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Sta' fermo, muori e resuscita

Regia di Vitali Kanevski vedi scheda film

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La recensione su Sta' fermo, muori e resuscita

di Utente rimosso (SillyWalter)
10 stelle

"Io prenderò un gran bastone / E picchierò i diavoli / Perché non c'è vodka sulla luna"

 

 

       Distretto di Sutchan (Siberia, 5200 km da Mosca )

       Uomini, ragazzi e bambini escono da una miniera, facce annerite e vestiti troppo grandi. I bambini giocano tra le baracche, si rincorrono nel fango. Gridano come selvaggi. C'è un'uniformità visiva totale e straniante. Il bianco e nero è brumoso come nelle foto d'epoca. È un mondo privo di segni e colori. Cieli spenti, neve sporca, nebbie, alberi spogli. Muri scrostati e legno rimediato per capanne indistinte. Le strade tutte fango e neve. Tutti portano gli stessi giacconi e cappotti logori. Il freddo si misura a distese di colbacchi e fumi di fiato. È una miseria che sa di guerra.

 

       A Sutchan si cantano ballate popolari che parlano di amori e sofferenze, una specie di blues russo tutto interno al film con cui gli abitanti di Sutchan cullano i propri dolori fino ad addormentarli. Le cantano alla buona gli ubriachi, i matti e i bambini. Le canta chi cerca sollievo.

 

       "Qui il tempo è brutto e le canzoni sempre le stesse / Aspettami amor mio, non donare a un altro il tuo cuore / Non essere triste. Perdonami di averti lasciata / Tornerò presto te lo giuro / Anche se la mia pena è pesante, io tornerò alla mia amata soglia"

 

     Siamo nel secondo dopoguerra. Valerka è un bambino di dodici anni che vive con la madre Nina a Sutchan, tra i lavoratori del distretto minerario, i "criminali" deportati e i prigionieri di guerra. Valerka ha una vitalità aspra e sbrigliata, vive correndo e urlando più degli altri. La sua amica Galìa, più matura e sensibile, lo aiuta e lo protegge quando si mette nei guai. La pellicola segue i due bambini nelle loro misere vite e nelle loro avventure quotidiane. È anche la storia del loro legame, di come imparano a conoscersi mentre attorno a loro la vita cede all'abbrutimento e alla pazzia.

 

     il racconto è all'apparenza semplice, episodico. Non è neanche un romanzo di formazione. È più la storia della sopravvivenza di vitalità e sensibilità in condizioni contrarie alla vita. Un luogo dove una ragazza quindicenne prega disperata un coetaneo impietrito di metterla incinta, per avere così la grazia e potersene andare; dove un professore deportato si mette a impastare preziosa farina col fango della strada per poi mangiare quelle sue frittelle davanti a tutti con occhi allucinati; dove la madre di Valerka ogni tanto accoglie un nuovo amante  solo per avere un po' di respiro.

     Le strade sono piene di reduci mutilati, ubriachi o impazziti. L'unica occasione di svago, una serata di musica e ballo organizzata dalla Casa della Cultura, diventa una gigantesca rissa nata dall'assalto agli alcolici del bar. La zuffa si scioglie grottescamente lasciando distesi sul campo due militari con una gamba sola, che si tirano poi in piedi appoggiandosi l'uno all'altro, ridendo e ballando.

 

"Io prenderò un gran bastone / E picchierò i diavoli / Perché non c'è vodka sulla luna"

     

     Il film è scandito dall'incoscienza giocosa dei bambini. Non ci risparmia nessuna durezza ma segue gli slanci vitali e la sregolata creatività di Valerka. È lui a far traboccare le fogne della scuola gettando lievito nelle latrine, disturbando così la sfilata inneggiante a Stalin delle cenciose ma ordinate scolaresche. I bambini riescono ancora ad inventarsi modi per ridere. L'allegria degli adulti invece è solo ubriaca o folle di stenti.

     Valerka arriverà poi a combinarla troppo grossa e cercherà la fuga in treno. Ma in questo inferno gli eterni binari portano solo ad orrori e violenze  uguali o peggiori. O riportano indietro.

     È un inferno che ha le dimensioni inconcepibili della Siberia e la sua intollerabile ferocia. Sembra estendersi ovunque, in ogni meta di fuga così come in ogni tempo, tempi di pace e tempi di guerra. Qui tutto è mescolato e le distinzioni non hanno senso. Tutti sono prigionieri e sono in guerra perché tutti vivono la stessa punizione, detenuti, comuni cittadini e criminali. Perché si sa che non si può scappare, la prigione è quella stessa terra sterminata che ti ruba ragione e volontà fin dal principio.

 

     "Ella si aggira per le strade / Giovane gioia inaccessibile / Cantiamo più forte, tutti! / Ah ragazza! Danza e guarda il tuo amante / Le nuvole fosche minacciano / Si sente forte l'odore della zuppa / I vicini si affrontano"

 

 

 

      Il percorso per cui ci guida il regista Vitalij Kanevskij non è dramma esibito, non indulge in complessi orrori d'intreccio ( l'orrore è più grande di qualsiasi "episodio", è nello sfondo, è la vita quotidiana). È invece un percorso che segue ogni barlume di vita e allegria possibili, quand'anche siano frutto quasi solo di eccezioni e alterazioni: la pazzia, l'alcol (si può, e se sei bambino si deve ridere anche di pazzi e ubriachi...ma il volto di Valerka dice anche che è uno spettacolo incomprensibile), lo sguardo incosciente e inventivo di un bambino e perché no, la dolce malinconia delle ballate. 

 

       Kanevskij a Sutchan c'è nato e cresciuto. Di lui si sa poco, a parte che è riuscito a salvarsi e a percorrere i 5200 km che lo separavano dagli studi di cinema a Mosca. Ha dichiarato che in STA' FERMO, MUORI E RESUSCITA ha messo in scena episodi della sua infanzia. Attraverso i suoi piccoli (e veramente straordinari) attori forse ci racconta come si è salvato.

       È un film malinconico e a tratti disperato ma di una forza sconvolgente. A volte grottesco (la distorsione necessaria alla mente per sopportare quella realtà) ma sempre affidato alla verità dei luoghi e delle vite. Un film di precise e potenti contrapposizioni. Le scintille di vita incontenibile dei bambini e la realtà disumana e senza fine della Siberia stalinista.

 

      "È autunno, la stagione della tristezza / Perdonami mamma, perdonami / Il tribunale mi ha giudicato per la seconda volta  / Probabilmente non ci rivedremo più / Mamma, mi daranno una dura condanna / Come ai soldati sotto Piertro il Grande / Il sorbo fiorirà molte volte / Prima che possa uscire di prigione / Allora addio, mia cara mamma, addio / Bacia la ragazza dalle nere ciglia perché io non posso farlo"

 

 

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