la Merkel e compagnia bella.

 

Anche quando parti motivato, convinto che non potrà essere un aborto solo sulla sfiducia, che qualcosa di buono si possa anche trovare, magari andando a scavare, stando attenti ai minimi particolari, volendo sforzarsi… no, niente: il cinepanettone è semplicemente insalvabile. Inqualificabile. Demoralizzante. Una comicità da latrina pervade la sceneggiatura di Alessandro Bencivenni, Domenico Saverni, Gianluca Bomprezzi e Neri Parenti: sesso & merda dominano i dialoghi e, a dire il vero, si tratta di battute a base di sesso & merda pure goffe e stantie, non fra le migliori neppure nel loro campo insomma. E se pare inevitabile e in un certo modo giustificabile la presenza di Massimo Boldi, Enzo Salvi e Biagio Izzo (ma anche Paolo Conticini, Loredana De Nardis e Maurizio Casagrande hanno già frequentato il genere), così le vittime sacrificali sull’altare della misoginia conclamata – le solite bellone usa e getta di turno – sono qui la modella spagnola Rocio Munoz Morales (qualche esperienza precedente in tv) e l’ex miss Italia 2003 Francesca Chillemi; già meno comprensibile è la necessità di comparire in un simile sottoprodotto per Milena Vukotic, mentre al critico gastronomico Gianfranco Vissani si può concedere la vanità di una goliardica comparsata cinematografica nei panni di sé stesso. La costruzione della storia è barcollante, il ritmo non esiste e tutta la trama vive di espedienti ridanciani di bassa lega finalizzati a tirarla lunga in vista del posticcio gran finale; nella sequenza conclusiva i Grandi Capi del pianeta vengono a contatto con il nostro protagonista: e giù caricature in stile Bagaglino, con tanto di insistito primo piano dell’invadente deretano di Angela Merkel in omaggio a quel ‘culona inchiavabile’ con cui la liquidò l’allora premier italiano Berlusconi - vale la pena ricordarlo. 1/10.

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