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VIDEOCLIP - Vultures (Havoc Version), Jon Rafman
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Visioni apocalittiche del nuovo millennio, flusso ipnotico, aberrante, distopico, straniante creato da una AI sotto l’effetto di sperimentali sostanze psicotrope (somministrate dall’artista Jon Rafman). Costante morphing di bizzarre figure, sgranate e grottesche, che si muovono, a bassa definizione, nelle immagini, come all’interno di una disturbante sequenza onirica, animali e esseri incappucciati, gang e armi, estetica sadomaso e deriva da dungeon dannato, elettronica rielaborazione delle raffigurazioni infernali di Bosch e Brueghel, nella deformità della specie e nella sua aberrante e indemoniata alterazione. Primitiva e feticistica ipotesi di un’altra realtà futura formulata da renderizzazioni randagie, contraffatte e autonome - Saranno le macchine e la loro immaginazione digitale e deviata a creare gli scenari cinematografici del domani? Ci ritroveremo sul bordo dell’abisso, sui limiti dello schermo, senza osare chiederci cosa si nasconda nel fuoricampo? Probabilmente gli esseri e le sventurate creature di questo video, una popolazione fluida e in costante trasformazione che dimora e divora una psiche malata, una processione di macabre entità che svuotano di senso la nostra memoria, per colmarla di innominabile angoscia e sinistra rivelazione. Profeti armati e violenti, manifestazioni animalesche di impulsi distruttivi, crolli di palazzi, scontri automobilistici, bianche polveri alchemiche, segmenti agonizzanti di catastrofi vicine e lontane, lo sciogliersi del sole, l’avvento di tumultuose tempeste, sembra non esserci cuore in questo distaccato mosaico di frammenti impazziti e se ci fosse una mente sarebbe aliena a tutto quello che conosciamo e giocherebbe per il proprio delittuoso diletto ad alterare e rimodellare i simulacri umani secondo logiche ignote e sgomente. Turbini vorticosi di turbamenti nefasti, i segnali di una profezia che nessuno vorrebbe che si avverasse, oltre l’umano cosa risiederà? Nuove divinità senza carne, il mondo dell’idea senza matrice, l’assoluta libertà di percepire e creare senza alcuna restrizione dei sensi, l’aprirsi di un baratro e lo sprofondarci dentro. 

Il sonno della ragione (artificiale) nell’impellente bisogno di generare i suoi mostri.

 

 

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