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Arrival

Regia di Denis Villeneuve vedi scheda film

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La recensione su Arrival

di GIANNISV66
8 stelle

Fantascienza speculativa per il bravo Denis Villeneuve che ancora una volta si rivela straordinario narratore dei labirinti dell'anima umana.

 

"Il tempo non esiste, è solo una dimensione dell'anima. Il passato non esiste in quanto non è più, il futuro non esiste in quanto deve ancora essere, e il presente è solo un istante inesistente di separazione tra passato e futuro!"
(Sant'Agostino filosofo e teologo cristiano – IV – V sec. d.C.)

 

Non c'è concetto o pensiero che non possa fare a meno del linguaggio; tutta la conoscenza è illuminata in quanto è penetrata dalla parola”

(Bhartrhari filosofo e poeta indiano – V  o forse VII secolo d.C.)

 

Dodici astronavi arrivano sul pianeta Terra, dodici monoliti sospesi nel vuoto , enigmatici simulacri di una civiltà lontana. Cosa vogliono? Si cerca di stabilire un contatto e in questo contesto le autorità americane (una delle astronavi è nel Montana) chiamano l'esperta in linguistica Louise Banks che con l'aiuto dell'astrofisico Ian Donnelly cercherà di interagire con le creature aliene e di interpretarne i tentativi di comunicazione.
Denis Villeneuve abbandona le strade finora battute e che lo hanno portato ad essere considerato uno dei registi più interessanti del panorama cinematografico contemporaneo, e intraprende il sentiero della fantascienza.
Il percorso è nuovo ma il regista mantiene inalterata le sue qualità, la sua capacità di sondare l'animo umano, attraverso la narrazione di storie che in passato hanno assunto i connotati del thriller (da Prisoners a Sicario), rimane inalterata e anzi l'utilizzo del genere fantascientifico risulta congegnale alla sua cifra stilistica.
 
Con Arrival siamo nell'ambito della cosiddetta “fantascienza speculativa” quindi ben lontani da invasioni cruente, effetti speciali, combattimenti e quant'altro.
Niente viaggi interstellari (se non quello che ha portato le astronavi sul nostro pianeta, ma non viene mostrato) bensì un viaggio nella complessità dell'anima e in alcune delle domande più importanti che l'umanità si porta dentro.
Se il fulcro centrale sembra dalle prime battute convergere sui problemi della comunicazione fra entità estranee, sull'accettazione del diverso e sul desiderio di superare le inevitabili diffidenze conseguenti, col trascorrere della narrazione emerge quello che è il vero tema ovvero lo scorrere del tempo, la sua circolarità, e soprattutto il dilemma se si è disposti ad affrontare certe gioie sapendo che arriveranno anche tremendi dolori (oppure, da un'altra prospettiva: saremmo disposti a rivivere un qualcosa del nostro passato che è stato a un tempo portatore di grande felicità e causa di sofferenza?).
Tema ricordato in più passaggi dalla simbologia di cui la pellicola è ricca: dalla “scrittura” circolare degli alieni (circolare come il tempo) alle stesse astronavi, imponenti e inquietanti nella loro assoluta semplicità, sospese al suolo come il castello di un celebre quadro di René Magritte.
A questo che è il motivo “portante” della narrazione si affianca e si correla il tema del linguaggio e della teoria che lo vede strettamente correlato al pensiero e alla mente (come testimoniano i sogni che affliggono la protagonista dopo ogni “contatto”)
 
Arrival è pellicola di straordinaria complessità, pone domande e non fornisce risposte; tuttavia dà qualcosa di più: indica una strada, un percorso allo spettatore più sensibile e attento, lo richiama a temi e argomenti che riportano alle basi dell'umanità stessa ma che risultano soffocati in un mondo che viene travolto dalla filosofia dell'apparenza.
Arriva a qualche anno di distanza da Interstellar, col quale risulta inevitabile un confronto vista anche l'analogia dei temi di base; ma rispetto al già ottimo film di Nolan l'opera di Villeneuve appare meglio calibrata, con tempi di esecuzione perfetti.
Amy Adams è straordinaria nei panni della protagonista e si conferma come una delle migliori interpreti oggi in circolazione, ben supportata dal resto del cast in cui spicca Jeremy Renner nel ruolo dell'astrofisico suo compagno di avventura.
Film di sostanza, un'opera che si concentra sull'essenza e ignora l'apparenza, uno di quei prodotti della cultura (sia esso libro o film o quadro) che portano il fruitore a confrontarsi con se stesso, una pellicola che riesce ad imbastire un dialogo con lo spettatore. Come Louise con gli Alieni.

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