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Infernal Affairs

Regia di Andrew Lau, Alan Mak vedi scheda film

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Stefano L

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La recensione su Infernal Affairs

di Stefano L
7 stelle

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La storia di "Infernal Affairs" è incentrata su uno scambio di ruoli piuttosto sfiancante: una recluta si iscrive all’Accademia militare per diventare una spia al servizio di un boss della malavita. Una matricola delle forze armate, invece, viene espulsa per via delle sue parentele col mondo della delinquenza, ed in seguito ripescata da un commissario della squadra mobile con lo scopo di essere riciclata come delatore sotto copertura. Lo sviluppo dell'arzigogolata trama, intricata e colma di imprevisti, farà sì che le caratteristiche di ambedue i protagonisti vengano direttamente influenzate dalle loro “performance”; alla fine sia Lau (Andy Lau), sia Chan (Tony Leung), dopo molti anni trascorsi a dipendere dalle necessità di entrambe le fazioni, si ritroveranno a rivivere nella realtà quell'incarnazione che sono stati costretti a impersonare per questo lungo periodo delle loro esistenze. Lau, freddo ed imperturbabile investigatore, inizierà progressivamente a provare rancore verso il brigante a cui si è sottomesso (il grande Eric Tsang). Il secondo, comprensibilmente stanco dell’incarico, sempre più in pericolo e debilitato dal gestire al meglio quella situazione, sfogherà la sua frustrazione sul suo comandante, l'unico agente a conoscere la sua vera identità, il Superintendente Wong (Andy Wong, un’altra stella del cast del cinema di Hong Kong), il quale, consapevole delle innumerevoli pressioni esercitate sull'ormai trentenne Chan, cercherà di porre una conclusione a quella sua imprevidente circostanza.

 

 

La pellicola di Alan Mak e Andrew Lau è un poliziesco solido e ben girato, con delle maschere accattivanti ed empatiche, sostenute da un plot interessante. La sua complessità emotiva trae linfa dal dilemma di Lau e Chan di persistere continuamente nella menzogna, in un clima fondamentalmente solitario, ironico, triste. Le due talpe, ad un certo punto, saranno vicine ad invertire le medesime peculiarità morali: la poetica dei due registi, in questo cabalistico quadro, è sorretta da un ritmo in crescendo pieno di azione e suspense. Gli ingredienti per mantenere alta l’attenzione, quindi, non mancano, ma l’espressione filmica viene in parte deperita da alcune scelte stilistiche dalla prassi non particolarmente acuìta per relegarsi concretamente da assodati cliché del genere. L’assemblaggio video, per esempio, arrovellato e sovraccaricato di musiche extra-diegetiche, è spesso radente ad una natura vicina allo stampo televisivo; la fotografia, seppur convincentemente ammantata alla mesta atmosfera, è smaccatamente cupa e limitata nella palette di colori, tanto che, passata un'oretta, potrebbe risultare un po’ “afosa”. Non significa assolutamente che sia brutta, ci mancherebbe, ma qualche tonalità aggiuntiva avrebbe reso la rappresentazione più vivace e stimolante.

 

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Ci sono pure delle pecche negli snodi dell’impianto narrativo. Gli intrecci, in effetti, sono abbastanza condensati nella loro esposizione, ed a volte poco esaurienti; i frangenti in cui il ragazzo ingiuriato, in macchina assieme a Chan, sta avvizzendo e gli racconta della strategia attuata dal suo capo per scovare il traditore (non ho capito, oltretutto, come mai sia ferito e vada fuori strada mentre guida, visto che nella scena di prima sembrava non essere coinvolto nella sparatoria), e quelli dove Lau è intento a depistare sia le indagini sia i fuorilegge, sono alquanto crepuscolari e caotici. Inoltre, non è stata argutamente definita la sagoma dell’analista e del suo rapporto con Chan (e la bella Kelly Chen compare paradossalmente in diverse cover di "IA" come main character!!), lasciando l’amaro in bocca. Per questo motivo e i difetti suddetti il lungometraggio rimane un valido prodotto ma non si eleva al rango di classico che mi sarei aspettato..

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