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Moro No Brasil

Regia di Mika Kaurismäki vedi scheda film

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La recensione su Moro No Brasil

di HAL70
6 stelle

Un valido antidoto agli europei calcistici e a una miriade di produzioni estive senza valore sbattute sul mercato degli sconti è questo film del fratello Kaurismaki (l' altro, Aki, è quello beckettiano e straniante)che ama, frequenta e ben conosce la realtà brasileira da quando scambiò un disco dei Deed Purple con uno di musica sudamericana. Da dieci anni Mika Kaurismaki si divide tra Finlandia (terra d' origine, i cui ghiacci ammiriamo nel folgorante inizio di questo road movie dell' anima) e appunto il Brasile del samba (ma attenzione: ci sono tante declinazioni del samba valide per altrettanti gruppi etnici, culture, esperienze diversificate).Mika viaggia per 4000 chilometri con l' intento di conoscere un mondo dai più avvicinato solo per stereotipi e, con l' ausilio di giovani e vecchi musicisti del posto, povera ma dignitosa gente delle favelas, testimoni dei cambiamenti e del rapporto inscalfibile fra Dio e musica, ci fa entrare nel cuore di un meticciato che vive in maniera unitaria e non penitenziale le esperienze religiose, le possibilità del sound e della trance, i ricordi dei defunti che passano attraverso i loro ritmi e le strofe che ci hanno consegnato in eredità. Bahia, Rio e gli altri maestosi paesaggi fanno da sfondo ad un documentario in cui assaggi di tanta musicalità ben si conciliano con le interviste, coi movimenti di sinuosi corpi femminili , coi volti segnati da lacrime di sudore, eppur vitalissimi, di vecchi costruttori di strumenti mai visti prima. Non pensiate ad un reportage sulla miseria e sul vitalismo disperato dei vinti: certo, dolore prostituzione plaghe di criminalità e schiavitù della droga non sono taciute, quando la macchina da presa plana nei quartieri più miserandi, ma il segno complessivo della pellicola è il potere rinvigorente del ritmo (ben rappresentato come volano di culture), capace persino di far sopportar la fame e le non poche privazioni di tutti i giorni.
Il film accontenterà i cinefili (è l' ennesimo viaggio di Mika sulle orme del Sudamerica ) e tutti coloro che desiderano per due ore calarsi nel piacere di una realtà non timorosa della propria audacia, forza, intensità comunicativa.Se poi lo stesso regista, prima della fine, ci informa che vorrà ulteriormente conoscere ed approfondire quest' universo di colori ( ipoteca per un prossimo excursus filmato?) possiamo ben sentirci appagati per l' identica curiosità che avremo saputo provare, lungi finalmente dalla prevedibilissima fiera degli eroi digitali e delle asfittiche commediole sulla sindrome di Peter Pan.

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