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Il gatto a nove code

Regia di Dario Argento vedi scheda film

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Badu D Shinya Lynch

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La recensione su Il gatto a nove code

di Badu D Shinya Lynch
7 stelle

 

 

Il Gatto a Nove Code è il film più "prototipale" e potenziale di Dario Argento.

Il secondo lungometraggio del filmmaker italiano sembra contenere già in sé delle caratteristiche visuali e schermiche definibili, in un certo qual modo, "suspiriane"; come se il film fosse avvolto da un inconscio desiderio tovoliano; un'impellenza tovoliana come preparazione all'irreale o, forse, al soprannaturale, nonché, appunto, al "suspiriano".

 

scena

Il gatto a nove code (1971): scena

 

Il Gatto a Nove Code è già sorprendentemente, da un punto di vista teorico, un film definitivo e definito; ultimo. Un lavoro troppo avanti. Forse, proprio per questo, da rimuovere. Da resettare.

Un'asfissia di campi e controcampi dello sguardo o, nello specifico, dell'occhio; tra ciò che l'occhio può vedere ma non riesce a visionare, e ciò che non può vedere ma riesce comunque a visionare.

Quindi, il suo film più prefigurante. Oltre il pericoloso.

Film-dinamitardo. Il più, per quanto riguarda l'aspetto concettuale, schizofrenico ed urgente; nietzschiano.

Un film-animale.

Quasi come fosse Split diretto da Alfred Hitchcock.

 

Catherine Spaak

Il gatto a nove code (1971): Catherine Spaak

 

Insomma, Il Gatto a Nove Code lo si potrebbe definire, a conti fatti, come un intempestivo tilt del cinema argentiano.

Un prematuro infarto teorico.

Un cortocircuito di logica e di sguardi.

L'iride di tutto il suo cinema.

Un'opera(zione), in sostanza, avventata e precoce.

In anticipo. Troppo veloce. Che brucia. Cieca.

 

Karl Malden

Il gatto a nove code (1971): Karl Malden

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