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Il sipario strappato

Regia di Alfred Hitchcock vedi scheda film

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La recensione su Il sipario strappato

di maso
8 stelle

 

 

Il cinquantanovesimo lungometraggio di Hitchcock fu un nuovo successo dopo il flop al botteghino di Marnie nonostante le due superstar Paul Newman e Julie Andrews ebbero degli attriti con il maestro, specialmente Newman che costruiva le sue interpretazioni sulle solide fondamenta delle regole dell'actor studio, metodo che si scontrava non poco con la direzione inflessibile di Hitch, mai soddisfatto in pieno di questo suo lavoro, in special modo la sceneggiatura fu il motivo principale di discordia con Newman seccato dal fatto che a riprese iniziate non fosse ancora stata ultimata.

"Torn curtain" è invece per me uno dei gioielli nascosti della filmografia di Hitch, assolutamente da vedere perchè ricchissimo di spunti interessanti sviluppati in una sceneggiatura eccellente e ben articolata in cui gli avvenimenti si susseguono con grande fluidità e qualche perdonabile forzatura. 

Nonostante gli attriti con il regista i due protagonisti sono ancora una volta splendidi, non nei ruoli di primo piano della loro carriera ma in un periodo di grande successo e forma fisica, indubbiamente la bellezza di entrambi li rende una coppia affiatata e ben assortita che funziona grazie alle indiscutibili doti attoriali, la Andrews non viene mai annoverata fra le muse storiche di Hitch ma rispetto alle famosissime Kelly e Hedren è un'attrice molto più dotata ed espressiva, personalmente la trovo affascinante ed elegantissima in ogni ciak che la vede in azione nonostante una capigliatura discutibile.

 

                                                               Hitch incolonna il suo cinquantanovesimo lungometraggio

 

Hitch aveva già affrontato il tema dello spionaggio a diverse latitudini ma un film incentrato sulle trame della guerra fredda non poteva mancare nella sua filmografia, negli anni in cui James Bond lottava per tenere in equilibrio le due superpotenze mondiali in lotta contro la S.P.E.C.T.R.E. e film come “Ipcress” e “La spia che venne dal freddo” riscuotevano enorme successo Hitchcock selezionò saggiamente gli elementi per creare la sua spy story affidandoli poi alla penna di Brian Moore: uno scienziato americano che si improvvisa spia e la sua ignara compagna come protagonisti, l’Europa come luogo d’azione, un importante convegno internazionale per avviare il meccanismo spionistico, una missione dalle tinte “cloak and daggers” mascherata da diserzione, il controspionaggio oltre la cortina di ferro, una formula segreta come scopo della missione, la Germania Est oppressiva e gelida, uno scienziato geniale al servizio dei russi, doppi giochi, colpi di scena e una suspance fluviale che si innesca in pratica fin dall’inizio senza affievolirsi mai.

Il preambolo con l’arrivo a Copenaghen di Michael Armstrong e Sarah Sherman apparecchia la tavola per il piatto forte che consiste nel complicato piano messo in atto dal protagonista per impossessarsi della formula elaborata dal professor Lindt che gli permetterebbe di sbloccare l’impasse nel programma Gamma 5 a cui sta lavorando da molti anni.

Il primo incastro della trama sono gli strani movimenti del professor Armstrong nella capitale danese che destano i sospetti di Sarah; la Andrews è brava a catturarci con il suo viso sempre più stupefatto dagli eventi ed è lei il nostro punto di riferimento in questo tratto del film in cui Newman ha un fare ambiguo di non facile decifrazione, viviamo il punto di vista di Sarah mentre lo insegue di nascosto fino a Berlino Est per rimanere di sasso dopo la scoperta del motivo del suo viaggio.

Armostrong non le può rivelare le sue vere intenzioni e mandare all’aria il piano ma soprattutto deve salvaguardare la propria incolumità e quella di Sarah che rappresenta un intralcio imprevisto.

