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Francesca

Regia di Bobby Paunescu vedi scheda film

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La recensione su Francesca

di mc 5
8 stelle

I detrattori hanno individuato in questa pellicola di produzione rumena un eccesso di minimalismo espressivo, una ostentata povertà di mezzi e, in definitiva, una messa in scena ridotta ai minimi termini. Io non posso negare che la rappresentazione sia limitata all'essenziale, ma credo anche che il rigore sia la cifra stilistica primaria dell'opera, nonchè ciò che ne fa un buon film. Ho trovato infatti la pellicola a suo modo appassionante, seppure in modo effettivamente inconsueto. Si tratta infatti di una storia molto semplice ma anche assai dura e drammatica, messa in scena secondo criteri di estremo rigore; e questo modo scarno di filmare, con inquadrature fisse e pochissimi movimenti di macchina, è -come dicevo- proprio ciò che dà al film un suo carattere e una sua anima drammatica. E a rincarare la dose va aggiunta la totale assenza di commento sonoro, a conferire un ulteriore aspetto realistico, austero, di taglio quasi documentaristico. Ciò che sorprende è che tutta questa freddezza riesce ad elevare la potenza delle immagini e ad acquisire l'interesse dello spettatore. Il quale si fa prendere dal desiderio di di vedere "come va a finire", e se questa ragazza rumena riuscirà a portare a termine, fra molteplici difficoltà, il suo progetto di costruirsi un futuro. Lo sfondo, la Romania di oggi, è tra lo sconcertante e lo straniante, con la corruzione dilagante negli uffici statali e con piccoli criminali che riescono a condurre indisturbati i loro loschi traffici. Ma è soprattutto un Paese di persone normali che hanno la sola colpa di essere nate in uno dei Paesi dell'Est ex-comunista scombussolati da mutamenti politici e storici coi conseguenti problemi di adeguamento al nuovo da parte dei cittadini comuni. Riassumendo dunque, problemi economici, vale a dire povertà che non garantisce alcun futuro, ed incapacità dello stato nel contrastare traffici malavitosi di ogni sorta il che favorisce il prosperare di piccole gang criminali. In tale contesto, chi può biasimare una trentenne maestra d'asilo che cerca di realizzare un minimo di sicurezza economica per sè e la famiglia tentando di attuare un progetto di lavoro in Italia? Nel raccontarci tutto questo, la tecnica di regìa è talmente secca ed essenziale da rendere ciò che vediamo estremamente realistico, tanto che si ha a volte l'impressione di essere davvero presenti sul set. La mia impressione è quella di aver "ricevuto" molto da questo film, vale a dire la testimonianza autentica della vita quotidiana a Bucarest, qualcosa che sul piano sia umano che socio-politico mi ha arricchito non poco. Mi riferisco ad esempio ai colloqui e agli incontri che Francesca (questo il suo nome) deve affrontare per predisporre il suo viaggio in Italia, oppure la sua visita al  padre che la mette in guardia sui pericoli (a suo dire) cui ella va incontro...e sono tutte occasioni  per conoscere da vicino (molto da vicino) come ragionano, cosa si dicono, cosa pensano di noi italiani, quotidianamente e nel concreto, le persone comuni che vivono in quel Paese. E vi assicuro che la scoperta è illuminante ed offre spunti di riflessione. Essi, parlando dentro le mura delle proprie abitazioni, sanno che noi li vediamo (parlo per luoghi comuni generali, ovviamente) tutti come zingari, ladri e delinquenti. Noi qui abbiamo paura di loro poichè li conosciamo secondo stereotipi, ma essi, a loro volta ci giudicano secondo altri stereotipi, ci chiamano "mangiaspaghetti" e affermano che tendiamo a fregarli. Insomma, la diffidenza è reciproca. Due sono dunque le considerazioni che la pellicola mi ha stimolato. Prima di tutto quanto per loro il nostro Paese, o per lo meno l'idea di esso che loro si sono fatti, sia risolutivo, proprio come ultima spiaggia per uscire da un