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Una strega in paradiso

Regia di Richard Quine vedi scheda film

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La recensione su Una strega in paradiso

di degoffro
8 stelle

Simpatica e garbata commedia stregata che oggi può apparire senza alcun dubbio datata, ma risulta ancor più godibile se confrontata con idiozie recenti incentrate su analoghi temi: ogni riferimento all'imbarazzante "Vita da strega" di Nora Ephron non è puramente casuale. Richard Quine non è né Billy Wilder né Blake Edwards: "Una strega in paradiso" rimane comunque il suo titolo più celebre e riuscito. Il ritmo è piuttosto blando, specie nella prima parte che fa un pò fatica a carburare. La sceneggiatura, firmata da Daniel Taradash (Oscar per lo script di "Da qui all'eternità"), tratta da una piece teatrale di John Van Druten con protagonisti Rex Harrison e Lilli Palmer, è graziosa, spigliata ma piuttosto prevedibile, anche se l'idea della strega che, innamorandosi, perde i suoi poteri magici, è ben gestita (quelle lacrime che nel finale rivelano a Shep i reali sentimenti di Gillian sono un bel momento romantico: "Gillian adesso puoi smettere di piangere!" dice Shep. "Chissà se ci riesco: sono un essere umano adesso!", replica Gillian). A farla da padrone è comunque soprattutto il cast. E così accanto alla super coppia James Stewart, impeccabile come di consueto e Kim Novak, sensuale e abbagliante (nello stesso anno hanno girato insieme il capolavoro di Hitch "La donna che visse due volte"), spiccano i comprimari di lusso a cui sono affidati i momenti più esilaranti. Ernie Kovacs (lo scrittore Sidney Retlich che, a suo dire, riconoscerebbe le streghe a naso, salvo poi non rendersi conto che, proprio mentre millanta le sue presunte abilità, tre di loro sono nella stessa stanza con lui, in una delle sequenze più brillanti), Hermione Gingold (una anziana, esuberante e pettegola fattucchiera che prepara la pozione magica necessaria a liberare Shep dall'incantesimo di Gillian, altro momento irresistibile) e Elsa Lanchester (la celebre moglie di Frankenstein, qui nei panni della zietta Queenie, strega pure lei) sono formidabili. Più sacrificato invece appare il maliardo Jack Lemmon (comunque la sottotrama che lo vede coinvolto con lo scrittore Retlich nella stesura di un libro sulla stregoneria per guadagnare un bel po’ di soldi è spassosa). Menzione speciale per il gatto Cagliostro: la sequenza dell'incantamento di Shep con gli occhi sovrapposti del micio e di Kim Novak è da manuale. Ottimi i titoli di testa che scorrono sulle piccole sculture e maschere antropologiche del negozio di oggetti tribali di Gillian. Non un capolavoro, ma con le sue newyorkesi ambientazioni natalizie mette nostalgia e, al pari del suo protagonista, fa sentire lo spettatore "come fuori del tempo, come sotto un incantesimo." Il titolo originale fa riferimento alla pratica della scomunica, realizzata appunto con campana, libro e candela. Cary Grant ha cercato a lungo di avere il ruolo. Kim Novak, Jack Lemmon e il regista Richard Quine si ritroveranno nel 1962 per "L'affittacamere". 2 nominations agli Oscar (migliori costumi e migliore scenografia) e nomination ai Golden Globes quale migliore commedia. Ultimo ruolo romantico per James Stewart. 34° nella classifica generale degli incassi in Italia della stagione 1958/1959.
Voto: 6/7

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