Una volta sbarcato a Berlino viene tenuto sotto stretto controllo da Gromek, un integerrimo e spigoloso agente tedesco che è solo il terminale di una cerchia di politici e militari che non sembra del tutto convinta della diserzione dell’americano, ma l’occasione di indebolire gli acerrimi nemici facendo passare oltre cortina un loro elemento di spicco della ricerca nucleare è un'occasione troppo ghiotta.

Hitchcock in questa fase del film sviluppa ottimamente il clima di sospetto intorno al protagonista, in pratica la suspance non si disattiva mai, in più bisogna sottolineare che per una volta la coppia protagonista è già formata all’inizio ma vive una crisi durante il racconto, intorno a loro un folto gruppo di personaggi perfettamente tratteggiati sviluppa una trama piena di episodi interessanti filmati dal maestro con il suo stile inimitabile.

L’equivoco all’aeroporto di Berlino introduce il personaggio dell’antipatica ballerina classica che incrocerà i due protagonisti a più riprese e apre la striscia di sequenze memorabili ininterrotte fino alla conclusione della storia: Hitch vola sopra la testa del professor Armstrong nell'atrio dell'albergo per poi stringere morbidamente su Gromek seduto dietro una colonna mentre si appresta al pedinamento che prosegue fino al museo di Berlino (ricostruito minuziosamente a Hollywood) in cui il rintocco dei passi di Newman rimbomba doppiato da quelli del suo controllore fino in aperta campagna tedesca (nella realtà danese) dove in una isolata fattoria lo attende il contatto con il controspionaggio americano oltre cortina.

Il p greco sulla sabbia è la parola d’ordine per una delle scene più famose del film, un colpo di genio di Hitch che voleva dimostrare quanto sia difficile uccidere una persona a mani nude, la vittima del maestro è Gromek, Armstrong smascherato si vede costretto ad eliminarlo ma con enorme difficoltà e con la collaborazione della contadina tedesca membro del controspionaggio.

  Alcuni frames della sequenza dell'uccisione di Gromek

 

Il grosso lavoro di Hitchcock con i tre attori coinvolti è suggellato da un montaggio millimetrico pieno di piani ravvicinatissimi che mettono il fiato ansimante dei personaggi sul collo dello spettatore in modo da fargli provare la sensazione di essere anche lui in quello spazio angusto,  e non è tutto visto che a questa memorabile sequenza ne va ricollegata un’altra che nessuno mai vedrà perché tagliata da Hitch in fase di montaggio, sequenza della quale ahi me non esiste più pellicola ma solo qualche istantanea.

La scena vede Michael e Sarah andare in vistia ad una fabbrica dove nella mensa conoscono il fratello di Gromek interpretato dallo stesso attore, consumano con lui il pranzo e immagino la sequenza sviluppasse una notevole tensione fra l'operaio e Armstrong, in particolare quando estrae un coltello, molto simile a quello visto in precedenza nella scena dell'uccisione di Gromek, per tagliare una parte di salame e regalargliela.

 

 

 

  Due immagini della sequenza eliminata

 

 

Il motivo per cui questa scena fu tagliata non è mai stato chiarito da Hitch ma si suppone che avrebbe accentuato l’aspetto negativo dell’indole di Armstrong costretto a uccidere il padre di tre bambini mentre stava compiendo il suo dovere tenendo sotto controllo un doppiogiochista, altri affermano che il trucco dell’attore Wolfgang Kieling fosse così ben fatto che il pubblico non avrebbe collegato i due personaggi, mi sembrano delle ipotesi sulle quali non si hanno troppe certezze, credo invece fosse un’altra scena da antologia che poteva aumentare ulteriormente il clima di tensione intorno ai due protagonisti in un tratto del film in cui la loro incolumità è sempre più a rischio.

L’unico momento di distensione si ha quando Michael rivela i suoi intenti a Sarah: su un classico fondale posthitchcock si vedono i due attori dialogare senza il bisogno di udire le loro parole, uno schema già rodato da Hitch in molte pellicole ma la scena è completata dall’entrata della musica sul volto finalmente disteso e luminoso della Andrews rincuorata dal fatto che il suo uomo non è un traditore ma un eroe e la scena si chiude con un altro movimento morbidissimo con la telecamera che ruota intorno al bacio appassionato che riappacifica i due protagonisti.

