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Venezia 2013: Diario dal Festival - Giorno 4
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Diario personale di un inviato al Festival — Impressioni, pensieri, opinioni

 

Parliamo di soldi. No, non sto a raccontarvi quanto costa stare al Lido durante i giorni del Festival: uno con le mani bucate come me non ha nemmeno idea di quanti euro siano necessari per sopravvivere a una sola giornata. Vi racconto semmai di uno degli spazi più visitati e gettonati degli ultimi due giorni: l’angolo “Ridateci i soldi” ideato da quel provocatore di Gianni Ippoliti. L’idea è semplicissima: si tratta di un piccolo concorso che premia la migliore stroncatura a uno dei film della Biennale. Per partecipare bastano poche e semplici righe su un film visto che, una volta scritte su un apposito biglietto, vengono affisse su una bacheca pubblica. Dando sfogo alla fantasia, anche la più becera, chiunque può esprimere il proprio pensiero negativo, un’osservazione, un dubbio e, in certi casi, un’opinione stringata. Unico imperativo: il massacro ironico, con buona pace di registi, attori e uffici stampa. Al momento, vanno per la maggiore le tante le osservazioni e le richieste di spiegazione sulla strada che si “allarga” in Via Castellana Bandiera.

La giornata cinematografica è partita invece all’insegna di uno dei titoli più attesi dalla stampa internazionale: Philomena di Stephen Frears. Applauditissimo dagli accreditati con grande soddisfazione di Lucky Red che lo distribuirà a febbraio, Philomena per il sottoscritto è un prodotto talmente svenevole e furbo che, se non fosse per la presenza di Judi Dench e per la sontuosa confezione, andrebbe bene nel pomeriggio estivo di Canale 5 insieme ai tv movie di Inga Lindstrom e Rosamunde Pilcher.

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locandina

Philomena (2013): locandina

RECENSIONE

3 DOMANDE A… STEVE COOGAN

Lei è contemporaneamente produttore, co-sceneggiatore e protagonista di Philomena. Da dove nasce il film?

Nel 2010, mentre ero a New York, ho letto un articolo on line del Guardian il cui titolo recitava pressappoco così: “La Chiesa ha venduto il mio bambino”. Si trattava di una intervista a Martin Sixmith sul libro che egli aveva scritto, “The Lost Child of Philomena Lee”, e che conteneva i dettagli e l’ossatura della storia. L’articolo era molto commovente, tanto da spingermi ad opzionarne i diritti per trarne un film. Avevo da sempre desiderato di far qualcosa di lontano dai miei lavori precedenti e la storia di Philomena Lee mi ha toccato perché tira in ballo la mia educazione cattolica e per il suo essere universale. Inoltre, coinvolgeva Irlanda e Stati Uniti, vecchio e nuovo mondo legati da forti legami dovuti all’immigrazione passata.

 

Come mai ha scelto anche di interpretare Martin?

Di solito, amo la commedia. Mi piace ridere e far ridere la gente e, dunque, volevo mettermi in gioco, esplorando un altro lato di me stesso. Il ruolo rappresentava una sfida che non potevo non accettare ma non ho detto del tutto addio alla mia parte ironica, dal momento che il legame tra Philomena e Martin offriva diversi spunti per uno scontro sia generazionale che di classe.

 

 Beh, recitare a fianco di Judi Dench non deve essere stato difficile.

Non ho mai avuto dubbi su chi dovesse interpretare Philomena. Mentre stavo scrivendo la sceneggiatura con Jeff Pope, mi ricordo che quello di Judi fu il primo nome che mi venne in mente, pensando che non ci sarebbe stato niente di più bello che averla con noi.


 


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Dopo un breve messaggio e conseguente telefonata con il caro Alan Smithee (tenetelo d’occhio, ha già cominciato a macinare titoli e controtitoli), che vedrò poi ad ora di pranzo, decido sciaguratamente di andare a vedere Child of God di James Franco, presuntuosamente confrontatosi con un’opera di McCarthy e non ancora all’altezza di cotanto peso sulle spalle. Intendiamoci, chi non conosce il romanzo, potrebbe anche apprezzare il film (nonostante certe scene fin troppo esplicite, a partire da una defecazione in primo piano e per nulla funzionale al racconto).

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Scott Haze

Child of God (2013): Scott Haze

RECENSIONE

3 DOMANDE A… JAMES FRANCO

Ci descrive in breve Child of God?

