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Gualtiero Cannarsi: Tra Adattamento e Ignoranza
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adattaménto [derivato da adatttare]. 

- 1. L’atto, l’operazione di adattare: 

a. un’opera letteraria in un’opera teatrale, attraverso la rielaborazione sotto forma dialogica di un’opera narrativa o di poesia

...

b. Nel prestito linguistico, processo per cui il corpo fonico della parola straniera viene adattato alle possibilità fonologiche della lingua ricevente, mediante la sostituzione dei fonemi stranieri con fonemi il più possibile simili nella loro sostanza fonetica. 

 

fonètica [dall’aggettivo fonetico].

Branca della linguistica relativa alla sostanza dell’espressione che studia la produzione, la percezione e le caratteristiche dei suoni linguistici (foni).

 

Solo leggendo queste due definizioni delle parole “adattamento” e “fonetica” possiamo comprendere cosa rende Gualtiero Cannarsi un adattatore privo di talento e incapace di svolgere dignitosamente il suo mestiere.

Parto già dicendo che io non ho studiato la lingua giapponese. A differenza del signor Cannarsi io non faccio l’adattatore come professione, nonostante abbia amici  e conoscenti che lavorano nel settore dell’adattamento e del doppiaggio. Io sono solo un estimatore delle opere prese in questione e pertanto prima di fare questo post ho fatto delle ricerche per capire cosa rendesse gli adattamenti di Gualtiero Cannarsi così insostenibili.

Prima di iniziare devo rispondere alla domanda che molti si staranno ponendo in questo momento. 

Chi è Gualtiero Cannarsi

 

Gualtiero Cannarsi è un adattatore-dialoghista e direttore del doppiaggio conosciuto in tutt’Italia per i controversi adattamenti dei film dello Studio Ghibli distribuiti da Lucky Red e per l’ultimo adattamento targato Netflix della serie Neon Genesis Evangelion, pubblicato sulla piattaforma un anno fa e cancellato dopo poche settimane in seguito alle numerose critiche ricevute. 

Qual’è il lavoro di un adattatore? 

Secondo il Contratto Collettivo Nazionale del Doppiaggio la figura dell’adattatore-dialoghista è “colui a cui è affidata l’elaborazione in sincronismo ritmico e labiale dei dialoghi di opere cinematografiche o assimilate straniere, al fine di rendere nella lingua di destinazione lo spirito dell’opera”.

Molto più semplicemente è colui che deve scrivere il testo che poi i doppiatori dovranno leggere in sala di doppiaggio.

Cos’è quindi che differenzia un adattatore da un semplice traduttore?

Il traduttore nello svolgimento del suo lavoro si deve preoccupare esclusivamente di fornire una traduzione letterale dell’opera originale, mentre l’adattatore-dialoghista deve preoccuparsi di due fattori importanti: che il labiale degli attori e le battute all’interno del copione coincidano tra di loro e che lo spirito originale dell’opera rimanga intatto. 

Sul pianeta Terra esistono oltre 6000 lingue, tra cui ovviamente sono incluse lingue ufficiali (l’inglese negli Stati Uniti, il cinese in Cina, l’italiano in Italia e così via), i vernacoli (lingue utilizzate all’interno di singole comunità) e i dialetti (sistemi linguistici che hanno perduto valore di fronte ai sistemi riconosciuti come dominanti e ufficiali).

L’esistenza di migliaia di lingue predispone che la maggior parte di essere usino schemi totalmente diversi tra di loro e che molte caratteristiche fonetiche di una lingua non siano presenti anche nelle altre. Perché ogni lingua nasce da una cultura diversa che si è formata ed evoluta indipendentemente dalle altre.

Pertanto io posso impegnarmi a creare una traduzione letterale in italiano di un poema scritto in una lingua orientale, ma a causa dell’assenza di termini specifici nella lingua italiana si perderà il significato originale di quell’opera. Il lavoro dell’adattatore nasce proprio per far capire a noi destinatari dell’adattamento di che cosa parla l’opera originale.

