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La migliore offerta

Regia di Giuseppe Tornatore vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su La migliore offerta

di hallorann
10 stelle

Dopo la visione de LA MIGLIORE OFFERTA si esce piacevolmente frastornati, come al termine di una approfondita seduta psicoanalitica o di una visita alla Galleria degli Uffizi di Firenze. Saranno stati tutti quei ritratti femminili o più semplicemente la vicenda di Virgil Oldman. Assistere alla sua “ascesa” e caduta toglie il fiato, spiazza, per la potenza del male che ogni individuo può celare dietro una bella facciata. Virgil paga una vita all’insegna dell’avidità (in un certo senso), della diffidenza per gli altri (i guanti come filtro). Un battitore d’aste inappuntabile, freddo, essenziale, celebre viene irretito o meglio rapito nei sentimenti, nei vizi e nelle virtù. Una vita da asceta dedicata solo all’accumulo e alla precisione nel lavoro e negli affari può subire delle incrinature.  Coltivare il bello distoglie dal brutto, giustamente, e si frappone un velo come tra bene e male fino a non percepirlo. Per oltre due ore assistiamo a cambiamenti di routine, alla trasformazione di eventi sempre uguali in nome dell’amore. La forza di un sentimento che cambia chiunque e a qualsiasi età. “L’amore può essere simulazione?”, ci si chiede ad un certo punto. Lo sapremo alla fine. E l’altra frase chiave de LA MIGLIORE OFFERTA, “in ogni falso si nasconde qualcosa di autentico” (e Virgil lo sa bene, solo nell’arte), si deve declinare anche al contrario. Su queste due frasi Giuseppe Tornatore costruisce un thriller fuori dai canoni tradizionali e conosciuti ma già percorsi da egli stesso in passato. Ispessito, irrobustito dalle musiche del fido Ennio Morricone, dalla scrittura particolarmente felice, dalle interpretazioni sopraffine con in testa un Geoffrey Rush da Oscar, da una tecnica di ripresa e di messinscena di gran classe asciugata da ogni enfasi ormai. Non ha più nulla da dimostrare l’autore di Bagheria. Egli è un’idea di cinema personale, consolidata e ulteriormente rafforzata da quest’opera così ricca di fascino e mistero. Un gioiello d’arte cinematografica. Vengono in mente L’AMICO AMERICANO di Wim Wenders (nelle scene delle battiture d’asta, negli sguardi d’intesa tra Virgil e Billy), le numerose inquadrature sul cancello della villa ricordano IL CAMORRISTA ma sono solo reminiscenze, associazioni libere senza necessaria conferma. Vengono in mente certi gialli anni ’70 con la doppia Claire, rivestiti e intarsiati da Oldman’s, dal Tornatore Style. “Tutto è vanità” diceva Jack Kerouac, e inganno potremmo aggiungere.

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