Il cuore del film è rappresentato dall’incontro fra Armstrong e il professor Lindt a Lipsia nell’istituto universitario, la sequenza è costruita magistralmente sulla messa in scena posta in atto da Armstrong per scatenare l’ego del professore sconcertato dai suoi errori nell’esposizione alla lavagna della formula che in realtà non conosce, perfetto il gioco a due fra gli attori coinvolti con Newman grandioso nel farsi cadere la maschera nel momento in cui ha finalmente davanti a se i passaggi mancanti della formula tanto cercata: le mani sui fianchi, lo sguardo ad occhi spalancati e le labbra che leggono silenziose mentre è intento a memorizzarla danno il cambio di marcia al film che da quel momento in poi è incentrato sul difficoltoso ritorno ad ovest dei due protagonisti inseguiti da una intera nazione.

Hitch costruisce altre due sequenze ad alta tensione: quella del pullman di linea organizzato dal controspionaggio tampinato da quello vero sempre più vicino e soprattutto quella a teatro con i protagonisti che sembrano davvero essere sul punto di cadere in mano ai loro inseguitori se non fosse per la trovata fulminea di Michael suggerita da ciò che avviene sul palco, l’antipatica ballerina vista in precedenza è un nemico in più dei nostri eroi e rischia di farli catturare fino all’ultimo istante di film.

La trama è quindi straripante di situazioni hitchcockiane e si può tranquillamente soprassedere ad alcune forzature come detto in precedenza: il pubblico criticò l’inverosimiglianza dell’agire del protagonista che dopo appena un giorno di diserzione mette in atto il suo piano, la logica porta a ritenere che viste le tensioni fra URSS e USA in quel periodo Armstrong non avrebbe avuto modo di fare un passo fuori dal suo alloggio, non è ben chiaro come Gromek ritrovi Armstong nella sterminata campagna tedesca dopo aver perso le sue tracce al museo.

Un po’ fuori luogo apparve anche il personaggio incarnato da Lila Kedrova che aiuta i due protagonisti a nascondersi in cambio di un biglietto per l’occidente, la prova dell’attrice russa è come sempre convincente e il suo personaggio ha negli occhi i segni dell’oppressione e nella voce una certa disperazione ma ha tutta l’aria di essere stato inserito da Hitch nella trama per sottolineare ancor più la negatività del regime comunista del quale era un convinto oppositore.

Due curiosità in fine: lo storico apporto musicale di Bernard Hermann non fu apprezzato da Hitchcock che lo licenziò in corso utilizzando solo tre delle nove composizioni realizzate per il film, il nuovo blue ray in circolazione offre la possibilità di vedere queste scene musicate con i brani originali di Bernard Hermann.

L’altra è una mia considerazione personale ed un invito a voi che leggete: quando analizzo un film straniero la prima cosa che faccio e capire cosa ha portato a dargli quel titolo in italiano, nel caso in questione i distributori italiani hanno semplicemente tradotto letteralmente il titolo inglese generando una goffa incongruenza perché “curtain” in questo caso fa chiaramente riferimento alla cortina di ferro (the iron curtain) che separava le due superpotenze della guerra fredda in cui il protagonista Michael Armstrong riesce a penetrare, quindi la traduzione più esatta era “La cortina di ferro strappata” che suona abbastanza male per cui tradussero curtain con l’altro suo significato nella nostra lingua e cioè sipario che però non ha niente a che vedere con il film, ho provato quindi a capire il perché di questa scelta e sono giunto alla conclusione che trovare un titolo non banale e originale in italiano non fu facile, ho ipotizzato “Il segno del P greco” che viene tracciato sulla sabbia da Armstrong oppure “Operazione Gamma 5” che è il nome del piano missilistico a cui sta lavorando ma sembrano tutti un po’ forzati.

Voi avete qualche idea?

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