Considerando tutte le informazioni esposte finora, non riesco a comprendere come uno studio cinematografico possa seriamente affidare a una persona come Gualtiero Cannarsi il lavoro di adattare una qualsiasi opera proveniente dal Giappone.

 

 

Molti pensano che Cannarsi sia solo un incapace che adatta fregandosene del risultato finale, quando invece la realtà è che c’è una filosofia dietro al lavoro di quest’uomo. Cannarsi infatti si batte affinché l’opera giapponese arrivi allo spettatore italiano col registro linguistico e la traduzione più fedele possibile al testo originale. Nella mente di questo adattatore non ha importanza che lo spettatore capisca quello che i personaggi dicono, l’importante è che i testi siano il più possibile fedeli a quelli originali.

Per questo motivo gli adattamenti di Cannarsi sono celebri per l’utilizzo di termini aulici ormai inutilizzati nella lingua italiana da diverse centinaia d’anni, per la costruzione sintattica delle frasi che definire incomprensibile sarebbe un eufemismo e per la completa assenza di una struttura drammatica. Ogni personaggio adattato da Cannarsi parla utilizzando lo stesso registro linguistico e ogni dialogo ha lo stesso identico tono e impostazione. Negli adattamenti di Cannarsi non esiste un contesto, esiste solo il susseguirsi di dialoghi incomprensibili.

Questa forma di adattamento è un insulto al lavoro dell’adattatore, in quanto impedisce allo spettatore italiano di godere dell’opera originale come potrebbe fare uno spettatore giapponese. Perché che gli piaccia o no, Gualtiero Cannarsi deve rendersi conto che la differenza tra giapponese e italiano è molto più complessa di quella che lui immagina.

 

Le scelte d’adattamento di Cannarsi non stanno a significare solo una scarsa conoscenza della lingua giapponese, ma secondo me anche un superficiale uso della lingua italiana. L’italiano è una delle lingue con più sinonimi e possibilità differenti di esprimere lo stesso concetto al mondo. Mentre lingue come l’inglese hanno poche parole con molti significati, la lingua italiana ha molti più sinonimi. È proprio la bellezza e la varietà della lingua italiana che mi portano a dubitare delle conoscenze dell’adattatore più famoso d’Italia.

Cannarsi sacrifica la lingua italiana a favore di un’inutile aderenza al testo giapponese. I fonemi di cui parlavamo all’inizio del post non sono semplici dati che hanno sempre un loro corrispettivo in qualunque altra lingua. Proprio per questo non esistono algoritmi in grado di adattare perfettamente due testi appartenenti a due lingue proveniente da culture diverse tra di loro.

Il giapponese è una lingua formale e ripetitiva. Adattare letteralmente tutte quelle ripetizioni in italiano è un errore in quanto la lingua italiana a differenza di quella giapponese è flessibile e formata da periodi molto più complessi. Inoltre in Giappone il contesto del dialogo viene spesso sottinteso, mentre in italiano il contesto è una componente fondamentale alla comprensione del testo. Per questo motivo i testi di Cannarsi sono spesso incomprensibili, perché non inserisce quelle numerose parti delle frasi che nell’opera giapponese vengono date per scontate. 

 

Per farvi capire appieno cosa rende l’adattamento di Cannarsi così tremendamente sbagliato devo farvi degli esempi.

Prendiamo come esempio il film dello Studio Ghibli in cui più si sente la mano di Cannarsi, ovvero Principessa Mononoke. In un’intervista Cannarsi ha detto che nel villaggio dove abita il protagonista tutti si riferiscono agli altri abitanti con il termine “Sommo Fratello” o “Somma Sorella” nonostante nessuno di loro sia fratello o sorella dell’altro. In quest’intervista Cannarsi giustifica questa sua scelta dicendo che il film ha un’ambientazione legata al folklore giapponese medievale e che quindi non c’è una precisa ragione per il quale si chiamino in quel modo in giapponese. 

