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Nemico Pubblico N.1 - L'ora della fuga

Regia di Jean-François Richet vedi scheda film

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La recensione su Nemico Pubblico N.1 - L'ora della fuga

di mc 5
10 stelle

Sarà anche la logica del mercato, ma che tristezza. Questo film, come è noto, è uscito diviso in due episodi separati. Il primo è arrivato nelle sale (in molte sale!) pieno di belle speranze. Ma le cose non sono andate come dovevano andare, nel senso che gli italiani non hanno mostrato interesse per le avventure del bandito Mesrine, decretandogli dunque un mezzo flop. La tristezza sta ora nel constatare che, a fronte di un'uscita in pompa magna per il primo film, questo secondo esce in pochissime copie e con promozione zero. Per dire: mentre il primo era presente praticamente in tutte le multisale di ogni provincia, in tutta l'Emilia Romagna questo è uscito SOLO a Bologna, e per giunta nella sala meno importante e più sfigata della città. Ma questi handicap possono mai fermare un sincero fan del polar e del noir francese come il sottoscritto? Evidentemente NO!. Sicchè io, alla faccia del popolo bue che sdilinquiva per alieni tridimensionali e cuccioli di labrador, stavo contando i giorni che mi separavano da questo "Nemico pubblico n.1 - L'ora della fuga". Ebbene, ciò che ho visto ha superato perfino le mie già accese aspettative, mettendomi di fronte ad uno dei film più irresistibili dell'anno. Una botta di adrenalina continua che ti fa sembrare quei 130 minuti come se fossero mezz'ora. Un film che intrattiene appassionando, insomma per farla breve sono entrato contento e sono uscito esaltato. Bello il primo film, entusiasmante il secondo. Molto più movimentato del primo, adrenalinico, sferzante, potentissimo, un "cult". I meriti vanno divisi tra una regìa sapientissima e sicura di sè, un montaggio senza respiro che non dà tregua allo spettatore, e un Vincent Cassel da Oscar che aderisce al personaggio in maniera quasi sconcertante. Certo, qui si partiva forse avvantaggiati da un personaggio estremamente interessante coi suoi risvolti di grottesca sbruffoneria e coi suoi deliri di onnipotenza, per di più goffamente supportati da imbarazzanti teorie anarco-rivoluzionarie. Ed è ancor più interessante analizzare come il fenomeno Mesrine abbia lasciato tracce di sè nella cultura francese: soprattutto ripensando a come il bandito fu osservato dai media. Ed è qui che si gioca il grosso equivoco. Mesrine, come accennavo prima, e non si sa se per opportunismo, per supposta furbizia o solo per istinto ignorante, cavalcò parecchio certe istanze anarco-libertarie dell'estrema sinistra, dimenticandosi peraltro allegramente che le sue scorribande erano iniziate bazzicando brutti ceffi dell'estrema destra. Pare che alcuni giornalisti francesi di sinistra (poveretti!) abbiano preso sul serio all'epoca certe sue battaglie supportate da discorsi ideologici grossolani e arruffati contro le condizioni di vita nelle carceri di massima sicurezza. Ho detto "poveretti" perchè imbarazza un pò constatare come certi media non capirono che si trattava in realtà di un egocentrico assassino, che delinqueva solo per attirare i riflettori su di sè, salvo poi incupirsi quando si sentiva solo e non più illuminato dalle luci della ribalta: insomma soltanto una personalità instabile e pericolosa...altro che anarchia e libertà! Provo invece un misto di tenerezza e pena per quei giovani incoscienti delle banlieux parigine, protagonisti di scontri con la polizia, che indossavano t-shirt raffiguranti Mesrine come se vedessero in lui una sorta di guida spirituale. Quanta ingenuità e sguardo corto nell'individuare un guru libertario in un criminale paranoico!! Ma...attenzione, io non sto qui certo difendendo la polizia. Anzi. Questa si mostrò doppiamente incapace. Prima non fu in grado di contrastare le ripetute evasioni di Mesrine dai vari carceri, dimostrando una inettitudine tecnico-organizzativa senza pari. Poi quando arrivò finalmente "quello coi coglioni" che ci si mise d'impegno ad inchiodarlo, il bandito fu massacrato forse un pò vigliaccamente per non dire fuori dalla legalità. Il film è tutto un susseguirsi adrenalinico di imprese compiute da Mesrine (per lo più fulminee rapine in banca ma anche sequestri di persona a scopo di ricatto) alternate ai suoi arresti e successive rocambolesche evasioni dal carcere. In particolare da segnalare un'evasione incredibile che si svolge ancor prima della detenzione, con Mesrine che fugge ghignando dal tribunale usando il giudice come ostaggio. Ma le cose "incredibili" nella sua "carriera" non si contano. Il fatto è che Mesrine aveva questa caratteristica di buttarsi a capofitto anche nelle situazioni più impossibili, con un misto di coraggio e incoscienza, uscendone quasi sempre vincitore, anche perchè secondo me -semplicemente- fu sempre assistito da una buona dose di "culo". Ma anche quest'ultimo cominciò a non bastare più quando il confronto si fece estremo tra il nostro bandito e un poliziotto cazzuto davvero ossessionato dall'idea di arrestarlo per sempre. Ecco, l'unica pecca del film forse è quella di aver poco approfondito la psicologia del Commissario Broussard, che a mio avviso avrebbe potuto fornire spunti cinematografici interessanti. Come in molti hanno osservato, se Broussard è riuscito ad incastrare Mesrine, lo si deve al fatto che quei due uomini erano fatti della stessa pasta. Nel senso che anche Broussard si sentiva realizzato solo quando aveva puntati su di lui i riflettori dei media e dunque è facile supporre che la sua ossessione fosse quella di vedere sui giornali a caratteri cubitali i titoli che annunciavano la sua vittoria sul bandito. Ed è proprio la squenza finale del film, quella della successione "pedinamento-trappola-eliminazione", la più choccante, tesa, eccitante. Davvero, reggetevi forte negli ultimi minuti perchè c'è uno scatto finale realizzato dal regista Richet con tempi e stile sorprendenti. Una sequenza che dovrebbe entrare di diritto nella storia del cinema d'azione, per la dose quasi insostenibile di suspense che essa racchiude. E poi c'è una immagine finale insieme agghiacciante e sublime, un primo piano insistito (che forse potrebbe disturbare gli stomaci più deboli) sul volto maciullato di Mesrine, col capo reclinato e i capelli intrisi di sangue....D'accordo che il "gigante" Cassel mette in ombra il resto del cast, ma un paio di nomi li voglio fare. Innanzitutto il grande Olivier Gourmet (Broussard), ormai una star del cinema francese. E che dire di Ludivine Sagnier? A parte la bravura, penso di lei quello che può pensare ogni maschietto etero ragionevole, e cioè che è una formidabile...agitatrice di ormoni. Cercatelo, questo film, in una delle poche sale dove è in proiezione, ma fate presto perchè temo
vi resterà al massimo una settimana.
PS: ovvio che in Italia non riusciremo mai a fare un film così ("Romanzo criminale" è solo l'eccezione che conferma la regola).
Voto: 10

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