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Blaze

Regia di Ethan Hawke vedi scheda film

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La recensione su Blaze

di Mulligan71
9 stelle

I film biografici, specialmente quelli sui musicisti, sono spesso un buco nell'acqua. "I Walk The Line" su Johnny Cash non era male ma neppure un capolavoro, "I Saw The Light" su Hank Williams, una mezza cantonata, e via dicendo. Restando in tempi recenti, promuovo, alla grande, "I'm Not There", biopic su Bob Dylan, originale e intelligente, e "A Proposito di Davis", che pur essendo un omaggio alla scena folk di New York nei sixties, prende ispirazione dall'autobiografia di Dave Van Ronk. Tutti, o quasi tutti, soffrono della presenza di grandi star, di patinature inutili e sperano che siano le canzoni a tenerli in piedi. "Blaze" arriva del tutto inaspettato, da un regista del tutto inaspettato, come il bravo attore Ethan Hawke. e colpisce forte, nel segno, commuove e vince su tutta linea. Racconta la breve vita di un musicista di culto, Blaze Foley, cantautore di grandissimo talento ma con una propensione ai guai, all'alcol e a quant'altro. Autore di canzoni entrate di diritto nel grande libro della musica americana ("Clay Pigeons" e "If I Could Only Fly", solo per citarne due), finirà ammazzato a 39 anni. Lo racconta basandosi sul libro della moglie, Sybil Rosen, una bravissima Alia Shawkat, e divide la pellicola fra la loro storia d'amore (ma restando lontanissimo dalla patinatura e dalla melassa) e l'ultimo Foley, quello che suonava in piccoli bar, strampalato, dopo aver sprecato molte occasioni. Blaze è interpretato da un eccellente Ben Dickey, musicista di suo, che oltre a farne un ritratto splendido ne canta anche le canzoni. Ecco, le canzoni, malinconiche, tristi, profonde, sono la colonna sonora quasi costante, ma mai fastidiosa, che corredano un impianto visivo  fatto di colori tenui, autunnali, sommessi, e tutto questo riesce perfettamente a rendere l'idea di chi sia stato Blaze Foley. Io sono di parte, lo amo, ma ci si commuove più volte, senza che mai il regista agisca di furbizia, ma semplicemente perché i momenti sono costruiti così bene che il cuore affonda inesorabilmente. C'è anche (molto) spazio per l'amico Townes Van Zandt, un altro gigante, anche lui interpretato, bene, da un musicista come Charlie Sexton. Insomma c'è tutto il "feeling" di quella scena irripetibile, di quei "fuorilegge" per cui una canzone era più importante della vita stessa. Un film meraviglioso, che dovrebbe vincere l'Oscar se gli Oscar fossero una cosa seria. Ma va bene così, qui si parla di "beautiful losers" e a loro degli Oscar, del successo, non importava nulla. Blaze voleva essere una "leggenda" perché "quelle rimangono per sempre", come le canzoni. Un inchino a tutti quanti, dagli attori, al regista, all'ultimo della troupe, per averci regalato il più bel biopic musicale da molti anni. Che qualcuno lo distribuisca in Italia ma, per l'amor di Dio, non doppiato!!

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