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Mammina cara

Regia di Frank Perry vedi scheda film

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La recensione su Mammina cara

di LorCio
6 stelle

Mammina cara o damnatio memoriae, tanto il concetto sarebbe il medesimo. Le memorie di una vittima dello star system hollywoodiano, in questo caso della figlia di una delle attrici più iconiche di mezzo secolo cinematografico, sono di per sé un concentrato di intrattenimento frivolo assai interessante per capire quel che avviene dietro le quinte (delle quinte). Dal libro scandalo di Christina Crawford, ecco a voi un’impietosa rappresentazione della divina Joan (la cui reputazione di self made woman va qui a farsi fottere cordialmente), vero e proprio personaggio da tragedia universale, impersonato sullo schermo da una Faye Dunaway (Rita Savagnone la doppia da dio) assai coinvolta nel dar vita al cipiglio arcigno e al sorriso inquietante dell’interprete de Il romanzo di Mildred. È proprio inquietante questa madre tirannica e sadica, alcolizzata e fragile, che si è scelta una figlia di cui inevitabilmente diventerà essenzialmente gelosa negli anni della maturità. Alla base del rapporto tra Joan e Christina ci sono l’estrema invidia della madre decadente nei confronti della rigogliosa figlia e il gigantesco complesso di Edipo (lesbico) che lega la madre alla figlia (complesso esorcizzato attraverso lo scimmiottamento che Christina fa di Joan, imitandola nelle sue performance private più incredibili). Più che biografico, il film è la seconda parte (la prima era il libro) della cinica resa dei conti della bionda e boccolosa figlia nei confronti della cotonata e mastodontica madre, nonostante una sorta di ipocrita riconciliazione ci sia nel sottofinale (ma il finale non lascia scampo alla tesi della resa dei conti), un gioco al massacro tra vendette non dichiarate e alcolici conflitti generazionali e non. Tutto si cadenza in un genere pseudo melodrammatico, raggiungendo una propria cifra soprattutto nell’isterismo (con culmine in quattro sequenze: il taglio dei capelli, la distruzione del roseto, le gucce di ferro e il tentativo di strangolamento): e alla fine, sebbene ispiri tutt’altro che ilarità, è persino divertente per la sua dimensione grottesca.

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