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Reazione a catena. Ecologia del delitto

Regia di Mario Bava vedi scheda film

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La recensione su Reazione a catena. Ecologia del delitto

di undying
8 stelle

Il primo esemplare di cinema splatter italiano, imitato al limite del plagio nella serie Venerdì 13 (1980), porta la firma in regia di Mario Bava, suggestionato dai gialli di Dario Argento e al suo primo film horror di ambientazione moderna. Un capolavoro nel genere, imitato da intere generazioni di cineasti ancora oggi.

 

locandina

Reazione a catena. Ecologia del delitto (1971): locandina

 

La morte della contessa Donati (Isa Miranda), scambiata per suicidio ma in realtà avvenuta a seguito di un delitto compiuto da parte di Filippo (ex marito divorziato), vede la figlia di quest'ultimo - Renata (Claudine Auger) - come prossima candidata a ereditarne la proprietà: una baia che potrebbe spettare a lei, se Filippo non venisse ritrovato. Mentre l'architteo Ventura (Chris Avram) si stabilisce in un cottage in prossimità della baita, per speculare su una eventuale ristrutturazione della tenuta, Renata apprende dall'amica Anna (Laura Betti) dell'esistenza di Simone (Claudio Camaso), figlio naturale della contessa che potrebbe di fatto anticiparla in diritto di eredità. Nel frattempo spunta dalle acque del lago il cadavere del conte e i decessi dei possibili eredi o testimoni iniziano ad aumentare: una catena di delitti inarrestabile, che vede vittime e carnefici cambiare continuamente di ruolo.

 

scena

Reazione a catena. Ecologia del delitto (1971): scena

 

La "Reazione a catena" è quella innescata dal desiderio di ereditare, che spinge un gruppo di loschi personaggi a compiere azioni degne del peggior serial killer. Nessuno è quello che appare e soprattutto nessuno merita la clemenza del suo assassino, essendone stato a sua volta involontario complice. È un Bava "nerissimo" quello che firma il primo splatter italiano, dietro suggerimento di Dardano Sacchetti, autore al debutto in sceneggiatura - con la bozza poi non del tutto elaborata il cui titolo di lavorazione era "Così imparano a fare i cattivi" - dopo una breve compartecipazione a Il gatto a nove code di Dario Argento. Sulla paternità della sceneggiatura poi girata esistono ancora incertezze. Ad esempio imdb associa il lavoro definitivo allo stesso Mario Bava, Giuseppe Zaccariello e Filippo Ottoni e, non accreditati, a Laura Betti, Sergio Canevari e Franco Vanorio. Ma pare che, prima ancora, anche Roberto Leoni per un breve periodo abbia dato il suo contributo, subentrando allo stesso Sacchetti.

Ogni personaggio che appare sullo schermo ha qualcosa da nascondere e la contorta logica della storia porta inevitabilmente alla morte, che attende le sue vittime - prima ancora carnefici - in una contorta logica (economica) del delitto. Reazione a catena ("Ecologia del delitto" ed "Antefatto" sono due titoli alternativi) è il film che apre la strada allo splatter italiano e allo slasher internazionale. E' anche la prima occasione per Mario Bava di trattare una storia in epoca moderna, pur se non meno macabra e anzi più cinica, con la messa in scena di personaggi spietati e meno evoluti dei precedenti protagonisti medievali (proposti dal regista negli horror precedenti). 

 

scena

Reazione a catena. Ecologia del delitto (1971): scena

 

Date le ottimali condizioni produttive, Bava ha totale libertà creativa che gli consente di esprimersi con il suo inconfondibile stile ma anche di accentuare l'aspetto viscerale dei delitti, ottimamente resi in tutto il loro orrore dai notevoli effetti speciali di Carlo Rambaldi. La bella fotografia di Franco Vitale, al servizio della suggestiva cinematografia di Gianlorenzo Battaglia, viene sfruttata dal regista nel migliore dei modi, mentre Stelvio Cipriani contribuisce a creare sonorità inquietanti e adatte al contesto da thriller senza soluzione di continuità. Perché alla resa dei conti il giallo passa in secondo piano, lasciando spazio agli omicidi e allo slasher vero e proprio. Non interessa qui individuare il colpevole, dato che in parte tutti lo sono. Anche gli "innocenti" bambini nel finale, che senza volerlo ristabiliscono la leggittima proprietà della baia, appartenente "a tutti", dando così un risvolto vagamente politico al finale pessimista. La qualità del lavoro di Bava e dei suoi collaboratori permette a Reazione a catena di trovare diffusione mondiale, uscendo anche in Francia, Gran Bretagna e soprattutto Stati Uniti. E proprio in America il film, distribuito come A bay of blood, viene celebrato e imitato soprattutto in occasione del secondo capitolo della serie Venerdì 13 (L'assassino ti siede accanto, 1980), quando il cineasta Steve Miner si trova a riproporre pedissequamente svariate scene prelevate di peso da Reazione a catena (pressochè identico, ad esempio, il delitto con roncola del paralitico). Persino John Carpenter in Halloween (1978) sembra essere in forte debito con l'estetica visionaria e thriller di Mario Bava e soprattutto di questo specifico titolo. Quando nelle sale cinematografiche italiane esce Reazione a catena, siamo nel settembre 1971 e la trilogia di Argento (L'uccello dalle piume di cristallo, Il gatto a nove code e 4 mosche di velluto grigio, quest'ultimo in uscita solo a dicembre di quello stesso anno) è in parte stata distribuita: Bava si trova a competere con questi lavori, tratta il giallo ma scavalca il discepolo non solo sul versante dell'eccesso quanto su quello del contenuto. E lo fa talmente bene che sin da subito viene apprezzato nelle recensioni dell'epoca, anche da critici insospettabili (ad esempio Leonardo Autera su Il corriere della sera e Pietro Bianchi su Il giorno).