Questa è una falsità che testimonia l’ignoranza di Cannarsi, che in molte altre sue opere dimostra di non conoscere l’utilizzo dei suffissi in giapponese. Il suffisso è un elemento che è posto alla fine di un tema o di una radice per aggiungersi a una parola già compiuta. In questo caso nella lingua giapponese il suffisso “sama” viene utilizzato per enfatizzare una determinata figura, ma non esiste un corrispettivo italiano. Il “sommo” che noi utilizziamo in italiano per indicare figure dall’elevata importanza come il Sommo Poeta ha molta più importanza rispetto al “sama” giapponese. Pertanto la traduzione corretta è “fratello” e non “sommo fratello”. Inoltre nella cultura giapponese rurale il termine che nella nostra lingua si traduce letteralmente come “fratello” indica una figura da noi molto rispettata.

L’interpretazione errata dei suffissi giapponesi è un errore che ricorre spesso nei film adattati da Gualtiero Cannarsi. Secondo voi perché in ogni film dello Studio Ghibli i personaggi vengono chiamati con nomi tipo “Nonnina”, “Nonnino” e “Mammina”, ma non vengono mai chiamati “Nonno”, “Nonna” o “Mamma”? Come mai assistiamo a scene, come ad esempio una delle sequenze del film dello Studio Ghibli Si Sente il Mare, dove vengono utilizzati termini formali quali “signorina” anche quando a parlarsi sono due amici? Perché Cannarsi si sente in dovere di trovare un corrispettivo italiano a ogni suffisso giapponese. E questo è un errore imperdonabile per chiunque svolga il suo lavoro. 

In Si Alza Il Vento la sorella del protagonista si rivolge ogni singola volta al protagonista chiamandolo “secondo fratello”. Questo perché nella lingua giapponese si tende a enfatizzare pure informazioni come questa. Ma loro non se ne rendono conto. Per loro rivolgersi con quel registro è la normalità. A livello fonetico non si rendono nemmeno conto della differenza come invece ce ne rendiamo conto noi italiani quando sentiamo “secondo fratello” invece di “fratello”. Per esempio mia madre è la terza dei cinque figli di mia nonna. Io non ha mai chiamato una delle mie zie “secondo zia” o “quarta zia”. In italiano noi usiamo semplicemente il termine “zia”. 

 

 - Eh! Ma in Giappone loro parlano così.

Risponderebbe probabilmente Cannarsi davanti a questa critica. 

 

Il punto della mia critica, caro Gualtiero, è che tu usi la lingua italiana. Tu adatti in italiano, non in giapponese. L’adattamento è già di suo un tradimento dell’opera originale secondo il tuo ragionamento, in quanto le regole grammaticali italiane vanno in netto contrasto con quelle giapponesi. Se veramente Gualtiero rispettasse al 100% il suo metodo di adattamento (come purtroppo ha fatto nell’adattamento di Evangelion, di cui dopo parleremo) allora i film da lui adattati non dovrebbero rispettare nemmeno le più basilari regole della grammatica italiana. 

 

Quello che Cannarsi non capisce è che una parola che ha un determinato significato in giapponese non ha lo stesso significato in italiano. Potrei prendere numerosi esempi di scene dove egli ripete quest’errore, ma ho scelto quello più celebre e che ha consacrato la fama di Gualtiero Cannarsi.

Ovvero il Dio Bestia di Principessa Mononoke.

Diciamolo chiaramente: è una bestemmia.

Cannarsi ha cercato di giustificarsi dicendo che se metti l’articolo “il” all’inizio del nome allora non si può considerare bestemmia, ma questo non mi ha mai salvato dai calci in culo delle suore, quindi posso affermare che non è così. 

Perché Cannarsi ha deciso di tradurre il nome del personaggio usando quella che in italiano è considerata una bestemmia? In Giappone il termine “Kamikemono” si riferisce a una divinità primordiale dall’aspetto sinistro. La traduzione letterale di “Kamikemono” in italiano è “Dio Bestia”, che però non ha lo stesso significato dell’originale. Dio Bestia da noi è una bestemmia. Per lo stesso motivo non ci riferiamo più ad Anubi utilizzando il nome “Dio Cane”. 