tunnel di grigia rassegnazione, da una condizione del tutto priva di prospettive di evoluzione. Ormai hanno capito che non siamo il paese dei balocchi, però restiamo per molti di essi una drammatica possibilità di "svoltare". Ma la vera e propria lezione che possiamo ricavare dal film è quella che ci proviene dall'interno di quelle case, dove persone oneste e dignitose stanno a testimoniare che non esistono "popoli" o "razze" inclini alla deliquenza (se non sbaglio l'onorevole Mussolini ha farneticato il contrario tirando in ballo addirittura il DNA dei rumeni...). E che ad ogni latitudine del globo esiste la gente umile e dignitosa (che è poi la maggioranza) ed esistono i prepotenti e i violenti. E, ancora, che i sentimenti che muovono le scelte e le azioni delle persone sono SEMPRE GLI STESSI, in Romania come in Italia, in Australia come in Giappone. E quei sentimenti sono riconoscibili e immutabili OVUNQUE da secoli: l'amore e il rispetto per i genitori, la preoccupazione dei genitori per il futuro dei figli, la gelosia nei confronti della persona amata, il sano desiderio di costruire un futuro per sè e per le persone care, l'affetto solidale per gli amici...insomma noi dobbiamo convincerci che questi sentimenti sono gli STESSI che si trovano varcando qualsiasi confine. Se noi siamo consapevoli di questo, è già un discreto punto di partenza. E d'altronde il film è proprio questo che testimonia, con quelle "camere" fisse, che inquadrano questa giovane donna mentre fa, dentro le mura di casa sua, le cose che fanno tutte le donne, siano esse rumene o italiane non ha alcuna importanza, compreso darsi lo smalto alle unghie dei piedi, oppure farsi una nuova acconciatura dei capelli, o ancora scambiarsi coccole col fidanzato in camera da letto...cose banali di tutti i giorni. Questa è la base di una realtà quotidiana che poi deve però fare i conti con un basso tenore di vita e con le prepotenze di una consolidata delinquenza locale che riesce a dribblare il controllo della Legge. La figura di Francesca è quella di una trentenne fiera, decisa, piena di dignità e di coraggio e -soprattutto- ricca di buon senso, materia quest'ultima che le permette di "insegnare a stare al mondo" perfino a quel povero diavolo del fidanzato, persona non cattiva ma comunque troppo debole e maldestra. Francesca ha una bella personalità forte, e conserva intatta la sua dignità anche quando un suo presunto "padrino" tenta subdolamente di umiliarla con vergognoso spirito da marpione. A parte il fatto che (diciamolo) si tratta di una bellissima donna, coi tratti fieri di tante belle donne dell'Est che popolano le nostre città. L'attrice che la interpreta, Monica Barladeanu (mamma mia che cognomi!), ci offre una performance molto convincente nel suo realismo e nella sua credibilità. E il regista, Bobby Paunescu, vince la scommessa del debutto con un film rigoroso e verosimile, fermo restando che una sola opera non è sufficiente a consacrarne il talento. Come è facilmente intuibile da quanto fin qui detto, si tratta di un film che richiede attenzione, e solo un interesse effettivo verso la storia narrata e verso lo sfondo sociale che la distingue, possono evitare la deriva di una visione annoiata. Certo che se uno s'aspetta il "colpo di scena che fa spettacolo", beh, allora è meglio che quell'ora e mezzo la dedichi ad altro. Quanto poi a quei due personaggi politici italiani che hanno cercato di bloccare il film sentendosi offesi, dopo aver visionato l'opera e ascoltato la frase incriminata, posso dire che ho trovato quella frase pefettamente inserita nel contesto del discorso di un personaggio del film e dunque non la ritengo assolutamente gratuita. E per concludere un complimento al coraggio e all'intelligenza (che del resto ci erano già noti) di Domenico Procacci, che con la sua "Fandango" ha distribuito la pellicola (anche se purtroppo in pochissime copie).
Voto: 8 e 1/2

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