Trama

2007. Mehmedalija Alic è uno dei tanti immigrati bosniaci che lavorano nelle miniere slovene in condizioni spesso pericolose che mettono a rischio la stessa vita. Da trent'anni fa il minatore ma la crisi sta imponendo la chiusura di molte delle miniere quando Alic viene mandato nei pressi di un vecchio pozzo che non funziona per controllare se al suo interno vi è qualcosa. La scoperta che farà sconvolgerà tutta la Slovenia.

Approfondimento

IL SEGRETO DELLA MINIERA: GLI ORRORI DELLA STORIA

Diretto e sceneggiato da Hanna Slak, Il segreto della miniera racconta la storia di un minatore della Slovenia centrale a cui viene assegnato un compito: riaprire e ispezionare un vecchio tunnel per consentire all'impresa privata, proprietaria della miniera, di chiuderlo definitivamente. Ma abbattendo via via le barriere di roccia e mattoni presenti all'interno del tunnel scoprirà molto di più: un segreto che non doveva scoprire e che gli impongono di seppellire nuovamente.

Con la direzione della fotografia di Matthias Pilz, la direzione artistica di Adriana Furlan, i costumi di Tina Bonca e le musiche di Damir Imamovic e Amélie Legrand, Il segreto della miniera è basato sulla vicenda vera del minatore sloveno di origine bosniaca Mehmedalija Alic (sopravvissuto alla strage di Sebrenica del 1995, dove perirono tutti i suoi parenti maschi, perché era già emigrato in Slovenia) che scoprì i brutali segreti della recente storia slovena nelle viscere della miniera di Huda Jama.

Il segreto della miniera svela dunque un lato oscuro della storia slovena. Tutto ha inizio nel 2007 quando Alic venne inviato all'interno di una miniera ormai sigillata per poi riferire il contenuto alle autorità competenti. Nel marzo 2009, dopo due anni di lavoro in cui ruppe 11 barriere e rischiò la vita in condizioni estremamente pericolose, Mehmedalija demolì l'undicesima e ultima barriera nella miniera di Huda Jama sopra Laško, dove era stato mandato per una missione speciale dall'amministrazione delle miniere di Trbovlje-Hrastnik: eliminare i pettegolezzi persistenti sulla miniera chiusa da tempo contenente i resti di migliaia di vittime di esecuzioni dopo la Seconda Guerra Mondiale. Quando Mehmedalija, che a quattordici anni emigrò dalla Slovenia lasciando le verdeggianti colline attorno a Srebrenica, mise piede per la prima volta nelle gallerie abbandonate non conosceva ancora il capitolo oscuro della recente storia slovena. Quello di cui invece era perfettamente consapevole era la pulizia etnica attuata durante le guerre dei Balcani – il genocidio da parte dei serbi della popolazione bosniaca di Srebrenica durante il quale Ali? perse tutta la sua parentela diretta maschile, e il processo politico noto come The Erased, una pulizia burocratica commessa dalla Slovenia indipendente durante la quale il Ministro degli Affari Interni il 26 febbraio 1992 ha trasformato tutto a un tratto 671 persone, fino ad allora iscritte nel registro dei residenti permanenti, in cittadini illegali. Scendendo nel cuore di Huda Jama (o la miniera crudele come viene chiamata in Slovenia), Mehmedalija scoprì rapidamente che la sua non era una missione normale. Scavò, trapanò e strisciò per arrivare alla verità, un passo alla volta, dal primo scheletro trovato in uno stretto passaggio, bloccato in un tentativo apparente e vano di fuga disperata, fino alle migliaia di corpi mummificati impilati nel pozzo di Santa Barbara, sigillati dietro 11 barriere ermetiche dalle precedenti autorità della Jugoslavia comunista, che avevano cercato di cancellarli dalla storia.

