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L'amico di famiglia

Regia di Claude Chabrol vedi scheda film

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La recensione su L'amico di famiglia

di munnyedwards
7 stelle

 

Un amore clandestino da consumare nell’ombra dei boschi, con amplessi selvaggi e quasi animaleschi, un ritorno agli istinti primari che trova nel gesto proibito uno sfogo necessario, il brivido del rischio, la sfida verso le convenzioni sociali, il gusto eccitante delle regole infrante, andare contro un sistema/vita che li vuole (chi per un motivo, chi per un altro) inchiodati al loro squallido guscio borghese, fatto di menzogne, infelicità e viscidi compromessi.

I due amanti sono Lucienne (Stèphane Audran) e Pierre (Michel Piccoli), lei moglie del potente sindaco Paul Delamare (Claude Pièplu), lui sposato con una donna in profonda crisi depressiva che non esce mai di casa, Chabrol li inserisce in un contesto cittadino dove a prevalere sono le ipocrisie e i soliti ritratti di una classe dirigente meschina e falsa, divisa tra intrallazzi politici, scheletri nell’armadio e verità di comodo.

 

Locandina

L'amico di famiglia (1972): Locandina

 

Travolti dalla loro sincera passione Lucienne e Pierre si presentano inizialmente come una vera anomalia, una distorsione interna in un quadro di dominante squallore, due unità apparentemente lontane dalle bassezze del quotidiano vivere, ma è solo un’illusione, la realtà infatti si conferma ben diversa.

Anche loro si rivelano pezzi conformi del grande puzzle costruito da Chabrol, tutt’altro che estranei al gioco delle parti ben presto i loro interessi personali prenderanno il sopravvento su tutto e tutti, spingendo la coppia nel baratro dell’atto criminale, freddo e spietato.

Chabrol si insinua con la sua consueta eleganza formale nei territori del noir ma appare chiaro che ad interessarlo sono dinamiche e contesti narrativi ben diversi, in primis la messa in scena di una deriva morale che, pur partendo da un sentimento genuino, spinge i  due amanti verso il delitto, unica strada possibile per mantenere in vita il loro impulso d’amore.

Eppure non si riesce a odiare i due protagonisti, neanche quando mettono in atto i gesti piu infami, perchè in verità sono spinti da un senso di ribellione sincero, anche se sporcato da chiari egoismi personali, Pierre che si libera di una moglie che è solo un peso morto, una donna che ha rinunciato a quella vita che lui invece sente di poter godere fino all’ultimo, e Lucienne che dopo aver sopportato un matrimonio di convenienza non regge al viscido cinismo del marito sindaco, che scoperta la tresca tra i due pensa solo a sfruttarla per i suoi loschi affari.

 

 

L’amico di famiglia (Les Noces Rouges) è un opera che si inserisce in un contesto filmico che Chabrol ha già dimostrato di saper padroneggiare con la sicurezza di un vero maestro, lo ritroviamo ancora una volta a scavare nelle debolezze e nelle meschinità della classe borghese, ritratti impietosi di un umanità deviata, che si mostra per quello che non è, che nasconde la sua vera indole dietro una facciata di bella presenza ma che è sempre pronta a giocare sporco, a tradire la fiducia dei propri simili (vedi la tentata truffa dal sindaco), a compiere atti criminali in nome di un amore ossessivo e ribelle.

In questo circo di maschere deformi l’unico elemento di disturbo è rappresentato dalla figlia di primo letto di Lucienne, una ragazza dagli occhi vispi e dal cervello fine che (in)volontariamente segnerà il destino dei due amanti, rompendo gli equilibri del sistema stabilito, dove anche i delitti possono essere occultati, dove la classe dirigente deforma i fatti in base alle proprie esigenze, la polizia, il prefetto, i politici coinvolti, tutto il marcio meccanismo sembra portare ad una naturale conclusione della vicenda…se non fosse per una scomoda lettera che davvero non si puo ignorare.

Chabrol scrive e dirige con il suo tocco leggero ma rigoroso una storia di amore disperato e delitti, una storia che rimanda ai topoi del noir per l’atmosfera di inevitabile tragedia che accompagna il percorso dei due protagonisti, la narrazione è lineare, fredda ma solida, retta dalle ottime performance dei due attori principali, Stèphane Audran (al tempo moglie del regista) è una Lucienne dalla forte carica sensuale, bellissima nelle sue fragilità e spietata nel momento del bisogno, Michel Piccoli non gli è da meno, il suo Pierre è un uomo vigoroso che uccide in silenzio ma senza rimpianti, una splendida coppia di amanti a cui forse bastava davvero una fuga disperata, una rapida uscita di scena da quella realtà fatta di menzogne e falsità.

Voto: 7.5

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