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I tre moschettieri

Regia di Richard Lester vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su I tre moschettieri

di rocky85
8 stelle

Al motto di “Tutti per uno, uno per tutti!”, intere generazioni di bambini e ragazzi (e non solo) hanno sognato di ripercorrere nostalgicamente, anche per un attimo, le avventure seicentesche dei moschettieri del re ed i loro scontri con le guardie del cardinale Richelieu. I tre moschettieri di Alexandre Dumas, un classico assoluto della letteratura di tutti i tempi, è stato fin dagli albori del cinema rivisitato ed utilizzato in svariate occasioni. Per molti la versione migliore resta probabilmente quella del 1948 diretta da George Sidney, un classico del cappa e spada interpretato da uno scatenato Gene Kelly nel ruolo di D’Artagnan e da una sensualissima Lana Turner nel ruolo della perfida Milady.

Eppure, per motivi affettivi o anagrafici, per alcuni di noi la versione più appassionante resta quella realizzata da Richard Lester nel 1973, e suddivisa in due capitoli girati quasi contemporaneamente ma distribuiti a distanza di due anni: I tre moschettieri (The Three Musketeers: The Queen’s Diamonds, 1973) e Milady - I quattro moschettieri (The Four Musketeers: The Revenge of Milady, 1975). Richard Lester e lo sceneggiatore George MacDonald Fraser operano una scelta coraggiosa eppure funzionale: raccontare la storia con toni buffoneschi, realizzando una versione scanzonata e dissacrante che diventa sano divertimento per gli spettatori di tutte le età. Il rimando a gag tipiche della commedia slapstick, spesso marchio di fabbrica di Lester, è ricorrente ma non diventa mai fastidioso, perché in fin dei conti il pubblico di riferimento è fanciullesco e sognante. I duelli, coreografati splendidamente, diventano fumettistici, a tratti ricordano addirittura la leggerezza e l’assurdità dei cartoni animati, ma non scadono mai nella parodia. Anzi, a volte sortiscono l’effetto contrario apparendo estremamente realistici, perché restituiscono tutta la violenza dello scontro fisico, nel quale non vengono quasi mai rispettate le regole della cavalleria ed ognuno utilizza l’arma della scaltrezza o della slealtà. In tal modo i due capitoli si trasformano in uno scoppiettante romanzo avventuroso, pieno di omaggi al cinema classico e di invenzioni visive e comiche. Tantissime le sequenze da ricordare: la partita a scacchi a palazzo reale, con il re che utilizza pedine umane; oppure le gag comiche che hanno per protagonista una prorompente ma altrettanto goffa e combinaguai Costanza; o ancora i magnifici duelli tra D’Artagnan e Rochefort del secondo capitolo, prima sul ghiaccio o poi quello finale in chiesa.

Il cast degli interpreti merita un discorso a parte. Il giovane Michael York, nel ruolo di D’Artagnan, costituisce quel misto di “insolenza e urbanità” tanto caro a Dumas. Richard Chamberlain e Frank Finlay interpretano con classe e fine ironia Porthos e Aramis, mentre i superbi Charlton Heston (il cardinale Richelieu) e Christopher Lee (Rochefort) tratteggiano in modi umoristici due cattivi da manuale. Indimenticabile il reparto femminile: Raquel Welch, stupenda, sensuale, carnosa, interpreta sorprendentemente una Costanza impacciata e divertente; Faye Dunaway è la fascinosa e perfida Milady, descritta impietosamente come "un meraviglioso puttanone d'alto bordo", che diventa protagonista assoluta nel secondo capitolo, quando utilizza l’arma della seduzione per portare a compimento la sua vendetta nei confronti di D’Artagnan. Ma il migliore di tutti è forse Oliver Reed, maestoso nel ruolo di Athos, che nasconde sotto le sembianze di simpatica ribalderia la sua anima dolente e tormentata. E ci risulta difficile immaginare per lui, attore magnifico e grandissimo ubriacone nella vita, una frase diversa da quella pronunciata saggiamente proprio dal suo Athos: “Imparerai che l’avvenire appare più roseo attraverso il fondo di un bicchiere!"

 

 

 

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