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Renzo Piano: L'architetto della luce

Regia di Carlos Saura vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Renzo Piano: L'architetto della luce

di miss brown
2 stelle

Deludente film autocelebrativo di una banca che si è costruita un monumento, affidando la costruzione a un'archistar alquanto arrogante e la documentazione dei cantieri ad un ex grande del cinema.

Ho visto ieri in anteprima il documentario di Carlos Saura RENZO PIANO: L'ARCHITETTO DELLA LUCE. Ed è un'autentica fregatura. 

Tanto per cominciare mi viene il dubbio che l'oggi 85enne regista spagnolo di CRIA CUERVOS, CARMEN STORY, AY CARMELA e TANGO sia stato sostituito sul set da un omonimo nipote al primo anno di scuola di cinema, tanto banale e noioso è il risultato, del tutto privo di ritmo, fantasia e tecnicamente imbarazzante.

La Fundacion Botín di Santander (città sulla costa nord della Spagna) nel 2011 ha commissionato a Renzo Piano la realizzazione di un grande Centro Culturale - qualcosa di paragonabile al Centre Pompidou di Parigi, a cui Piano lavorò 40 anni fa - che alla città mancava. Centro intitolato alla famiglia Botín, fondatrice (e tuttora con membri a capo del gruppo) del Banco di Santander, una delle più importanti banche di Spagna. E contemporaneamente ha commissionato a Saura questo documentario celebrativo.

Dopo brevissime note storiche sulla banca, che ai non spagnoli risultano poco comprensibili, assistiamo a discussioni dei comitati di cittadini contrari ai lavori, a riunioni dell'architetto con il Consiglio comunale e il Consiglio di amministrazione della Fondazione (che naturalmente le proteste le ignoravano), a conversazioni con Piano nel suo studio (alquanto pompose) e a momenti sul cantiere, alle lodi spassionate di scodinzolanti tirapiedi. Ben poco di nuovo veniamo però a sapere sulla filosofia della progettazione di Piano millantata nel titolo: ma in effetti il titolo originale del documentario è "Renzo Piano: an Architect for Santander".

Si vedono mappe, progetti, disegni, rendering computerizzati, riprese durante le varie fasi del cantiere, immagini dei costosissimi materiali appositamente ideati per il progetto. Ma nessuna foto del "prima" - quello che inquietava tanto i Comitati del No - e del "dopo"; poche, frammentate e molto parziali riprese riguardano l'edificio terminato, e non c'è una sola inquadratura degli interni.

In più - forse per superare i fatidici 60 minuti che fanno di un mediometraggio un lungometraggio? - ci sono altrimenti inspiegabili momenti di sosta: inquadrature del mare (la nebbiosa baia sull'Atlantico) e in sottofondo sempre lo stesso frammento, totalmente incongruo, dalla Sinfonia n.6 "Patetica" di Tchaikovsky. Infine - peccato mortale per ogni cineasta! - lo stesso spezzone domanda/risposta viene ripetuto a distanza di pochi minuti, e dopo un quarto d'ora stessa cosa! Montatore ubriaco o incapacità totale del regista?

Insomma, per lo spettatore una vera perdita di tempo e di denaro. Sottolineo "denaro" perché si tratta di uno di quegli "eventi speciali" con i film in sala solo per 3-4 giorni, in cui il biglietto costa 10-12 euro e non si praticano sconti. Risparmiatevi il bidone e andate a vedere qualcos'altro!

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