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Il lercio

Regia di Jon S. Baird vedi scheda film

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La recensione su Il lercio

di AgentCooper
7 stelle

Si può dire di essere davanti ad una pellicola agrodolce, sbilanciata a volte ma al tempo stesso dannatamente affascinate.

Opera asfissiante, (auto) distruttiva questa di Jon s. Baird. Partiamo subito col dire che è d'obbligo sapere cosa si va a guardare. Nel senso che chi come me, vedendo il trailer si aspetta una commedia pulp molto folle, ritmata e divertente difficilmente potrà essere soddisfatto appieno. Non ho letto il libro Irvine Welsh ma dopo la suddetta visione credo proprio che lo prenderò in mano così da potere fare dei confronti più approfonditi tra libro e film. 

James McAvoy

Il lercio (2013): James McAvoy

Anche se (e qui lo ribadisco) personalmente parlando credo che ci siano libri fatti per essere interpretati e non per essere trasposti. Il Lercio è uno di questo. Il protagonista nella sua solitudine crea e amplifica immagini (oltre che le sue parti intime) per dimenticare quanto sia ingrata la sua vita. Ride, schernisce, picchia, beve, imbroglia pur di dimenticare la piattezza di quel nucleo familiare che non c'è più. Costantemente diviso tra l'essere una brava persona, un onesto cittadino e quel ruffiano di cui abbiamo parlato prima Bruce vive la sua vita in maniera disordinata e disorganizzata. Il film segue proprio questo approccio seguendo attentamente le (dis) avventure del nostro protagonista. 

James McAvoy

Il lercio (2013): James McAvoy

Una nota dolente però va al modo in cui vengono trattate molte delle figure secondarie del film. Ottimamente interpretate certo ma sembra che siano state parecchio sacrificate sul piano narrativo. Qui, da questo punto di vista si nota moltissimo la differenza con la controparte cartace dove l'autore sicuramente avrà gestito in maniera migliore i suddetti personaggi.  

Ciò non toglie che siamo davanti ad una delle interpretazioni migliori di McAvoy che riesce ad incarnare perfettamente la follia (e la malinconia) di un personaggio costantemente minacciato proprio da se stesso. Il fantasma di ciò che potrebbe essere, di una promozione, di un futuro migliore lo perseguita alimentando così il suo odio verso gli altri. Quel futuro che sembra essere così vicino ma che al tempo stesso si rivela essere così lontano. Ciò che lui rimprovera ai suoi colleghi non sono nient'altro che pezzi della sua personalità che lui non riesce ad accettare appieno. Vermi, elefanti, maiali, il mondo è popolato da animali che lui stesso vede attraverso deliri allucinatori. Noi spettatori non possiamo fare altro che immergerci e comunque godere del buon risultato finale. Citando una parola del film si può dire di essere davanti ad una pellicola agrodolce, sbilanciata a volte ma al tempo stesso dannatamente affascinate.

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