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Al di là del bene e del male

Regia di Liliana Cavani vedi scheda film

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La recensione su Al di là del bene e del male

di LorCio
6 stelle

Checché se ne pensi, uno dei risultati più dignitosi del percorso artistico della sopravvalutata Liliana Cavani, regista più importante come regista donna all’interno di un cinema maschile come quello italiano che in quanto regista (così pure Lina Wertmuller). Argomento tostissimo e non esente da cadute di stile, il triangolo sadico-amoroso tra Friedrich Nietzsche (Erland Josephson di maniera), Paul Rée (Robert Powell con gli occhi strabuzzati del Gesù di Zeffirelli) e Lou von Salomé (Dominique Sanda agli ultimi fuochi della sua stagione di gloria) viene raccontato come se fosse un mèlo crepuscolare colto nel contesto del tramonto dell’occidente ottocentesco, una sorta di storia di fantasmi maledetti sulla scia non soltanto del pensiero filosofico del pezzo grosso del trio (quel Nietzsche che affermò la morte di Dio e mandò all’aria un sistema di credenza fino ad allora indiscutibile) ma anche delle atmosfere di fine impero e di fine epoca che avvolgono l’intero film, decadente quanto basta per affascinare con elegante morbosità. Puntellato da sequenze oniriche (sebbene, ad essere sinceri, il balletto inquietante dia l’idea di allungare il brodo) che si affastellano specialmente nella seconda parte, quando il limite tra realtà ed immaginario decade in nome dell’insana follia che in un modo o nell’altro tocca tutti i vertici del triangolo. Estetismo esasperato, viscontismi di seconda mano qua e là, reparto tecnico di gran lusso con la splendida fotografia di Armando Nannuzzi e il montaggio di Franco Arcalli (anche sceneggiatore con Italo Moscati e la Cavani, questi ultimi due già artefici del Portiere di notte) in primis, Virna Lisi (l’isterica e repressa sorella di Nietzsche) mastodontica.

Cosa cambierei

Voto: 6.

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