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Changfeng Town

Regia di Wang Jing vedi scheda film

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La recensione su Changfeng Town

di alan smithee
7 stelle

locandina

Changfeng Town (2019): locandina

FEFF 22

Attraverso una manciata di capitoli, la regista cinese Wang Jing ci guida alla scoperta di una cittadina rurale pressoché dimenticata dal tempo e dalla civiltà, tanto da poter accogliere vicende di vita ambientate oggi come quarant'anni addietro, senza che lo sfondo scenografico di una realtà strettamente legata ai ritmi locali, possa risultarne in qualche modo compromessa.

Al centro della vicenda, l'amicizia tra due bambini, Rogna, la cui voce adulta costituisce da io narrante della vicenda corale, così soprannominato per via di una macchia purulenta sulla testa che ne priva il capo di capelli e lo espone al pubblico ludibrio di coetanei senza compassione: il suo amico del cuore è Quattrocchi, per via degli occhiali inseparabili che lo aiutano a correggere una miopia piuttosto compromettente.

scena

Changfeng Town (2019): scena

scena

Changfeng Town (2019): scena

Al loro fianco un autista claudicante di un furgoncino blu, eroe e mito locale col suo inseparabile cane fulvo, invidiato da tutti i ragazzini a cui egli instancabilmente fornisce passaggi ed appoggi morali; e poi un vecchio centenario muto che vive solitario col suo pappagallo; la nipote altrettanto muta che sopraggiunge alla sua morte; un proprietario di cinema con una bellissima giovane figlia cassiera che si invaghisce del bullo del quartiere, Testarossa, prima che costui scappi in città, per far ritorno anni dopo, disilluso e sconfitto sia nei fatti, sia moralmente.

Il tempo trascorre attraverso la fioritura dei melograni, ma anche a seguito della proiezione dei film cardine della storia del cinema, da Fellini alla Nouvelle Vague, e che in qualche modo riescono a far sopraggiungere anche il quel luogo così isolato da esser rimasto sospeso nel tempo, un po' di storia di ciò che accade al di fuori.

locandina

Changfeng Town (2019): locandina

Con la partenza di Rogna per la città, mandato in un collegio da una madre stanca di vederlo bighellonare senza costrutto, finisce un'epoca di sogni e di maliziosa purezza che non tornerà mai più indietro, ma sarà suggellata nella sua unicità ed ufficialità dalla pace che torna a contraddistinguere i rapporti fino a poco prima alterati da screzi apparentemente insanabili, tra i due ormai ex bambini Rogna e Quattrocchi.

Wang Jing possiede un accattivante appeal di rappresentazione e narrazione, che non concede tuttavia mai spazio ad inutili melodrammi, lucido invece come si sforza instancabilmente di raccontare, con una persistente ironia ed un accurato, deliberato ed assai funzionale distacco, un pugno di storie di vita vissuta e di presa di coscienza della durezza della vita, puntando su un ironico e rassegnato distacco che non si dimentica di sfruttare contesti inediti e i simboli indimenticati di una cultura, cinematografica e non, che hanno segnato la storia creando riferimenti, tendenza, spunti e prezioso, insostituibile bagaglio culturale anche tra i non addetti ai lavori o agli intenditori.

 

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