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Là-bas. Educazione criminale

Regia di Guido Lombardi (II) vedi scheda film

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La recensione su Là-bas. Educazione criminale

di millertropico
8 stelle

Primo impegno in un lungometraggio a soggetto del trentasettenne Guido Lombardi, Là-bas. Educazione criminale, è un debutto intenso e affascinante che ha giustamente meritato importanti riconoscimenti alla Settimana della critica della Mostra del Cinema di Venezia, ma che purtroppo poi il pubblico ha visto poco e male.
Un film per altro impreziosito dall'ottima prestazione degli attori, quasi tutti presi dalla strada che sorprendono per l'efficacia della loro resa davanti alla macchina da presa, che racconta con rigore e il tono  cristallino dell'osservatore imparziale delle cose, un mondo fatto di povertà e soprusi, di sogni spezzati e frustrazioni, di speranza e di nostalgia metttendo in scena una inacettabile condizione di vita che dovremmo vergognarci di offrire all'umanità oppressa dei nostri fratelli arrivati da noi dall'oltremare a cercare un'ipotesi di sopravvivenza più decente e trovano invece lo sfruttamento estremo della schiavitù, o della delinquenza.
I fatti sono noti, riprendono una terribile storia di  delitti finita sulle prime pagine dei giornali e dei notiziari televisivi, quelli accaduti a Castel Volturno il 18 settembre 2008 quando un commando di camorristi irruppe in una sartoria gestita da africani sparnado all'impazzata più di un centinaio di proiettili, che ammazzono ben sei ragazzi di colore e  ne ferirono altri (uno in modo molto grave).
Questo è dunque lo scenario da cui partono e si innestano le vicende di Yussouf, un giovane immigrato che proprio quella stessa sera ha deciso di chiudere i conti con suo zio Moses, l'uomo che lo ha convinto a venire in Italia promettendogli un futuro di onesto artigiano e trasfromandolo invece nel cinico gestore di un giro milionario di cocaina.
Invischiati nella stessa storia ci sono però anche altri personaggi: Germain, un altro ragazzo di origine africana, finito per caso nel luogo della strage; la sua ragazza Asetù, che quella stessa sera canta in pubblico una canzone di Miriam Makeba, e Suad, una prostituta che Yussouf sogna di riscattare dai suoi padroni.
Ispirandosi ad un tragico fatto di cronaca nera come questo, Lombardi riesce così ad offrirci  un quadro complesso e varieganto della sofferenza non solo di ottima fattura, ma anche di rara e appassioanta consistenza emotiva, regalandoci  così una delle migliori "opere prime" prodotte dalla cinematografia nostrana in questi ultimi anni.
C'è insomma ancora in Italia chi sa girare del buon cinema tenendo ben presente la lezione dei nostri grandi maestri del passato, rivisitati ovviamente con l'occhio del presente per farne un dolente documento di realismo morale.
Cinema da apprezzare insomma, ma anche da sostenere per la sua valenza artistica e sociale, altro che quello offerto dal rozzo mestierante Martinelli che ha avuto ben più elevati sponsor e capitali e che dopo l'inguardabile Barbarossa è riuscito di nuovo ad approdare sui nostri schermi con un'altra pellicola ancor più brutta ma fitta di presenze eccellenti utilizzate al minimo sindacale (mi riferisco non ai compensi ma alla sciattezza delle loro prestazioni), come al solito intrisa di penetrante razzismo e costrutia così male da non meritare alcuna assoluzione ma che sembra alla fine aver trovato i suoi fans anche qui su questo sito (immagino arruolati per l'occasione e a ragion veduta per bilanciare il punteggio complessivo) per assegnargli impudicamente le cinque stelle (c'è un limite alla decenza) che dovrebbero essere invece riservati ai veri capolavori, non a questa delirante e insulsa paccottiglia. 

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