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Cerimonia per un delitto

Regia di J. Lee Thompson vedi scheda film

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La recensione su Cerimonia per un delitto

di fortimilian
8 stelle

Notevoli il montaggio frenetico anticipatore di fotogrammi del film che precede i titoli di testa e accompagna il messaggero durante il suo viaggio in treno così come risulta interessante la prima sequenza nella casa durante il riicevimento nella quale sono quasi del tutto assenti i dialoghi.
Autenticamente inquietante tutta la prima metà del film con atmosfere ambigue suggerite dall'ambientazione e dalla tecnica di ripresa del regista che qui stilisticamente si risolleva dopo un periodo di grosse produzioni dal budget consistente e tecnicamente pregevoli ma poco personali sul piano della messa in scena ("Taras il magnifico"e "I re del sole"nel campo del cinema epico/avventuroso e "La signora e i suoi mariti sul versante della commedia) recuperando una parte della pregevolezza stilistica delle sue opere degli anni cinquanta.
Autenticamente suggestiva e opprimente la sequenza con la moglie della vittima sacrificale in visita alla tomba dell'avo nella boscaglia perseguitata dalle misteriose figure incappucciate in un ossessionante crescendo da incubo.
Bravissima la Kerr, nella norma ma poco ispirato Niven, molto bella e inquietante la compianta Sharon Tate.

Sulla trama

Interessanti sia le premesse che tutta la prima parte del film, con un alone di inquietudine che permea le atmosfere decadenti e pagane del contesto rurale (i 13 precedono il riferimento alle figure evangeliche di Gesù e degli apostoli in una interpretazione alternativa del tema legato al sacrificio salvifico rispetto al resto della comunità) sebbene il finale risulti meno suggestivo e più convenzionale del previsto.

Su J. Lee Thompson

Buona prova pregevole anche dal punto di vista artistico e non solo tecnico di un regista comunque da sempre maggiormente a suo agio nei contesti d'atmosfera piuttosto che nel gestire budget faraonici per i quali era però paradossaamente considerato più affidabile dagli studios hollywoodiani, forse per una questione legata al rispetto dei tempi di lavorazione e consegna del "prodotto" finito.
Resta comunque il suo miglior risultato del filone "parapsicologico" e misterico che Thompson peraltro ripercorrerà con "Il misterioso caso Peter Proud" (1975) nel corso del decennio successivo.
La tipica messa in scena di Thompson (movimenti di macchina ossessivi e camera a mano nelle sequenze di maggior suspence) qui è particolarmente funzionale al contesto e al racconto.

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