La decisione di Cannarsi di utilizzare il nome Dio Bestia è un’estremizzazione della sua filosofia. Chiamandolo con quel nome egli va contro al pensiero originale di Miyazaki, che voleva dare alla sua creatura un nome che esprimesse la sua solennità e importanza. Invece a causa dell’adattamento “cannarsiano”, la figura del dio della foresta diviene fonte di infinite prese in giro. 

La stessa cosa è avvenuta nel recente adattamento italiano di Neon Genesis Evangelion, sempre a cura del nostro caro Gualtiero. All’interno della serie le creature che nel primo doppiaggio erano conosciute come “Angeli” in questo nuovo adattamento vengono definite “Apostoli”. 

Perché Cannarsi ha fatto ciò? Perché la traduzione letterale della parola “shito” è “apostolo”.

Molti ora penseranno che questa decisione sia più fedele all’opera originale e visto che la traduzione iniziale era sbagliata Cannarsi ha fatto bene a cambiarla. Questo sarebbe vero se non fosse che la decisione di usare il nome “Angeli” venga proprio da Hideaki Anno stesso, che ha richiesto che negli adattamenti stranieri di Evangelion il termine “shito” fosse tradotto in “angelo”. Nella sigla d’apertura dell’anime possiamo infatti trovare diversi termini ricorrenti della serie tradotti in varie lingue, tra cui la parole “Angels” riferita a quelli che Cannarsi ha deciso di chiamare “apostoli”. Nella sigla appare pure la parola “Tenshi” che in giapponese significa “Angelo”. Quella di Anno è stata quindi una licenza poetica che egli si è preso in quanto il termine “shito” era un nome molto più altisonante che riusciva ad enfatizzare la potenza di queste creature. Ma questa è una scelta dell’autore che riguarda esclusivamente la versione giapponese e non quella occidentale. 

La scelta di cambiare nome agli angeli è sbagliata anche a livello tematico. Infatti gli Angeli nel panorama biblico sono creature divine che giungono sulla Terra dal regno dei cieli, esattamente come le  creature di Evangelion, mentre gli apostoli sono i seguaci umani di Gesù Cristo. Inoltre i nomi di queste creature sono nomi che nella religione cristiana sono risaputi appartenere agli angeli. Ogni singolo riferimento o simbolismo biblico presente all’interno della serie è rivolto esclusivamente all’Antico Testamento e ogni traccia presente all’interno dell’opera di Hideaki Anno riconduce la natura di queste creature alle figure degli angeli cristiani. Pure il simbolo degli angeli, ormai conosciuto a livello iconografico tra tutti gli estimatori di Evangelion, appartiene alla figura del cherubino, una celebre tipologia di angelo presente nella religione cattolica. 

Quindi quello compiuto da Cannarsi è in realtà un tradimento nei confronti dell’opera originale, in quanto a causa della sua inutile attinenza al testo letterale va a perdersi l’aspetto filosofico e poetico di Neon Genesis Evangelion. 

 

Il tradimento più grande però è quello compiuto verso lo spettatore. 

I dialoghi all’interno delle opere adattate da Cannarsi non sono solo pieni di termini falsamente ricercati e privi di qualunque forma di pathos. Ciò che li rende realmente pessimi è la costruzione sintattica delle frasi, che porta a risultati involontariamente comici il più delle volte.

Se nel caso dei film dello studio Ghibli qualcosa o qualcuno ha trattenuto Cannarsi dal recare troppi danni alle opere originali, per quanto riguarda Neon Genesis Evangelion il doppiaggio creato per Netflix è uno degli adattamenti più insostenibili che mi sia mai capitato di ascoltare. Ci sono una moltitudine di frasi che potrei prendere come esempio per farvi capire come ogni dialogo del film sia incomprensibile. 

