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Asteroid City

Regia di Wes Anderson vedi scheda film

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La recensione su Asteroid City

di domileo
7 stelle

L’inquadratura geometrica e la messa in scena di Anderson in Asteroid City, possono racchiudersi in un flusso di piccoli dettagli. Momento dopo momento dobbiamo cogliere i dialoghi rapidi, la segnaletica enigmatica, i "non sequitur", i gesti e gli sguardi abbreviati e i guizzi di espressioni facciali.

Dimenticate per un momento i vecchi film di Wes Anderson, quelli pieni di auto che si fermano e si allontanano e di primi piani sui caffè. Ogni scatto qui ha il suo giusto peso.

 

L’inquadratura geometrica e la messa in scena di Anderson possono racchiudersi in un flusso di piccoli dettagli. Momento dopo momento dobbiamo cogliere i dialoghi rapidi, la segnaletica enigmatica, i non sequitur, i gesti e gli sguardi abbreviati e i guizzi di espressioni facciali.

 

Asteroid City, in bilico tra amore e morte, racconta due storie: una finisce più o meno bene, l’altra finisce più o meno male.

Alieni e sentimenti sono i veri protagonisti del film!

La prima, girata in widescreen anamorfico e con colori brillanti, è ambientata in una minuscola città resa famosa dal cratere di un asteroide. Qui, cinque giovani “cervelloni”, finalisti del premio Junior Stargazer, si riuniscono con le rispettive famiglie per prendere parte alla premiazione. Proprio questa sarà interrotta dall’arrivo di un visitatore del tutto inaspettato, un alieno, che in maniera sorprendentemente educata si limiterà a rubare l’asteroide, spingendo tutto il pubblico a riconsiderare le proprie opzioni di vita e, in particolar modo, i propri sentimenti (se così vogliamo definirli).

 

La seconda storia, intrecciata alla prima, è girata in 4:3 in bianco e nero. Presentata come se fosse un programma televisivo che ha il fine di documentare la produzione di una tipica commedia americana. Ma il conduttore, un generico annunciatore onnisciente (anche troppo), ci dice che la commedia “Asteroid City” non esiste, non è mai stata rappresentata e a detta sua:

“ha solo un’esistenza apocrifa, qualunque cosa significhi”.

Asteroid City non deve piacere, dev’essere compreso

L’ultimo lavoro di Wes Anderson, presentato in concorso al Festival di Cannes 2023, detiene attualmente il titolo di “miglior film dell’anno ad aver nettamente diviso la critica”. A detta di molti, Wes Anderson si è fatto parodia di se stesso. La peggiore, considerando l’infinità di reel sui social in cui tutti i suoi fan (e non), testimoniano come sia facile e divertente fare delle riprese in #WesAndersonStyle.

 

Ma se Asteroid City fosse, invece, un buon film? Magari, l’ultimo lavoro di Wes Anderson si prefigge un solo ed unico obiettivo: raccontare quella grande eccentricità della vita quotidiana!

 

Un po’ come se il suo “film nel film” non sia altro che una “parodia della parodia”. Un modo per raccontare gli eccessi della società contemporanea, sottolineando poi il nostro più grande difetto: l’incomunicabilità nei rapporti umani.

 

D’altronde, questo film è stato scritto in uno dei momenti più “folli” del nostro tempo: la pandemia del Covid-19. Per noi tutti questo è solo un lontano ricordo ma di sicuro nessuno negherà che proprio in quel momento ci siamo resi conto della vera importanza delle relazioni.

Tra inquadrature simmetriche…c’est l’amour!

Wes Anderson, meglio di chiunque altro, è stato capace di raccontare, con tanta leggerezza, uno dei momenti più tristi di questi ultimi anni, mantenendo il focus sul tema della comunicazione o, meglio, dell’incomunicabilità.

 

Ma sono solo i due protagonisti di Asteroid City, Augie Steenbeck (Jason Schwartzman) e Midge Campbell (Scarlett Johansson) a dare davvero un volto al sentimento. Il primo, fotografo di guerra e neovedovo, l’altra, attrice e mamma di quattro figli che vede nella tossicità delle relazioni la sua unica via di fuga. È solo grazie alle loro conversazioni a distanza (da finestra a finestra) che i due riescono a trovare un loro equilibrio e, finalmente, a stare bene con se stessi.

 

La quarantena è finita, tutto è tornato ad essere come prima. Quasi tutto. Nessuno spoiler, ma ecco un suggerimento: c’è di mezzo l’amore!

 

 

Domenico Leonello

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