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Le ali della libertà

Regia di Frank Darabont vedi scheda film

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La recensione su Le ali della libertà

di luisasalvi
4 stelle

Solo in parte tipico film carcerario con direttore e poliziotti sadici immorali e fanatici della Bibbia e qualche violenza sessuale fra detenuti; ma con molte varianti: il protagonista è innocente… solo per Mereghetti “non ci importa più sapere” se lo è; importa a tutti, al direttore che quando scopre che un carcerato appena arrivato ha udito il racconto del vero assassino ed è pronto a testimoniarlo in tribunale sotto giuramento lo fa uccidere, ai compagni che capiscono il suo desiderio di uscire mentre loro si sono adattati alla prigione e quando, divenuti vecchi, vengono rilasciati non voglio uscire, uno si uccide e l’altro, Red, è tentato di farlo se non fosse che… tanto poco il film è “claustrofobico”, come invece afferma Morandini: è penosa la vita fuori per i due che ne escono… Perché, altra variante, sembra che ci sia molto più umanità fra i carcerati che fra i carcerieri, e molta più illegalità fra questi che fa quelli; le violenze non sono esibite, tranne pochi casi, ma sono molto peggiori quelle dei carcerieri.

Il protagonista, Dufresne (Robbins), onesto giovane brillante vicedirettore di banca, sconvolto per il tradimento della moglie, viene condannato per omicidio di lei e del suo amante. Dopo qualche tempo diventa consulente finanziario del direttore e gli fa nascondere sotto un nome fittizio, con tanto di documenti falsi, gli ingenti guadagni di tutti i suoi sporchi traffici; poi evade con i falsi documenti e ritira tutti quei risparmi; si ritira in Messico e lascia un messaggio nascosto a Red cui aveva chiesto di andare a ritirare il suo messaggio in caso che lo rilasciassero: per questo non si è ucciso e lo ha raggiunto in Messico.

A parte questa astuzia finale (che può essere suggerita per capovolgimento da quella di Uomini e cobra, in cui alla fine il più furbo a raccogliere il malloppo è proprio il direttore del carcere) il resto corre banale su rotaie già logore, la cui peggiore variante è tematica e forse inconsapevole: dal film si ha la netta impressione che la prigione migliori i carcerati che finiscono per imparare a vivere e convivere, mentre guasta i carcerieri che peggiorano sempre. Un film comunque modesto, da non rivedere.

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