Vi citerò quello che è secondo molti uno dei casi più eclatanti.

 

 - Beh Shinji, io non posso fare altro che starmene qui ad annaffiare. Però quanto a te, quanto a quello che non puoi fare che tu, per te qualcosa da poter fare dovrebbe esserci. Ma non ti costringerà nessuno. Pensa da te stesso, decidi da te stesso, che cosa adesso tu stesso debba fare.

 

Non è uno scioglilingua e non è un meme creato da qualche fan. È un vero monologo pronunciato da un personaggio nell’adattamento di Neon Genesis Evangelion creato da Cannarsi. 

Cosa rende questa scena così involontariamente comica? 

Prima di tutto l’imbarazzante quantità di ripetizioni contenute al suo interno. All’inizio vi parlavo di come il giapponese fosse una lingua ripetitiva. Tuttavia nel linguaggio giapponese tale ripetizione si inserisce perfettamente all’interno della frase e non dà alcun fastidio. Invece in italiano non possiamo fare altro che ridere davanti a una frase così malamente costruita. 

Solo nella seconda frase viene ripetuta due volte la parola “quanto” (usata in entrambi i periodi come parte di una locuzione prepositiva) e altre due volte il verbo “fare”. Cosa significa “quello che non puoi fare che tu”? Significa “quello che solo tu puoi fare” o “quello che dovresti fare”? E che cosa sta a significare la frase successiva?

“Ma non ti costringerà nessuno”.

A fare cosa? Non ti costringerà nessuno a fare quello che vogliono che tu faccia? Chi dovrebbe costringerlo?

L’ultima frase è persino peggio delle altre. Sembra una parodia creata per andare su YouTube. “Pensa da te stesso, decidi da te stesso, cosa adesso tu stesso debba fare”. Cannarsi non si è reso conto di quanto suonava male questa tripla ripetizione con tanto di “adesso” piazzato nel modo più sbagliato possibile? Nella definizione iniziale ho scritto come la fonetica sia lo studio della percezione dei suoni linguistici. Pertanto un adattatore deve lavorare sulla percezione che lo spettatore avrà del dialogo. Deve costruire la musicalità delle parole affinché esse acquisiscano un senso e non diano fastidio allo spettatore. Esattamente come in un libro lo scrittore deve fare attenzione a non costruire periodi che possano risultare pesanti per il lettore. Perché se io provo fastidio nel leggere un dialogo di un romanzo, fatico a continuare la lettura, anche se la storia è interessante. 

Cannarsi se ne infischia della musicalità delle parole e della fonetica. Il risultato che viene fuori da questo ignorante menefreghismo è un pastrocchio senza senso pesante da ascoltare e impossibile da comprendere a un primo ascolto.

 

In un’intervista Gualtiero Cannarsi ha detto: “Non faccio adattamenti per gli spettatori, li faccio per dare dignità all’opera originale”.

Questa affermazione va in netto contrasto con quello che è il lavoro che Cannarsi dice di svolgere. Un’opera nel momento in cui viene creata è già compiuta. Ha un suo stile ben preciso e i dialoghi hanno un loro personale significato. L’adattamento non serve quindi all’opera per essere tradotta, ma allo spettatore straniero per capirla. Perché un film se non viene visto non ha ragione di esistere. Il metodo di Cannarsi spinge le persone a stare lontane dai prodotti da egli adattati, in quanto troppo pesanti e involontariamente comici per essere comprensibili. 

In prima superiore ricordo che la mia professoressa di latino si arrabbiava molto quando noi alunni non approfondivamo la versione che dovevamo tradurre e creavamo per questo una traduzione errata e illogica. Ricordo per esempio che il termine che usavamo per indicare la parola “buoi” era la stessa che usavamo per la parola “barbari”. Per questo in una verifica molti miei compagni di classe hanno preso un’insufficienza, perché in effetti non ha alcun senso che un’armata di buoi cerchi di invadere i confini dell’Impero Romano. 

