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Il Corriere - The Mule

Regia di Clint Eastwood vedi scheda film

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alan smithee

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La recensione su Il Corriere - The Mule

di alan smithee
8 stelle

CINEMA OLTRECONFINE

"I muli non parlano", ma obbediscono senza prendere iniziative. Earl Stone ha allevato ed ibridato fiori per tutta la vita, gestendo con passione e successo la propria impresa, e sacrificando per questo il suo ruolo di padre e marito. Ora vive col rimorso di un fallimento occorso prima di tutto non riuscendo a percepire, una decina di anni prima, la portata di internet e della digitalizzazione in atto, sullo sviluppo e le opportunità di mercato, e per questo si è trovato vecchio, indebitato, e soprattutto solo.

Nel cercare di non mancare nuovamente ai suoi dovere di padre e capostipite della famiglia, e giungere pertanto in tempo al matrimonio della nipote, l'uomo per caso si imbatte in una proposta di lavoro apparentemente semplice per uno come lui, abituato per tutta la vita a viaggiare col suo pick-up scassato ma efficiente. La mansione consiste nel trasporto di una borsa di cui deve ignorare il contenuto, da un garage isolato e nascosto, ad un altro punto, in cambio di un lauto compenso, ricevuto nel più rigoroso anonimato tramite una busta infilata nell'abitacolo del van. Non ci vuole molto neppure per il vecchio intuire di cosa si tratta, ma la apparente facilità della missione, e la lauta contropartita ricevuta, induce il vecchio a recidivare l'incarico.

Poco per volta l'anziano - ormai alla soglia delle 90 primavere, ma ancora arzillo e dinamico, nonché un po' rozzo e dalle maniere discutibili, amante delle donne e dei divertimenti, inguaribilmente greve e dai modi poco fiscali ma schietti e sinceri - diviene uno dei migliori e più affidabili corrieri della droga, finendo per arrivare a trasportare carichi di centinaia di kg di stupefacenti, nascosti sotto l'apparenza innocua e serafica che la sua età da ultra pensionato gli disegna addosso. Diventando nuovamente, o per la prima vera volta, un uomo ricco che può permettersi il lusso o la rivincita di tentare di riprendere a ricucire i rapporti ormai logori con la sua vecchia famiglia, che da anni ha finito per seppellirlo anzitempo.

Alla soglia dei 90 anni, il grande Clint Eastwood torna non "semplicemente" (si fa per dire) in regia, ma anche, dopo quasi un decennio dallo splendido Gran Torino, a dirigersi, per dar vita ad un personaggio burbero e bisbetico, tutto ombre e luci, che si delinea perfettamente nell'immaginario collettivo che l'Eastwood-essere umano tutto fuorché arrendevole, ha nei decenni finito per costruire sul proprio carismatico personaggio di uomo duro (....che non deve chiedere).

Ne scaturisce un film che si incasella di diritto tra le opere più riuscite (e non sono poche!), mature e classiche del celebre attore e regista: una storia epica come solo Clint oggi riesce ancora a concepire: semplice, incalzante e pure, se vogliamo, non priva di una sua retorica nobile.

Frutto maturo di un accorato bilancio di vita, rigoroso e disincantato, che funziona anche come parabola comportamentale colma di quella saggezza che è il frutto maturo di una vita vissuta, ma soprattutto un valore che superficialmente pare scontato, ma che in realtà diviene il dono più prezioso che l'uomo ormai giunto alla soglia del suo commiato terreno, può offrire all'ostinata voglia di emergere dell'uomo giovane e avido di potere, protagonista dell'ultima attuale generazione di vincenti.

Fantastico, genuino, meraviglioso, risulta poi il personaggio "senza filtro" con cui Eastwood crea, a sua immagine e somiglianza - come ormai ci ha abituato da anni - il suo protagonista Earl Stone: tutt'altro che un uomo perfetto. Anzi un individuo che ha fallito in molti ambiti, primo fra tutti il lato familiare, e che si comporta ostentando modi grevi ed apparentemente intolleranti nei suoi rapporti con le altre razze, come notiamo con l'atteggiamento contraddittorio adottato dall'anziano nel chiamare "negro" l'uomo che egli ha appena soccorso, offrendosi di cambiargli la ruota bucata poco prima.

La forza del film sta, come quasi sempre accade in film incentrati su un personaggio tutto suo, completamente nella persona di Eastwood, regista classico e potente, ma soprattutto qui attore straordinario, proteso a riprendersi senza remore nel suo incedere sicuro nonostante l'età avanzata, che lo vede procedere a passo lesto, addirittura ballare ritmi tutt'altro che blandi, ma non esclude di rivelare altresì i tratti inequivocabili e realistici di una vecchiaia ostentata con la fierezza del duro che ha la fortuna di rimanere sano anche col passare del tempo, e che non riesce a non trasparire almeno in sottofondo, nel descrivere l'incedere sicuro ma leggermente ricurvo provocato dal peso del tempo ormai trascorso.

Completano il variegato cast, attori di razza come Bradley Cooper, Laurence Fishburne, Michael Pena, la splendida dolcissima "consorte" Diane Wiest, un godibile malvivente Andy Garcia, la opportuna e bellissima Alison Eastwood, in un ruolo molto vicino a quello di se stessa: un coro perfetto che onora il grande vecchio, relegandosi a suo favore come un lussuoso contorno.     

 

 

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