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Gangster Story

Regia di Arthur Penn vedi scheda film

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La recensione su Gangster Story

di Antisistema
10 stelle

"L'impossibilità dei giovani di trovare nel mondo la fine della strada e di conseguenza un punto d'arrivo che ne calmi l'irrequietudine esistenziale"

Esiste il termine manifesto quando un film è il portabandiera di un nuovo modo di fare cinema e contribuisce a dare il via ad una rivoluzione. Questo non vuol dire che esso sia invecchiato bene o sia un capolavoro in automatico; ma non è questo il caso visto che il film in questione oggi più che allora è sempre attuale.
E' raro trovare la descrizione di un'inquietudine esistenziale giovanile rappresentata in tutta la sua tensione verso un fine che però non potrà mai essere raggiunto, poichè il vuoto è impossibilitato a colmarsi. La prospettiva dello spettatore è quella del personaggio di Bonnie (Dunaway), giovane cameriera della provincia, il corpo nudo emana tensione erotica palpabile, sintomo della repressione cagionata dal sistema nei confronti delle nuove generazioni. La sua vita è una quotidiana routine di noi, la scintilla per accenderla è l'incontro casuale (nonchè fatalista), con Clyde, avanzo di galera sessualmente impotente, che per dimostrare di essere uomo (Bonnie guarda la pistola in modo sexy come se fosse un prolungamento della sua virilità) si ritrova a rapinare banche e ad uccidere persone. Rubano le banche che hanno tolto le case agli agricoltori... mah... questa è più una giustificazione di stampo ideologico americano per dare un retroterra giustificatorio alle proprie imprese, che per effettiva vicinanza agli agricoltori. Non ci si affeziona totalmente, ma per lo meno si empatizza con questi due folli giovani e la loro piccola banda. La loro è una strada con tante tappe ma senza meta finale, e ad un certo punto Bonnie ne è consapevole (caccia l'impresario delle pompe funebri dalla macchina e visita sua madre) e cerca di farlo capire anche al suo compagno che quella vita è destinata a concludersi tragicamente. La poesia composta dalla ragazza è il definitivo epitaffio conclusivo di tutta questa vicenda. Bonnie è cosciente della fine, ma è oramai incapace di ritornare alla sua vecchia vita monotona, mentre per Clyde è oramai l'unico modo per sentirsi un vero uomo e trovare uno scopo alla propria esistenza.


Tra montaggio ellittico, dialoghi ben scritti, personaggi nevrotici ed eternamente indefiniti, attori di nuova generazione (Dunaway, Hackman etc...) fotografia che abbandona l'esplosione satura dei colori a favore di un'estetica più realistica ed un finale che più atroce e pessimista non si può, ci troviamo innanzi ad un nuovo modo di concepire il linguaggio cinematografico.
Peccato che dalla notte degli oscar non abbia ricevuto molti premi per film e regia... Beatty molto buono, ma è la Dunaway la migliore; anche se non era da oscar perché seppur risultante superiore a Katherine Hepburn (vincitrice), era inferiore ad Audrey Hepburn ed Edith Evans in quell'annata tra le candidate.


Arthur Penn; provocatore nato, confeziona un capolavoro di totale nichilismo che usa la storia per farsi presente e guardare al futuro, divenendo così universale e destinato a non essere mai datato minimamente. L'impatto del film sarà enorme; Bonnie e Clyde saranno consegnati all'eternità cinematografica e la pellicola in questione darà il via alla New Hollywood che spazzerà il cinema classico americano percepito come obsoleto e incapace di narrare la realtà (cosa cui non sono proprio d'accordo, ma si sà, ogni nuova scuola sente il dovere di rinnegare la pecedente); per portare un'atmosfera molto più cupa e violenta nei film americani. Penn era però un regista che di questi temi, ne aveva fatto degli elementi cardini della sua poetica (basta vedere il fil La Caccia che precede di un anno questa pellicola) ed invece, molti altri registi a seguito del successo di quest'opera verranno incontro ai gusti del pubblico giovanil-contestatario portando violenza e pseudo a-moralità senza un fine o uno scopo preciso, così che pensando a distruggere senza pensare ad edificare o porre almeno delle fondamenta per un qualcosa di nuovo (ma d'altronde la stessa Bonnie aveva capito che quella vita l'avrebbe portata al nulla, ma è stata incapace di sottarsene a quel punto), facendo si che la New Hollywood non avendo basi solide su cui poggiare, crollasse nel giro di poco meno di 15 anni portandoci ad una situazione cinematografica nel panorama maisntream americano rappresentata dalla desolante pochezza qualitativa delle pellicole odierne.

 

Faye Dunaway, Warren Beatty

Gangster Story (1967): Faye Dunaway, Warren Beatty

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