Per approfondimenti sul film specifico e sul suo eccezionale regista, è consigliata la lettura della bella monografia di Alberto Pezzotta (Mario Bava, Il castoro cinema).

 

scena

Reazione a catena. Ecologia del delitto (1971): scena

 

Intervista allo sceneggiatore Dardano Sacchetti

 

DomandaEcologia del delitto è una delle mie pellicole preferite, non soltanto perché rappresenta un Bava ai massimi livelli, quanto perché, effettivamente, nel panorama italiano è stata la prima pellicola splatter che andava in coda a successi tipo Blood Feast (1963) di H.G. Lewis, ma con una sceneggiatura e una trama decisamente superiore. In fase di script, come è nata l'idea di rappresentare scene così truci e violente per l'epoca? E perché tutti i personaggi del film sono negativi, carnefici e vittime al tempo stesso? L'idea conclusiva dei "bambini", tutt'altro che innocenti, che ritorna anche nella sceneggiatura per il film di Fulci Quella villa accanto al cimitero (1981), è una tua costante: da cosa deriva questo pessimismo di fondo?


DARDANO SACCHETTI:  "Ecologia del delitto è il film a cui sono più affezionato. Perché, dopo Il gatto a nove code, è stato il primo lavoro. Perché ho potuto esprimere la mia poetica (in molti miei film si parla di bambini, di case strane, di horror quotidiano, laico... ). Perché ho conosciuto un uomo fantastico, un vero genio con una grande creatività: Mario Bava. A vederlo, Mario, sembrava banale, non aveva nulla di carismatico, anzi era schivo, si nascondeva, non si metteva in luce, ma poco a poco, sul lavoro, scoprivi la sua personalità, soprattutto il suo mondo, la sua visionarietà, la sua paura; perché Mario aveva paura, la sentiva come una cosa reale e la rappresentava. Le scene truci nascevano per divertimento, per paradosso, per creare sorpresa e angoscia nello spettatore, quindi erano studiate accuratamente. I due che fanno l'amore e muoiono fiocinati insieme è un'idea che Mario aveva da tempo. La vecchia che s'impicca sulla carrozzella è tutta mia, il finale con i bambini è tutto mio (il titolo originale doveva essere: Così imparano a fare i cattivi). Il polipo che da sotto il telo tocca la spalla è di Mario. Il film è molto compatto perché ha un'anima, semplice ma ha un'anima. Nelle mie lezioni di sceneggiatura non mi stanco di ripetere che per prima cosa bisogna trovare l'anima del film. Un film senz'anima è come un Golem senza l'Aleph sulla fronte. Non vive. L'anima di Ecologia del delitto sta nella totale distonia tra sentimenti e moralità: i genitori per il bene dei figli, per assicurare loro un avvenire tranquillo, non esitano a uccidere, ma i figli questo non lo capiscono perché vogliono un'altra cosa, quindi uccidono a loro volta… E' un film nero, cupo, senza speranza (non ci sono buoni, neanche i bambini ne lieto fine, quello c'è solo in Pretty Woman) ma con grandi dosi di ironia per stemperare l'amarezza, di qui lo splatter... è il primo film che usa lo splatter per alleviare lo spettatore".

 

scena

Reazione a catena. Ecologia del delitto (1971): scena

 

"I delitti dell’estrema civiltà sono certamente più atroci che quelli dell’estrema barbarie." (Jules-Amédée Barbey d’Aurevilly)

 

Trailer 

 

F.P. 30/03/2021 - Versione visionata in lingua italiana (durata: 81'24")

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