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L'orgoglio degli Amberson

Regia di Orson Welles vedi scheda film

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La recensione su L'orgoglio degli Amberson

di Antisistema
10 stelle

Il secondo ed il terzo film sono sempre i più difficili per un regista, specie per coloro che come Orson Welles hanno avuto la fortuna ed il talento di debuttare con un'opera prima eccezionale; la pressione aumenta, le aspettative sono alte e ammiratori e detrattori, attendono il regista al varco. Welles non si lascia scoraggiare, non è nella natura di un genio come lui del resto, così con L'Orgoglio degli Amberson (1942), il regista vira nuovamente l'ogetto della sua ricerca sui potenti, in questo caso la ricchissima ed influente famiglia degli Amberson, nonchè sull'ultimo suo rampollo George (Tom Holt), un nuovo titano Wellesiano dopo il Kane della sua opera prima. 

Questa volta il soggetto è indubbiamente più classico rispetto a Quarto Potere, ma il regista resta comunque fedele al suo stile continuando con le innovazioni che hanno fatto grande la sua opera prima; piani sequenza estensivi e totali, vastissima profondità di campo valorizzata questa volta dalla fotografia di Stanley Cortez ed un certo fatalismo in questa ascesa e caduta dell'ultimo degli Amberson. George è un ragazzo arrogante quanto viziato, disprezza fortemente gli elementi del popolino e si oppone energicamente al progresso incarnato dall'invenzione dell'automobile considerata dal ragazzo una creazione senza futuro, preferendogli di gran lunga il trasporto a trazione animale. 

Questo lo porta ferocemente a scontrarsi con Eugene Morgan (Joseph Cotten), ex-piccolo borghese che ora sta facendo una fortuna e vecchio spasimante di sua madre Isabel Amberson (Dolores Costello), la quale pur essendo innamorata di lui preferì sposare Wilbur. Pur essendo fortemente innamorato della figlia di Eugene, la dolce Lucy (Anne Baxter), George porta avanti la sua battaglia personale verso l'ex-amante della madre impedendo qualsiasi avvicinamento tra i due. 

 

Tim Holt, Anne Baxter

L'orgoglio degli Amberson (1942): Tim Holt, Anne Baxter

 

George è un titano destinato alla sconfitta, sia per i mutamenti storici a cui risulta cieco, che per il suo orgoglio aristocratico verso la classe borghese, la quale disprezza fortemente e il cui odio è ricambianto da costoro che sperano di vivere tanto a lungo da vedere George e la famiglia Amberson crollare miseramente.

Il film comincia con un'introduzione di tipo storico, ricollegandosi in un certo senso al cinegiornale con cui si apriva Quarto Potere (1941), che ci fornisce una serie di nozioni sui costumi e le usanze della società dela seconda metà dell'800', fatta di riti, vestiti e un certo lassismo nell'affrontare la giornata senza dover correre all'impazzata dietro i ritmi frenetici di una società come quella odierna dove tutto è veloce, ma resta per assurdo sempre meno tempo per l'uomo e ciò dalla voce narrante di Welles, viene comparato al tram a trazione animale che si fermava ogni qualvolta una persona dalla finestra chiedeva di fermarsi. 

Ritmi che oggi sarebbero impossibili da mantenere, così come sempre più rare sono le abitazioni sullo stile sfarzoso come quella degli Amberson, con i suoi pianerottoli interni e quella scala a spirale in cui Orson Welles con dolly e pini sequenza, sale e scende di continuo con la sua macchina da presa che segue di continuo il salire e scendere di quelle scale da parte dei suoi personaggi, dimsotrando una magistrale gestione dello spazio della casa. Il regista non rinuncia a sperimentare nuovi artifizi come la profondità di campo sonora in sequenze come la festa, riuscendo tramite l'accavallamento delle voci a creare un effetto realistico alla messa in scena. 

 

Joseph Cotten, Agnes Moorehead

L'orgoglio degli Amberson (1942): Joseph Cotten, Agnes Moorehead

 

Il montaggio sicuramente è più classico rispetto a Quarto Potere, avvalendosi di dissolvenze incrociate o in nero, e quindi molto più classico nei raccordi, cosa che portò la critica ad apprezzare maggiormente L'Orgoglio degli Amberson all'epoca rispetto a Quarto Potere. Lo stesso Orson Welles lo considerava superiore al suo precedente film, però con questa pellicola inizia la prima di una lunga serie di opere manomesse dalla produzione ed acerrime battaglie tra il regista ed i produttori. 

A quanto è riportato nei booklet della Dynit, Orson Welles riuscì a compeltare il montaggio del film pur trovandosi all'estero in Brasile per un film che poi non si riuscirà mai a realizzare, purtroppo gli screen test furono negativi a quanto sembra e la casa di produzione fortemente terrorizzata dal rimetterci i soldi, tagliò circa 50 minuti di film ed ordinò a Robert Wise (montatore del film), di girare delle sequenze di raccordo e di cambiare il finale. 

I reshoot di Wise sono fortemente visibili poichè spesso vanno a spezzare la regia dei complessi carrelli di Welles, con dei frame che a volte servono a colmare i buchi narrativi per via dei tagli come per i due uomini che commentano la morte di Wilbur, oppure un primo piano messo a cavolo su Lucy quando Geroge le dice che sta per andare con sua madre all'estero (forse per una maggior empatia verso la sua sofferenza? Non è una cosa da Welles, non il primo Welles che è sempre molto indefinito quando deve tratteggiare i propri personaggi). Non sono questo esperto di cinema, men che meno di Welles, però se sono riuscito a notare delle palesi inquadrature inserite ex-post che cozzano con lo stile di Welles, immagino ve ne siano molte sparse nella narrazione e individuabili da coloro che sono più allenati del sottoscritto. 

Il finale oltre che affrettato (ci saranno stati una marea di tagli anche qui), ha l'ultima sequenza nel corridoio dell'ospedale totalmente riscritta e rigirata da Robert Wise, con un tono molto positivo che và contro la cupezza e l'ostinazione che permeava la narrazione in precedenza. La pellicola venne disconosciuta da Welles per questo motivi che da quel momento in poi ebbe in odio Robert Wise e dovette combattere ogni volta tra budget risicati e post-produzioni scellerate, il film fu un flop al botteghino e nonsotante le quattro nomination agli oscar per miglior film, scenografia, fotografia e attrice non protagonista (Agnes Moorehead), non ottenne nulla. 

 

Tim Holt, Anne Baxter

L'orgoglio degli Amberson (1942): Tim Holt, Anne Baxter

 

Film aggiunto alla playlist dei capolavori : //www.filmtv.it/playlist/703149/capolavori-di-una-vita-al-cinema-tracce-per-una-cineteca-for/#rfr:user-96297

 

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