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Miami Vice

Regia di Michael Mann vedi scheda film

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Dom Cobb

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La recensione su Miami Vice

di Dom Cobb
4 stelle

Il Michael Mann che non ti aspetti: in peggio. Miami Vice era un'occasione ghiotta per girare un poliziesco d'azione memorabile. Praticamente Mann aveva per le mani tanto di quel materiale per andare a colpo sicuro: uno dei telefilm più significativi degli anni '80 da reinventare. Telefilm, oltretutto, che Mann conosce bene, essendo il creatore nonchè produttore dello stesso. Il cineasta, all'epoca, aveva dischiarato di voler prendere spunto dal telefilm, per girare però un film indipendente: una bella idea. Francamente non ho mai capito (e neanche apprezzato) le versioni-parodia di altri telefilm "seri": Starsky & Hutch ne è stato un esempio. Mann, tra l'altro, ha preso spunto da uno degli episodi più "avventurosi" del serial: "Il blues del contrabbandiere", dove appariva anche il cantante Glenn Frey. Il problema della sceneggiatura di questo Miami Vice è che tira in ballo un sacco di spunti e di personaggi, per poi dimenticarli quasi subito. Il film è girato in digitale interamente, quindi, soprattutto nelle scene urbane notturne, è una gioia per gli occhi e la scena iniziale in discoteca non può non rimandare alla memoria quella di Collateral. E proprio dal prologo in discoteca pare che il film accumuli subito tensione ad azione, ma altrettanto subito, al contrario, "implode". Si devia subito su altre vicende in maniera macchinosa, parlata. Ed il film non decolla. Che fine fa il trafficante pedinato in discoteca, che entra in scena con il suo codazzo di SUV bianche ed interpretato da Isaack De Bankolè (attore feticcio di Jim Jarmush). Non sarebbe potuto essere un bel cattivo da caratterizzare? No, invece sparisce quasi subito. Ed il film non sarebbe potuto essere, nel caso, un poliziesco urbano, notturo, duro e puro? Anche gli iconici colleghi dei protagonisti (che ha visto il telefilm si ricorda dei Sergenti Swaytek e Zito, di Gina e Trudy, del Tenente Castillo) sono solo delle ombre sullo sfondo. E non si riesce nemmeno a tifare per i protagonisti Sonny Crockett e Rico Tubbs, che sono due "duri", ma senza sfumature. Non sono empatici con lo spettatore perchè di loro non emergono caratteristiche particolari. Di loro si sa poco o niente. Vuoi mettere una donna come cattivo? Bene. Cosa ne esce? Una serie di scene d'amore con Colin Farrell. E dopo la milionesima scena d'amore e la miliardesima doccia (con scena d'amore annessa) la trama vera e propria deve ancora saltar fuori. Solo la sparatoria finale è un sussulto all'interno di un film altrimenti ipertrofico ed elefantiaco, che ha sbagliato completamente bersaglio, se preso come poliziesco. Personalmente lo ritengo una tripla delusione: come fan del telefilm, il film ne ha tradito fin troppo lo spirito. Pur volendo essere un film indipendente, non ha neanche un briciolo di dna del serial. Come fan di Michael Mann, non ho riconosciuto la mano del filmaker. Come fan del genere thriller-poliziesco, quello che sarebbe potuto essere una sorta di "Heat" degli anni duemila in realtà si sgonfia subito come un palloncino. E' tale la delusione che quasi spero che in futuro un altro autore riprenda in mano il serial e ne faccia un film a regola d'arte. Due stelle giusto per il comparto tecnico.

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