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Seminò morte... lo chiamavano il castigo di Dio!

Regia di Robert Johnson (Roberto Mauri) vedi scheda film

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La recensione su Seminò morte... lo chiamavano il castigo di Dio!

di giurista81
5 stelle

Western di recupero firmato in pochi giorni di riprese da Roberto Mauri che pesca dal suo Wanted Sabata e da Arriva Durango... Paga o Muori diretto dal co-sceneggiatore Roberto Bianchi Montero alcune scene di scarto da rimontare su altre girate per l'occasione.

Stante i propositi di partenza, Mauri confeziona un piccolo western dalla trama senz'altro non originale (un ex sceriffo indaga sui fatti che lo hanno portato ingiustamente a esser incarcerato), eppure girato con indubbe qualità. Il regista trapanese stringe le inquadrature, gioca sui primissimi piani e porta a casa un risultato più che onorevole considerato il budget a disposizione.

Brad Harris, il muscolare protagonista, non è un attore capace di tenere banco. Dotato dalle giusta fisicità, l'americano non ha qualità recitative che gli permettano di emergere. Il suo Django, ovviamente apocrifo, è un uomo integerrimo che, accusato ingiustamente, risale alla vera identità della banda che è responsabile della morte di uno sceriffo e del furto di un ingente bottino. L'attore viene surclassato di gran lunga dalla spalla Josè Torres, qua promosso di importanza. L'attore spagnolo, munito di bandana, barba e finto copriocchio, è un messicano che scimmiotta il Cuchillo di Tomas Milian assumendo il nome (apocrifo) di un altro personaggio del western all'italiana: Spirito Santo. E' lui, di gran lunga, il mattatore della pellicola. Simpatico codardo nei momenti topici, tra un'imprecazione e un'altra (perché vorrebbe spartire il bottino recuperato ai malviventi in vista della revolution), salverà Django da morte sicura nel regolamento dei conti col dandy che in gran segreto muove i fili della criminalità locale. Nei panni di quest'ultimo c'è Vassili Karis, vero e proprio feticcio del regista (è lo Spirito Santo della serie apocrifa di Mauri), che anni dopo dirà di non ricordare di aver fatto questo film, sostenendo che le scene che lo riguardano sarebbero state prese da altri lavori da lui effettuati.

Mario Mancini firma una fotografia passabile, che ricorre all'effetto notte americana per le notturne. Qualche sbavatura nel montaggio con tagli, talvolta, brutali e altri collegati in modo non perfetto. Adriano Tagliavia, parente stretto del regista, deve però operare in condizioni non proprio da manuale e fa quello che può. Il bulgaro Vasili Kojucharov fornisce calibrata soundtrack.  

Seminò la Morte... Lo Chiamavano Il Castigo di DIo è dunque uno tra i migliori western di serie Z, soprattutto grazie alla professionalità del regista Roberto Mauri che tiene a galla un progetto nato sotto cattivi auspici e girato all'insegna del gran risparmio.

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