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Il padre di famiglia

Regia di Nanni Loy vedi scheda film

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La recensione su Il padre di famiglia

di tafo
7 stelle

Commedia più agra che dolce femminista e pedagogica a modo suo tenendo insieme sociale e privato.

Una coppia di architetti nei primi anni della repubblica che si conoscono nei giorni del referendum costituzionale del  giugno del 1946, lui compagno lei monarchica ma si piacciono. Si sposano con l’obiettivo di cambiare il loro paese nel momento storico nel quale comincia l’urbanizzazione selvaggia della loro città rendendo sempre più difficile e poco praticabile il loro idealismo. Dopo il matrimonio vengono i figli che riempiono la casa e la giornata, uno dei due genitori deve scegliere tra lavoro e famiglia, il metodo Montessori non accetta mezze misure: o si educano i figli o si pensa alla carriera. Nell’Italia di quegli anni non era possibile pensare che la donna lavorasse e l’uomo stesse a casa così la decisone è scontata. L’uomo lavora cercando di conciliare le proprie idee con il benessere dei figli e la donna diventa il perno della famiglia. La casa diventa un laboratorio dove praticare un’educazione anti-repressiva e molto libera dove i figli non si devono sentire oppressi e possono esprimersi senza vincoli. I nonni non devono svolgere la funzione di vice-genitori che sostituiscono madri e padri poco presenti devono esserci come aiuto ma non devono supplire alle assenze dei genitori. Le donne di servizio non devono restare ignoranti e provinciali devono vedere quel lavoro come una fase di passaggio della loro vita si devono emancipare lavorando e non devono fare le schiave. I figli richiedono tempo per la madre e denaro per il padre  nella più classica divisione dei ruoli dove i problemi quotidiani  della donna di famiglia si prendono tutto mentre l’uomo può farsi l’amante e pensare ai suoi problemi ideologici. Alla fine il marito rigetterà la sua visione del mondo per guadagnare di più per la sua fetta di benessere e non farà più sesso con la moglie per paura di nuove gravidanze restando solo formalmente il capo-famiglia. Commedia dei sentimenti ma poco sentimentale, che riflette sulla famiglia sulla libertà dei figli sul ruolo della donna prima del sessantotto sulla scelta di avere una famiglia senza figli cercando magari di lasciare un paese migliore per il futuro di tutti e non solo per la propria prole.

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