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Prénom Carmen

Regia di Jean-Luc Godard vedi scheda film

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La recensione su Prénom Carmen

di ZioMaro
10 stelle

Rende omaggio agli “small movies” con la sua durata contratta rispetto agli “aurei” 90 minuti, ma “Prénom Carmen” è uno dei più poetici e impetuosi capolavori di Jean-Luc Godard, perché per lui è un ritorno alla vita cinematografica. Alla sua Carmen, per cui “Zio Jean” ha una speciale predilezione, in apertura fa dire: “Finché sarà possibile, continueremo”.
La storia di Carmen è un nuovo pretesto per raccontare di un amore folle e impossibile, questa volta tormentato e bellicoso. Come il mondo, un campo di battaglia dove gendarmi e banditi imbracciano i fucili in un quotidiano, balordo e sgangheratissimo gangster-movie che si attua per le strade, le banche e gli hotel della città, una Parigi che pure di notte è brulicante di auto e luci. Carmen ha la bellezza conturbante, libera e altera di Marushka Detmers; è la bandita che “come Dillinger” con i suoi compagni sta progettando di fare un colpo, facendo credere a tutti di avere l'intenzione di girare un film. Per farlo cerca di convincere ad aiutarla proprio zio Jean, regista in crisi dopo il disastroso tentativo di dirigere una pellicola “con Marlene Dietrich e Ludwig Beethoven”, e che ora alle spese degli altri vive come un idiota sano in un ospedale psichiatrico, cialtronescamente ma con rassegnazione, in ritiro dalla violenza e dalle iniquità. È durante una rapina che Carmen incontra Joseph, un poliziotto dal temperamento furioso che ribolle dal profondo, ma celato sotto la maschera di lineamenti delicati (“questa delicatezza è in realtà la violenza”, ci dirà un veemente avvocato che lo dovrà difendere in un processo): dopo la sparatoria, disarmati si amano e fuggono. Nel mentre, da qualche parte: l'arte. Dei musicisti provano, suonano i quartetti di Beethoven, le note valicano tempo e luoghi per diventare lirica colonna sonora di vite (tutte) il cui Destino è stabilito. Anche il rumore e le immagini delle onde del mare, nella notte e alla luce del mattino, tornano e si impongono a ricordarci che per gli amanti esistono rifugi dalla realtà caotica del mondo messo a ferro e fuoco. Fuori però il loro amore è impossibile, ma ormai sono entrambi “fottuti”: Joseph nella sua passione focosa e insoddisfatta, Carmen nella sua libertà mai imbrigliabile. Il loro Destino si compie proprio quando la banda in un hotel tenta di rapire “un industriale” a cui vediamo leggere un libro sui paradisi fiscali. In tutta la chiassosa confusione che è la vita (rapina, inganno, amore, sesso, violenza, morte...), zio Jean, il regista apparentemente inconsapevole e buffone, assiste, osserva con ironia il campo di battaglia, dichiara di non voler “lavorare a queste condizioni”, immagina di andare “sulla Luna a cercare un finanziamento”. Quando da una parte stanno i “colpevoli” del dramma umano e dall'altra gli “innocenti”, “l'aria diventa più respirabile”, tutto è calmo come il mare e in armonia come la musica, ed è l'Aurora, un nuovo inizio.

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