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Coming Out

Regia di Heiner Carow vedi scheda film

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La recensione su Coming Out

di OGM
7 stelle

Essere "diverso", e tacere di fronte al mondo. Un segno di debolezza che finisce per diventare la tua forza. Perché la tua verità è libera, e non ha bisogno di parole.

Quadri di vita gay. Il racconto è una serie tratteggiata di episodi ad alta densità emotiva. Perché l’esistenza, quando è intervallata da parentesi di ombra,  è un percorso che procede a scatti. Gli scatti di una fotografia, dopo qualche lungo minuto di assorta esposizione di pensieri sospesi. Matthias e Philipp sono due uomini, temporaneamente uniti e divisi, tenuti insieme da una forza più grande di loro, eppure singoli, impermeabili alle spinte uniformanti della realtà circostante. E così vivono il loro rapporto, che inizia a metà strada, senza una vera partenza, senza la paura di perdere di vista il traguardo.  Si sa che nell’amore  spesso si inciampa, e talora ci si fa male, pur resistendo alla caduta. È logorante cercare, ad ogni costo, e comunque vada, di restare alzati o, magari, mantenersi in volo, sfidando la vertigine. Questo film ha il respiro profondo e intermittente di un pianto trattenuto, il singhiozzo innocente di un bambino che si consola con il potere dell’immaginazione. Nel cuore di una Berlino Est ancora addormentata nella pacata atmosfera dell’altra Germania, l’omosessualità non può essere  il sistematico, allucinato o rabbioso inseguimento di una trasgressione. È, invece, un gioco, estremamente serio, con il quale si passa il tempo, stando in disparte, in attesa di un miracolo. La favola si dovrà pure, prima o poi, concludere con un magico risveglio. La fine dell’incantesimo compirà allora il prodigio di aprire gli occhi al mondo, riportando alla luce quella diversità come una normalità dimenticata. Non una devianza, bensì un possibile modo di essere che, per una distrazione della storia, è sfuggito all’utopia comunista. C’è un ingiusto grigiore, là fuori, che ha messo da parte i colori sgargianti della fantasia, quelli con cui è naturale festeggiare la sorpresa dell’amore. Recuperarli non è facile, soprattutto se si tratta di farli riemergere dal generale oblio, che gli eventi hanno trasformato in clandestinità. Ciò che non gode di una veste ufficiale, perché non è un’ideologia, una filosofia, una religione, che si possa pubblicamente professare, male si amalgama con gli schemi di una società ridisegnata a tavolino. Appartenendo alla dimensione del cuore e alla casualità degli incontri, non rientra negli schemi di un’uguaglianza pianificata. Non essendo previsto come parte di un tutto, rimane un fenomeno sporadico, a sé stante, destinato non a camminare stabilmente sulla terra, bensì ad attraversare il cielo con la gioiosa fugacità di un lancio di coriandoli. La sua festa è breve, un istante di triste carnevale, concluso senza nemmeno la formalità di un saluto. Basterebbe una piccola e comunissima parola come ciao a stabilire il collegamento tra l’attimo speciale e l’ordinario scorrere del tempo. Invece qui è ripetutamente il silenzio a intervenire, per segnalare le inevitabili fratture, derivanti dal rifiuto di inserire, nel senso principale del discorso, le proprie singolarissime scelte ed esperienze. Se non parlo non ti offro motivi per ragionare su ciò che per te è comunque assurdo. Tacendo, non mi dovrò mostrare a te né per come sono, né per come non sono. Continuerò a identificarmi con ciò che mi accade, così, semplicemente, senza giustificazioni complessive. E non sarà per insicurezza, non sarà per vergogna, ma solo in virtù di una consapevole e matura adesione all’indefinibilità dell’essere. Coming Out ci ricorda come la verità dell’io non sia un impianto organico e razionale, ma si presenti il più delle volte come uno specchio infranto, in cui la personalità si vede ridotta ad un mosaico: una composizione di frammenti creativi, spunti estemporanei che non chiedono niente altro che poter condividere liberamente, con i vicini, parte del loro contorno irregolare. Il passaggio da un tassello all’altro non è liscio, non è indolore, non di rado è quasi impraticabile, e non si preoccupa dei salti  temporali. Mettersi con una donna conosciuta anni prima. E poi lasciarla, per un fantasma del passato, ed affidarsi ad un nuovo azzardo, buttandosi, con tutta l’anima, nella sua accidentata provvisorietà.

 

Matthias Freihof, Dagmar Manzel

Coming Out (1989): Matthias Freihof, Dagmar Manzel

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