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Benvenuti al Nord

Regia di Luca Miniero vedi scheda film

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La recensione su Benvenuti al Nord

di mc 5
4 stelle

Facciamo un passo indietro. Quando uscì il primo "Benvenuti" (al Sud), fui colto di sorpresa da un film che mi fece morire dalle risate. A fronte di un enorme successo al botteghino e di una discreta accoglienza della critica, ci fu una minoranza che nicchiò associandolo ai destini di una sciagurata commedia all'italiana incapace di liberare la propria creatività. Io, che non sono certo un paladino della commedia italica (anzi ne sono da anni critico feroce) nell'occasione mi dissociai da quelle opinioni negative. Ribadisco infatti che "Benvenuti al Sud" era una mosca bianca nel panorama di uno scenario cinecomico volgare, compiaciuto e compiacente. Ad un certo punto, come fulmine a ciel sereno, in mezzo a tutti questi cineasti (Fausto Brizzi in testa) che convincono furbescamente il pubblico di farlo "ridere con intelligenza", arrivò sugli schermi questo film che -è sempre bene ricordarlo- non era un soggetto originale, ma l'adattamento di un successo al box office francese. L'idea apparteneva a quel genio della comicità d'oltralpe che è il bravissimo Dany Boon e dunque il nostro Luca Miniero aveva lavorato su un format già collaudato. Sembrava impossibile che in una commedia italiana non si parlasse di bamboccioni che si fanno le corna o di schermaglie genitori-figli in un tripudio di cellulari. No. Stavolta si parlava di un tema che in Italia ci coinvolge un pò tutti, ci fa ridere tutti o per lo meno sorridere, perchè fa parte del nostro DNA: quello della contrapposizione Nord-Sud. C'è poco da fare: noi italiani (cinefili o spettatori occasionali) quando si parla del "campanile" siamo tutti sensibili. E questo tema veniva affrontato senza volgarità, anzi addirittura con grazia e tanta leggerezza, infilando una serie di gag deliziose, con l'aggiunta di qualche siparietto sentimentale, adottando uno sguardo ironico e affettuoso sulla difesa (umanissima) delle proprie radici culturali da parte di "terroni" e "polentoni". Ma quella felice esperienza, proprio per la sua specificità, era destinata a rimanere qualcosa di unico. E invece è accaduto quello che non doveva accadere, e che è giustificabile solo nella logica da parte dei soliti produttori di fare un montagna di soldi. Altro che montagna! Il film sta divorando ogni record al botteghino. Sale piene. Delirio di massa. Esercenti che se la ridono. Sì, ma il film com'è? Debole, molto debole. Più che un sequel, semplicemente un meccanico ribaltamento della situazione originaria con una serie di gag che per lo più non fanno ridere, dialoghi che girano a vuoto e momenti che vorrebbero essere esilaranti e invece sono quasi sempre prevedibili. Poi vorrei esprimere una percezione personale. Io credo che il primo film fosse una azzeccata commedia popolare, nel senso che il pubblico poteva in qualche modo riconoscersi nei luoghi comuni campanilisti che venivano simpaticamente messi alla berlina. Stavolta invece ci troviamo di fronte ad una proposta "Nazional popolare", che è cosa piuttosto diversa dal concetto di "Popolare". E a supportare questa mia tesi segnalo la scelta di affidare il video che accompagna i titoli di coda ad una cantante che -se non vado errato- credo sia una trionfatrice di quel "santuario" della cultura giovanile che è "Amici". E' inutile che io adesso mi cimenti nella sintesi della vicenda, sulla quale meglio sorvolare, composta com'è di situazioni forzate e ben poco credibili. Devo ammettere che alcune gag imperniate sul piano aziendale di ottimizzazione del lavoro funzionano e divertono, ma sono le continue schermaglie tra mogli e mariti ad essere di una pochezza estenuante. Eppure devo dire che -pur nella prevedibilità di un simile progetto- questo film presenta un aspetto positivo sul quale intendo soffermarmi. Esso possiede (come del resto l'episodio precedente) una importante peculiarità: la scelta di impiegare, per larga parte del cast, un piccolo esercito di caratteristi formidabili. Uno più bravo dell'altro. Ma vediamo prima i ruoli principali. Claudio Bisio è di una bravura incredibile, uno degli attori italiani più ricchi di talento, la cui abilità è anche il frutto di una lunga esperienza teatrale, di studi sull'arte del mimo, di un lavoro sul corpo. Solo che dispiace un pò vedere tanta mobilità espressiva piegata ad un personaggio che tende a comprimerla. Su Alessandro Siani non saprei che dire, salvo che il suo ispirarsi a Troisi è a tratti imbarazzante. Su Angela Finocchiaro non oso discutere, anche perchè per molti lei è una sorta di "intoccabile", mentre io trovo che negli ultimi anni non ha fatto che ripetersi. Su Valentina Lodovini, lasciatemi prima di tutto omaggiare la sua giunonica (e popputa!) femminilità, per poi però subito dopo aggiungere che in questo film la sua interpretazione è semplicemente penosa. Ospite di lusso è un Paolo Rossi assolutamente sorprendente, in un ruolo modellato sull'immagine di Marchionne che gli dà modo di apparire come non lo avevamo mai visto. E, finalmente, posso rendere omaggio ad una pattuglia di caratteristi veramente eccezionale. Teco Celio, attore clamorosamente bravo che seguo da anni con simpatia, qui nei panni di un arcigno ed irriducibile leghista. Nando Paone e Giacomo Rizzo (i due "Costabile", commedianti strepitosi). Nunzia Schiano (una irresistibile mamma napoletana). Fulvio Falzarano (nei panni di Mario detto Ciaparàtt, una meravigliosa faccia d'attore che vorrei vedere più spesso). Salvatore Misticone (il signor Scapece, un delirio di comicità, una fisicità dirompente). E infine segnalo, tra i dipendenti delle Poste, Ippolita Baldini nel ruolo della Dodi e Gianmarco Pozzoli in quello del Magonza (quest'ultimo protagonista di una sequenza irresistibile, in cui lo vediamo simulare bastardamente la condizione di grande invalido). Concludendo. Un film sicuramente deludente. Salvato parzialmente solo dal talento e dall'esperienza dei caratteristi che ho citato.
Voto: 5

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