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Lion - La strada verso casa

Regia di Garth Davis vedi scheda film

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La recensione su Lion - La strada verso casa

di maurizio73
5 stelle

Un butterfly effect che lega destini e intreccia percorsi distanti migliaia di miglia, ma che rivela nella memoria di un piccolo Odisseo di ritorno all'Ovest lo schema inverso delle sue infinite variabili, il percorso a ritroso del suo ritorno a casa. L'adolescente innamorato del Dev Patel di Slumdog Millionaire è diventato grande...

Dopo essersi addormentato su di un treno diretto a Calcutta, il piccolo Saroo non riesce più a tornare nel poverissimo e remoto villaggio rurale dell'India Centro Occidentale da cui proviene. Le vicissitudini nella megalopoli indiana lo porteranno dapprima a vivere di espedienti, sfuggendo al racket pedofilo, e quindi ai rigori di un orfanotrofio da cui verrà adottato da un'amorevole coppia di coniugi tasmaniani. Solo alla soglia dei trent'anni, la nostalgia della sua perduta infanzia e l'amore per la sua famiglia biologica lo porteranno a ricercare con ostinazione le sue radici.

 

locandina

Lion - La strada verso casa (2016): locandina

 

Tutto torna in questo dramma strappalacrime sulle tracce dell'infanzia perduta: dal libro autobiografico cui si ispira il soggetto alla sceneggiatura melodrammatica dello specialista Luke Davies, dal respiro magniloquente di una piccola epopea di riscatto sociale alle contaminazioni musical-popolari di un cinema bollywoodiano con trasferta tasmaniana: il richiamo del cuore di un piccolo profugo in fuga dalla miseria terzomondista che approda alla consapevolezza tecnologica e globalizzata dell'età adulta. Formula particolarmente azzeccata che si tiene ben lontana dal crudo realismo dei temi trattati, per spostarsi nel campo assai più fertile delle drammatizzazioni romanzesche del cinema hollywoodiano, dove lo squallore della povertà è edulcorato dalla forza dei legami di sangue e la logica paradossale dell'arbitrio che governa le vite dei protagonisti è contraddetta dal riscatto di un benessere sociale che redistribuisce le ricchezze immateriali del suo mondo interiore. Insomma un butterfly effect (le falene sono un importante simbolismo presente nel film, permettendo di risalire al luogo di provenienza) che lega destini e intreccia percorsi distanti migliaia di miglia, ma che rivela nella memoria di un piccolo Odisseo di ritorno all'Ovest lo schema inverso delle sue infinite variabili, il percorso a ritroso del suo ritorno a casa. Nella calcolata alternanza tra primi piani e spettacolari sequenze aeree, tra il registro esemplare di una narrazione parca di dialoghi e le pacchiane sottolineature di un insistito commento musicale, tra il ricatto sentimentale di un'infanzia perduta ed il riscatto sociale di una famiglia ritrovata, la sapiente rilegatura di un montaggio cinematografico che recupera in flashback il tempo perduto, riannodando i fili di un intreccio emotivo che raggiunge nel finale l'acme di una commozione così travolgente che smuoverebbe alle lacrime persino le pietre. L'adolescente innamorato del Dev Patel di Slumdog Millionaire è diventato grande, vive in Australia, studia da manager ma sogna di tornare nel remoto snodo ferroviario tra Mumbai e Calcutta da cui tutto ha avuto inizio; un crocevia della memoria cinematografica che confonde buoni sentimenti e storie che funzionano, sperequazioni sociali e strali della fortuna, soundtrack orecchiabili che scalano le classifiche (Never give Up) e malcelati sogni della Notte degli Oscar. Che disdetta non chiamarsi Danny Boyle...
Buon cast tra cui spiccano il talento naturale dello sciuscià Sunny Pawar e l'algida professionalità di una materna Nicole Kindman che nemmeno la chirurgia estetica è riuscita veramente ad imbruttire. Sei candidature agli Oscar, quattro ai Globe e cinque ai BAFTA, ma solo due di queste ultime andate a buon fine e di cui una per la furberia di presentare il barbuto attore anglo-indiano come miglior interprete non protagonista. Giuro che non ho mai pianto tanto davanti a un film, ma non me lo sentirete mai confessare!

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