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Star Wars: Gli ultimi Jedi

Regia di Rian Johnson vedi scheda film

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La recensione su Star Wars: Gli ultimi Jedi

di Immorale
5 stelle

la Forza riluttante.

Prosegue con l’episodio di mezzo la terza trilogia dedicata al mondo di Guerre Stellari, universo mediatico che la Disney immagina probabilmente infinito pur rimanendo  incentrato su pochi elementi base, qui parzialmente frustrati: le battaglie stellari (ovviamente), gli scontri all’arma laser tra jedi e omonimi del lato oscuro e le situazioni di alleggerimento avventurose, di solito tra creature e mondi alieni. Il tutto impreziosito grazie alle moderne tecniche digitali, di ottima fattura.

 

scena

Star Wars: Gli ultimi Jedi (2017): scena

 

E, preso atto del ricambio edipico/generazionale già avviato con “Il risveglio della Forza”, si seguono le vicende di Rey (potentissima jedi “a sua Insaputa”) & co. con occhio benevolo e mente fanciullesca, col ricercato equilibrio tra vecchio e nuovo tenuto a galla per non perdere il supporto dei (molti) fan attempati ed irretirne di nuovi. Il nome di J.J. Abrams in produzione è in quest’ottica una sicurezza per garantire almeno il ritmo esasperato e l’azione sfrenata “blockbuster oriented”, abbondante, sorretta da effetti speciali di prim’ordine ma comunque ben gestita nell’economia della pellicola. Si rivela la permanenza di un sempre discreto numero di imprecisioni narrative quando non propriamente buchi di sceneggiatura (pochi, alcuni ereditati dal primo episodio), i quali però non pesano eccessivamente sulla struttura del racconto.

 

scena

Star Wars: Gli ultimi Jedi (2017): scena

 

Oggettivamente quindi c’è stato sicuramente un miglioramento rispetto al (derivativo) capostipite moderno del 2015, se non altro esemplificato dalla volontà registica di provare ad avventurarsi in (piccole) variazioni di tema e piazzando numerosi colpi di scena, seppur non sempre azzeccati. Il problema (molto soggettivo) risiede in una crescente stanchezza  data dall’accumulo d’offerta: la ristrettezza delle tematiche alle quali attingere chiude infatti progressivamente le “ramificazioni” narrative del sempiterno dilemma luce/lato oscuro, al netto dei citati colpi di scena.

 

Daisy Ridley

Star Wars: Gli ultimi Jedi (2017): Daisy Ridley

 

I quali, purtroppo (per chi scrive) rendono centrale la scarna figura di Kylo Ren, “in nuce” figura antagonista dotata di una certa originalità rispetto a Snoke ma sfortunatamente dotata di un carisma nullo, sia come personaggio (malscritto) che come “deus ex machina” attoriale (Adam Driver è, per chi scrive, inadatto al ruolo); se poi anche il suo contraltare Rey/Daisy Ridley ha le stesse negative caratteristiche (oltre ad una irritante supponenza), ulteriormente amplificate dalla ricercata complementarietà decisa per i due personaggi, l’estenuante sorte delle loro traversìe (amoroso/conflittuali ?) si seguono con minor interesse rispetto al coevo tema dell’inseguimento stellare tra navi dell’impero e della ribellione (sicuramente più omogeneo strutturalmente).    

 

Mark Hamill

Star Wars: Gli ultimi Jedi (2017): Mark Hamill

 

Solo grazie alle “vecchie glorie” (Carrie Fisher, Mark Hamill), però meno centrali rispetto all’esordio,  si arriva in fondo alla pellicola comunque agevolmente, alla fine delle oltre due ore e mezza di durata, senza affanno ma senza particolari sussulti.

 

Lo spettacolo persiste, la magia no.

 

 

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