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Borg McEnroe

Regia di Janus Metz Pedersen vedi scheda film

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La recensione su Borg McEnroe

di champagne1
7 stelle

Il tennis non è come il calcio o l'hockey: non conta solo vincere, ma anche come si vince. Non è uno sport per tutti i ceti sociali.

Quando Borg è all'apice del successo e dipinto come un giocatore-macchina, ecco che appare all'orizzonte un giovane tennista americano capace tanto di insolenti intemperanze nei confronti del pubblico e del giudice di linea quanto di colpi sublimi ed estrosi.

Tutti li aspettano all'edizione1980 Wimbledon, in un match che ancora oggi viene considerato una delle più belle partite della storia del tennis ...

Se si è appassionati del tennis giocato, il film potrebbe rivelarsi una delusione: a parte la sporadica riproduzione (e solo per dettagli) di qualche scambio, nulla di speciale si vede nelle varie sequenze. Ma d'altra parte questo film si focalizza sui personaggi, su Borg in particolare, scavando le motivazioni i metodi le ossessioni che lo portano a diventare da giovanissimo uno dei più grandi giocatori del mondo.

E così vengono fatte emergere le epiche fantasie adolescenziali che tutti abbiamo avuto, ma che solo pochi sono capaci di realizzare. E non sembra essere questione di famiglia o di ceto (Borg veniva da una famiglia della piccola borghesia, mentre invece McEnroe nasce dalla upper class americana), bensì di carattere e di determinazione. Borg in un contesto diverso lo si giudicherebbe un sociofobico con atteggiamenti ossessivo-compulsivi; ma se guardiamo a queste caratteristiche all'interno del tennis, ebbene lui diventa un perfezionista inarrivabile.

E mentre viene sfatato l'assunto per cui i due grandi rivali fossero molto diversi fra loro, si nota invece quanto di Borg ragazzo si intraveda nel giovane McEnroe: un'agnizione di cui in qualche modo entrambi diventano consapevoli e che li porta ad essere destinati ad una grande amicizia.

Janus Mets Pedersen, noto più come documentarista e regista TV, esordisce sul grande schermo con una buona prova, usando una sceneggiatura di un autore svedese, Ronnie Sandahl, e prestando grande attenzione all'ambientazione, ottimamente ricreata, e soprattutto ai personaggi, molto frequentemente ripresi con lunghi primi e primissimi piani in modo da farne emergere tutta la loro umanità.

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