Terzo romanzo di McCarthy, Child of God è stato scritto dall’autore quando ancora era in Tennessee e lottava per raccontare di personaggi che vivono nei boschi del Tennessee, mostrando già qualcosa dello stile libero che avrebbe poi caratterizzato Non è un paese per vecchi e The Road. Protagonista o antagonista che sia, Lester Ballard è ispirato poi da un vero assassino abbastanza noto degli anni Cinquanta: Ed Glein, lo stesso che ha ispirato Robert Bloch per Psycho e il film Non aprite quella porta. È curioso e affascinante vedere come tre prodotti tra loro così diversi provengano dalla stessa fonte.

 

Su cosa si è concentrato maggiormente?

A me interessava esaminare le condizioni estreme di isolamento in cui vive Lester. La necrofilia, tema macabro, ad esempio è frutto dell’isolamento che egli vive e della voglia che ha di connettersi con altri esseri umani. Visto che non può interagire con i vivi che continuano a rifiutarlo e a spingerlo fuori dalla società civile, Lester interagisce con i morti sentendosi da essi apprezzato e amato. Così come interagisce anche con gli animali di peluche vinti ad una fiera. Il problema dell’isolamento sociale è più attuale che mai: oggi, cosa fanno tutti coloro che non riescono a tenere il passo con la moderna socializzazione?

 

Non ritiene che il personaggio invece sia alquanto sgradevole da vedere, soprattutto in certe sequenze?

No, ho cercato di rendere intenso e allo stesso tempo guardabile. Si, Lester sarà un assassino o un individuo disturbato dai comportamenti non perdonabili ma è anche un killer maldestro, i cui atteggiamenti anche burloni rendono per metà simile a un Charlie Chaplin psicopatico.


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Riuscire ad incontrarsi al Lido è un’impresa. Per capire dove si trovasse Alan, ad esempio, ho dovuto far ricorso ad un’indicazione cinematografica, usando come punto di riferimento un poster gigante di Gravity, trasformato improvvisamente in bussola. Caffè, bibita e un primo scambio di informazioni tecniche accompagnano una conoscenza diretta che parte quasi da zero, considerando le poche interazioni virtuali. Decidiamo però di incontrarci nuovamente in serata per assistere insieme a Palo Alto di Gia Coppola, di cui vi parlerò però domani in occasione del red carpet.

Tra una sosta in sala stampa, dove quest’anno si offre caffè gratis agli operatori press, e una passeggiata all’aperto per l’ennesima Marlboro, si fanno le 17,  l’ora in cui mi appresto ad assistere in Sala Perla a Con il fiato sospeso, un viscerale mediometraggio diretto dalla siciliana Costanza Quatriglio.

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locandina

Con il fiato sospeso (2013): locandina


Ispirato ad una vicenda realmente accaduta a due giovani catanesi impiegati nei laboratori di ricerca farmaceutica, il film è una denuncia nuda e cruda di orrori silenziosi di cui nessuno parla, il cui minore è l’insorgere nei ricercatori di strane forme tumorali. Con un mix di fiction, documentario ed inchiesta, Con il fiato sospeso conta sulla presenza di un’intensa Alba Rohrwacher e di una splendida Anna Balestrieri, da tenere d’occhio per il futuro, e sulle musiche di Paolo Buonvino.

 

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E ritorniamo ancora a parlare di soldi. Chi sa ad esempio quanto guadagnano le hostess e gli steward di sala, quei gentili e cortesi ragazzi e ragazze che tanto spesso – soprattutto i giornalisti – si tende a bistrattare? Sembra essere questo l’argomento tabù della Mostra di quest’anno. Provando a chiedere in giro ai diretti interessati, nessuno risponde. Qualcuno però si lascia sfuggire di aver avuto precise direttive al riguardo e di aver avuto ordine di mantenere il massimo riserbo sulla paga. Perché? Il dubbio che lecitamente sorge è che, ancora una volta, le condizioni salariali non siano adeguate alle ore di lavoro effettivamente svolte e alla fatica richiesta.

Nonostante la stanchezza cominci a farsi sentire, in serata c’è ancora spazio per The Wind Rises (prossimamente distribuito da Lucky Red con il probabile titolo di Si alza il vento), il quasi nuovo capolavoro di Hayao Miyazaki, talmente atteso che la fila davanti alla Sala Darsena comincia un’ora e mezza prima dell’orario previsto di proiezione.

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locandina

Si alza il vento (2013): locandina


Anche in questo caso naturalmente vi rimando alla recensione, che merita un post a parte.

RECENSIONE

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GIORNO 3

GIORNO 2

GIORNO 1

GIORNO 0

 

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