Dentro Huda Jama, Mehmedalija Alic si trovò davanti al suo destino e al destino dell'umanità. Testimone della prima carcassa trovata, sapeva che voltarsi indietro non era più un'opzione, anche al prezzo della sua stessa vita. Questa era la sua vera missione, il suo compito ultimo. Nelle viscere della terra, si trovò davanti il fantasma di suo fratello ucciso a Srebrenica, gli spettri della post-Jugoslavia e della storia slovena, confrontandosi con se stesso e con tutti noi. Quello che involontariamente scoprì furono i traumi della società slovena del XX secolo. I politici si erano scontrati contro l'uomo che da ragazzo, insieme a migliaia di studenti delle scuole secondarie delle repubbliche jugoslave, aveva assistito alla costruzione del miracolo economico sloveno sotto la leadership socialista. Quando si rifiutò di tacere, utilizzarono l'apparato burocratico per zittire il minatore ribelle, rendendolo inutile e privandolo della sua pensione. Le autorità non erano interessate ai costosi e controversi scavi per recuperare le vittime delle uccisioni extragiudiziali dopo la seconda guerra mondiale.

Nella miniera, il cosiddetto Ossario contiene tuttora i resti di 778 persone. Queste vittime civili, uccise nel maggio e giugno del 1945, sono state nuovamente sacrificate nel 2009, questa volta in modo simbolico, a causa delle indecisioni delle autorità competenti. La galleria di Santa Barbara continua a contenere il tumulo dei corpi mummificati, straziati e senza nome delle vittime, la cui uscita alla luce e il cui diritto alla redenzione è ancora ostacolato dalla volontà del potere politico. Corpi mummificati e senza nome, ma non dimenticati.

Nell'estate del 2013 Alic ha pubblicato il libro No One, in cui l'ex minatore collega attraverso la sua testimonianza personale i tre grandi crimini della storia presente, incrociandoli in una storia che ci fa capire il presente e il futuro. Il potente libro è entrato in numerose case slovene e bosniache, rompendo numerose barriere ideologiche. La regista Hanna Slak, ha collaborato con Mehmedalija alla sua stesura e successivamente ha appunto realizzato il basato sulla sua vicenda. Ha raccontato la stessa: "Mehmedaliha Alic è riuscito in un'impresa impossibile. Come regista, sceneggiatrice e narratrice, mi sono ritrovata davanti al compito di raccontare la sua storia. Quando ho sentito per la prima volta delle scoperte di Huda Jama e delle 4000 persone uccise segretamente nella miniera e sepolte ancora lì dopo 60 anni, ero sconvolta. Ci sono state molte discussioni a proposito della scoperta, ma sono state sempre strumentalizzate dalla politica. La mia angoscia cresceva perché mi rendevo conto che qualcuno mi stava nascondendo una verità giudicata troppo terribile. Poi ho ascoltato Mehmedalija che raccontava la storia e mi sono trovata davanti un uomo che non aveva paura di guardare la verità dritta negli occhi e che si comportava con coerenza. Le sue parole hanno lenito la mia angoscia. Era orribile ma non avevo più paura. Ed è così che ho voluto raccontare la sua storia. Non ero interessata alla discussione storica, alla ricostruzione del passato, alle opinioni di autorità ed esperti. Tutti questi aspetti sono stati fondamentali per la ricerca preliminare, ma il mio interesse primario risiedeva nella figura straordinaria del minatore: la ricerca di se stesso e della verità, il suo viaggio nell'oscurità e la liberazione finale, che era anche la mia. Se avessi fatto un documentario su Mehmedalija Alic, avrei fatto un film poetico, intimista, lirico, e questo non sarebbe stato giusto. La finzione è molto più strutturata, logica e disciplinata. È oggettivamente precisa perché non cerca di esserlo. E inoltre, ha il potere di guarire. Raccontare storie significa creare e preservare il collettivo. La storia appartiene a chi la ascolta. Ci aiuta a comprendere l'incomprensibile, a superare il terrore, a trovare coraggio, cercare una soluzione, superare i nostri demoni e continuare ad andare avanti. Le storie ci fanno sopravvivere, ci permettono di esistere".

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Il cast

A dirigere Il segreto della miniera è Hanna Slak, regista, artista multimediale e scrittrice slovena. Nata nel 1975 a Varsavia, la Slak si Si muove tra il mondo delle immagini e quello della scrittura, spostandosi tra linguaggi diversi. Ha scritto e diretto vari film per il grande schermo (Blind Spot nel 2002; Teah… Vedi tutto

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