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Dunkirk

Regia di Christopher Nolan vedi scheda film

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La recensione su Dunkirk

di mck
8 stelle

"Bon voyage!"

 

Si parte da Dünkirchen, si passa per Dunkerque e si giunge a Dunkirk.

Gli ultimi giorni di maggio dell’anno millenovecentoquaranta. Una settimana sulla e per Terra, elemento che apre e chiude il film – da una breve corsa lungo e attraverso la linea del fronte, che pian piano avanza a semicerchio verso la costa (mentre dal cielo la permanente minaccia distruttiva è ancor più pressante), superando barricate e ultime difese, per poi, come Antoine Doinel, sempre sulla Manica, ma 250 km più a sud-ovest, e 18 anni dopo (o 58 anni prima, a seconda dei PdV), correrci sopra, non per confrontarsi con lo specchio marino, ma per mettersi in fila, allo scoperto, sulla battigia bagnasciugata dalla marea e smitragliata & craterizzata dai cacciabombardieri della LuftWaffe, in attesa d’incamminarsi verso l’agognato molo (sia esso fisso e sventrato o emergenzialmente “mobile”) o cercando succedanei ripari di fortuna tramutantisi in tiri a segno, sino all’ultimo approdo, raggiunto con un atterraggio d’emergenza, planando a riserva esaurita (la parte più “retorica” del film, al contempo tanto “improbabile” - l'abbattimento "veloce", dopo quello "estenuantemente infinito" - quanto iperrealistica) e scricchettando a mano il carrello dello SpitFire (sputafuoco: così i tetrattici empedocle-pitagorici elementi rizomatici ci son tutti) della RAF, verso la cementizia sabbia e uno stalag/stammlager – e che ingloba il giorno sulla e nell’Acqua [questa parte della storia è “identica” a quella presente in “BlackOut” (“Non hai idea di come ci si sente a stare seduti ad aspettare per giorni, senza sapere se qualcuno verrà a prenderti o se farà in tempo, e senza sapere nemmeno se qualcuno sa che sei lì...”) di Connie Willis (“Nei sistemi caotici le azioni positive possono determinare risultati negativi, e viceversa...”), ma non è certo plagio: è Storia], e che a loro volta, entrambi, contengono un’ora in e per Aria: e come spesso accade con Christopher Nolan la time-line infograficizzata è un’opera d’arte “naturale” di per sé…

 

[Rappresentazione grafica della timeline di “Dunkirk” realizzata dall’utente PitazBoras di Reddit (qui ci sono tutte quelle della filmografia nolaniana: quella di “Insomnia” è particolarmente rilassante se messa a confronto con quasi tutte le altre...) basandosi su questo articolo di George Hatzis (visu.info). Nota: cliccare sull’immagine per ingrandirla.]

Fotografia di Hoyte von Hoytema. Montaggio di Lee Smith. Musiche di Hans Zimmer, qui (con Lorne Balfe e… Edward Elgar) al suo meglio. Costato all’incirca, spannometricamente, facendo un paio di conti della serva, e chi lo sa, 100 mln di $, ne ha incassati più di 5 volte tanto.

Abbastanza indimenticabile Marc Rylance [“Bridge of Spies”, “Waiting for the Barbarians”, “Don’t Look Up” e futuro Satana nel prossimo “the Way of the Wind” (già “the Last Planet”) di un biblico Terrence Malick] nel ruolo del capitano da diporto di cui sopra. Eccellenti Kenneth Branagh e Cillian Murphy.
E poi Tom Hardy (che lascia l’ultimo frame a Fionn Whitehead), Tom Glynn-Carney, Barry Keoghan, Harry Styles, Fionn Whitehead (che riceve il testimone con un “inaspettato” stacco netto da Tom Hardy), James D’Arcy, Jack Lowden, Aneurin Barnard, Jochum ten Haaf…
John Nolan, lo zio di Christopher e Jonathan, è l’uomo cieco che dispensa cibarie e bevande ai soldati appena rientrati in Inghilterra. Infine, un riconoscibilissimo cameo aero-radio di Michael Caine.

- Non aspettate la Marina?
- Hanno chiesto la MoonStone e l’avranno. Col suo capitano.

 


“Contraltare” all’ancóra di là da venire “1917” (montato a mo’ di piano-sequenza proprio da Lee Smith) di Sam Mendes, “Dunkirk” (interamente scritto da lui) è, ad oggi, con “the Prestige” (sceneggiato assieme al fratello Jonathan adattando il romanzo di Christopher Priest), passando da una distesa di elmetti ad un'altra di cappelli a cilindro, il miglior film di Christopher Nolan (ed Emma Thomas). A ruota: “Interstellar” (scritto col fratello e la consulenza di Kip Thorne), “Inception” (scritto da solo), “Memento” (scritto da solo basandosi su un racconto del fratello) e pure “Following” (l’esordio, scritto da solo) e il già citato “Insomnia” (l’unico film nolaniano non sceneggiato da lui, ed oltretutto un remake). In attesa di “Oppenheimer”, che segnerà il passaggio dalla Warner alla Universal.

 

Ah!, le bianche scogliere di Dover! Hm? Del Dorset? Va beh, va bene uguale, dai.

 

Per poi, una volta rifocillati, continuare a morire, rispediti, volenti o nolenti, espletando la propria funzione, verso il fronte esteso continentale, ed oltre, mentre chi rimane a casa s'impegna e s'ingegna perseverando a ripararsi in qualche modo dovendo restare sotto la costante pioggia di fuoco del Blitz.

Un lieto fine che non può esser lieto, e non vuol esser fine.

 

- 1958: "Dunkirk" di Leslie Norman con John Mills e Richard Attenborough.

- 1964: "Week-End à ZuydCoote" di Henri Verneuil con Jean-Paul Belmondo e Catherine Spaak.

“Bon voyage!”

 

* * * * (¼) - 8.25      

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