Questa non è una cosa che ho imparato approfondendo i miei studi di latino. Sono cose che ti insegnano al primo anno di scuola superiore, quando ancora stai imparando le basi della lingua. I termini specifici li potevi anche sbagliare quando traducevi una versione, l’importante era non ribaltare completamente il senso del testo.

Cannarsi è uno studente di latino di prima superiore che non ha mai ascoltato la sua insegnante. Come persona non lo giudico, anche se diversi anni fa abbiamo avuto una discussione in cui ha dimostrato molta ignoranza riguardo argomenti che ora non centrano nulla con il post. Il suo vero problema è che non sa fare il suo lavoro.

L’adattamento perfetto è quello che non si nota. Quello che ti fa comprendere l’opera originale senza farti perdere nessun dettaglio e senza disorientarti. Davanti agli adattamenti di Cannarsi invece non possiamo fare a meno di mettere in pausa e di riflettere su quello che abbiamo ascoltato. Per capire i suoi adattamenti dobbiamo riflettere, mentre normalmente tale sforzo di interpretazione lo dovrebbe fare l’adattatore stesso. 

Cannarsi inserisce all’interno dei suoi adattamenti i tratti distintivi del suo metodo. Per questo ogni personaggio sembra parli come tutti gli altri e il tono dei dialoghi è sempre uguale. L’unica impronta che dovrebbe essere tangibile nella visione di un’opera è quella dell’artista che l’ha creata, non quella di un adattatore pieno di dogmi incapace di cogliere il senso del suo stesso lavoro. Durante la visione di questi film noi vediamo la mano tangibile di Gualtiero Cannarsi e questa è la cosa più irrispettosa che un adattatore-dialoghista potrebbe fare. In questo modo l’opera non è più dell’autore originale, ma di Cannarsi.

Il motivo per cui quest’uomo non è riuscito a rovinare le opere di Miyazaki e Takahata è perché il cinema dello Studio Ghibli è talmente potente da far mettere in secondo piano i dialoghi difficili da seguire e alle volte esilaranti. Invece all’interno di Evangelion, dove i dialoghi sono una parte fondamentale alla comprensione dell’opera, la mano di Cannarsi rovina completamente l’anime di Anno e impedisce qualunque coinvolgimento emotivo. 

Parlare di Gualtiero Cannarsi era per me come un sasso che dovevo togliermi dalla scarpa prima di cominciare a recensire i film di Miyazaki. Ho già incominciato la recensione di Il Castello di Cagliostro e la finirò quando crederò di aver trovato tutto quello che avevo da dire al riguardo. A differenza di Cannarsi preferisco pensare a cercare la profondità nelle opere che amo, senza fermarmi alla superficie. Perché quello attuato da Cannarsi è un metodo superficiale, che banalizza l’operato di un artista e ne rovina i significati. Lui è un incapace che non lavorerebbe ancora se non fosse uno stretto amico del dirigente della Yamato Video. Ci sono decine di aspiranti adattatori che vogliono lavorare in questo ambito per far godere anche noi spettatori delle opere provenienti da altri paesi, ma si preferisce far lavorare raccomandati che portano a casa lavori mediocri. Abbiamo anche i migliori doppiatori al mondo, che a causa di Cannarsi vengono accusati dagli analfabeti funzionali di internet di aver fatto un pessimo lavoro, come se fossero loro a scrivere i dialoghi. Perché l’Italia è anche questo, un paese dove si premia sempre il nome e mai il talento dell’individuo.

L’unica cosa che possiamo fare davanti a tale scempio è ridere di gusto, per non piangere amaramente. 

Per questo motivo concludo il post lasciando nella sezione commenti alcuni video dove potrete ammirare l'egregio lavoro del Signor Cannarsi, alcuni articoli dove viene approfondita la sua incompetenza e un video creato da una vera aspirante adattatrice che ha saputo spiegare molto meglio di me cosa rende Gualtiero Cannarsi un pessimo adattatore.

Buona giornata a tutti.

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