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Orson Welles e la mistificazione
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Orson Welles ne il Terzo uomo

Orson Welles, che con un suo personalissimo stile è stato uno dei maggiori e più geniali creatori della storia del cinema, ha sempre avuto una speciale predilezione per la mistificazione, l’inganno, l’ambivalenza. È ben nota, nella vita reale, la sua passione per i giochi di prestigio, ma i suoi interessi andavano anche oltre, come dimostra il fatto che possedesse una delle rarissime copie manoscritte della “Steganographia” dell’abate Tritemio da Sponheim (il più famoso occultista del Rinascimento insieme con il suo allievo Agrippa di Nettesheim), uno dei più antichi trattati di crittografia, messo però all’indice dei libri proibiti per la parte finale in cui descriveva rituali evocativi esoterici, poi offerta per un’ingente somma al regista Fred Zinnemann nel 1966 durante le riprese del film Un uomo per tutte le stagioni, che la rifiutò.

Questa sua inclinazione per il travisamento e il raggiro si è manifestata nei molteplici campi in cui ha operato, sia come autore di trasmissioni radiofoniche, sia come soggettista, attore e regista ed ha interessato sia l’aspetto intrinseco dell’opera, ovvero diegetico, sia quello relativo alla sua fruizione da parte del pubblico.

È stato proprio questo secondo aspetto a dare fama a Orson Welles con la trasmissione radiofonica di un adattamento da “La guerra dei mondi”, romanzo del quasi omonimo Herbert George Wells, andata in onda il 30 ottobre 1938 (la vigilia di Halloween!) come una concitata radiocronaca dell’invasione dei marziani, intervallata ad un normale programma musicale: fu così realistica che il pubblico si impressionò fortemente, anche se poi la stampa dell’epoca ne ingigantì gli effetti dandogli la sua celebrità mondiale.

La Guerra dei Mondi sul Daily News

 

Anche il suo primo e più rinomato film, Quarto potere (Citizen Kane) del 1941, a ben vedere si basa su di una beffa: la storia raccontata è la ricerca del significato dell’ultima parola, “rosebud” (“bocciolo di rosa”), detta in punto di morte da Kane a fior di labbra, ma è una mistificazione perché Kane la pronuncia in modo appena percettibile mentre era da solo in una stanza chiusa, per cui era impossibile fisicamente che qualcuno (a differenza degli spettatori del film) l’avesse potuta udire; nel film, tuttavia, la parola “rosebud” appare di pubblico dominio e l’indagine, pertanto surreale, per appurare cosa intendesse Kane si estende per tutta la sua durata, funzionale a mettere in luce le inestricabili contraddizioni di tale personaggio.

Un caso singolare è quello di Monsieur Verdoux: nel 1947 Orson Welles offrì a Chaplin, suo amico, di interpretare il film che stava progettando ispirato alle gesta del famoso Landru il quale abbindolava ricche vedove sotto false identità che poi uccideva per impadronirsi dei loro beni, quindi una storia di perfidi raggiri perpetrati con grande abilità. Il film fu poi realizzato e interpretato da Chaplin che ne aveva acquistato il soggetto da Welles, sempre a corto di denaro, accreditandolo nei titoli di testa.

 

Orson Welles e Charlie Chaplin, 1947

La più famosa interpretazione di Orson Welles come attore è sicuramente la breve ma folgorante apparizione ne Il terzo uomo (1949) del regista Carol Reed: qui impersona uno spietato criminale che, dopo aver ucciso un complice inaffidabile, fa in modo che si creda sia lui il morto per poter continuare indisturbato l’attività illecita. Nonostante la breve e tardiva presenza in scena con alcune celebri sequenze da antologia riesce ad imprimere la propria impronta sulla vicenda narrata.

La filmografia di Orson Welles quale regista è interamente percorsa da tematiche riguardanti inganni, ambiguità, doppi giochi e, fra i film più significativi al riguardo, si possono citare i seguenti:

La Signora di Shanghai (1947). Questo noir, in cui Welles contrariamente al solito interpreta un personaggio ingenuo, è in sostanza una critica all’avidità delle classi agiate; l’intreccio è un viluppo di inganni e controinganni in cui niente e nessuno è ciò che sembra e i personaggi sono sia autori e complici di raggiri sia vittime, il che è reso con una splendida metafora nella celebre sparatoria finale nella galleria degli specchi, poi ripresa letteralmente nel film“Agente 007 – l’uomo dalla pistola d’oro” del 1974 di Guy Hamilton.

 

Orson Welles e Rita Hayworth ne La Signora di Shanghai

Macbeth (1948) e Othello (1951). Non a caso per dirigere ed interpretare tragedie scespiriane (anche a teatro), Welles ha preferito storie di inganni e fraintendimenti. Nel primo, infatti, le tre “fatidiche sorelle” raggirano Macbeth con ambigue profezie inducendolo a compiere efferati delitti per soddisfare la sua ambizione ma che alla fine gli saranno fatali, mentre in Othello saranno le menzogne dell’invidioso Jago a determinare la rovina del protagonista. In entrambe è anche confermata la presenza di Welles attore a dar corpo a individui complessi e tormentati, ma grandiosi anche nel male.

Rapporto confidenziale (1955). Anche qui lo svolgersi della narrazione è generato da una mistificazione: Mr Arkadin, interpretato da un Orson Welles mefistofelico, incarica un mediocre avventuriero che corteggia la sua amata e unica figlia di ricostruire il suo passato, che finge di non ricordare, ma al vero fine di rintracciare per poter poi eliminare coloro che avevano collaborato alla sua trascorsa attività criminale e che potrebbero ricattarlo o denunciarlo. La particolare cifra del film è il sontuoso barocchismo visivo e il grande rilievo che vi hanno i personaggi secondari, cioè gli ex complici di Arkadin.

Rapporto confidenziale (Orson Welles / Mr Arkadin)

L’infernale Quinlan (Touch of evil) del 1958. L’ennesimo personaggio contorto ma geniale impersonato da un Welles sfatto e sgradevole, l’ispettore di polizia Quinlan, gabba l’onesto e scrupoloso ma ordinario ispettore Vargas, l’indiziato di un assassinio e il mafioso Grandi manomettendo prove e architettando sottili intrighi per incastrarli, quindi comportandosi con slealtà ma sostanzialmente a favore della giustizia e non a vantaggio personale. Massacrato dalla produzione, probabilmente per la sua dissacrazione del perbenismo benpensante rappresentato da Vargas, il film fu poi ricostruito nel 1998 basandosi sugli appunti originali del regista.

L'infernale Quinlan - Orson Welles e Charlton Heston

 

F for Fake (1973). A coronamento della sua filmografia basata sulla doppiezza, Welles firmò questo pseudo-documentario su Elmiyr de Hory, emerito falsario di quadri, e su Clifford Irving, autore di una falsa biografia di Howard Hughes (che fu l’ispiratore della figura di Kane in Quarto potere), inserendo molto materiale non girato da lui ma utilizzando magistralmente il montaggio per “inventare” il senso di ciò che appare facendolo sembrare “vero”, evidente soprattutto nell’illustrazione del rapporto fra Picasso e Oja Kodar, puramente fittizio. Tutto il film è un continuo tranello nei confronti dello spettatore dove la distinzione, anzi la sovrapposizione di vero/falso è ambigua: come in un gioco di specchi il film, sedicente documentario, in realtà è esso stesso un falso.

 

F for fake

 

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