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Tenebre

Regia di Dario Argento vedi scheda film

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La recensione su Tenebre

di Baliverna
6 stelle

I coltelli non bastano più. Ci vuole l'ascia.

Alla fine ho voluto guardare questa pellicola di Dario Argento, dalla quale ero stato messo in guarda, perché estremamente truculenta. In effetti è vero. Il regista è sceso ulteriormente sul piano inclinato del sangue, ed è giunto agli arti mozzati. Che dire, se proprio lo voleva, vabbè, ma certo per me questo non costituisce un valore aggiunto.

Quanto al resto, la tecnica è abbastanza buona, specie nelle sequenze degli omicidi. E' buona, in particolare, la sequenza dell'attesa del protagonista in una zona pedonale in pieno giorno, mentre sembra non succedere assolutamente niente. In quel momento, mi è piaciuta anche la scena della lite di una coppia sconosciuta.

Rispetto ai precedenti film, tuttavia, si nota un certo appiattimento dei personaggi e delle situazioni nei momenti, diciamo, tranquilli. Si può pensare, per contrasto, ai numerosi personaggi originali de “L'uccello dalle piume di cristallo”. Qui, però, i personaggi, specie quelli secondari, sono di una piattezza e convenzionalità totali.

Quanto alla fotografia di Luciano Tovoli, ci sono veramente poche tenebre in questo film, e molta luce, così tanta che uno non se l'aspetta. Ci sono, casomai, le tenebre dell'anima, ma le scene sono tutte ben illuminate, compresi gli esterni notturni.

Riguardo agli attori, Giuliano Gemma, che probabilmente non si decidevano come accreditare, compare con la dicitura di “con la partecipazione di”. L'attore, infatti, benché famoso, recita un ruolo abbastanza limitato. Quanto alle donne, va detto che Daria Nicolodi e Veronica Lario sono bravine. La seconda fa inoltre ampio sfoggio della sua chioma e delle sue gambe, e forse fu da questo film che all'epoca ammaliò Berlusconi. In generale, tuttavia, è una pellicola ricca di suggestioni erotiche, in un modo insolito per il regista romano, che altrove ne è privo.

Rimane infine un po' confuso il discorso dell'assassino “cattolico” che punisce con la morte chi vive nel peccato, comune ormai a troppi film sui serial killer. Qui la sceneggiatura pecca di incompletezza, ma il messaggio si può arguire. Sarebbe interessante sapere chi ha coniato questa teoria del crimine.

In generale, è un film con pregi e difetti, stomachevole in certe scene, che comunque mostra già le prime crepe nel talento di Argento. Il successivo “Phenomena” sarà un ritorno in alto, ma poi, secondo me, verrà il declino.

 

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