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Il diario di una cameriera

Regia di Luis Buñuel vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Il diario di una cameriera

di laulilla
9 stelle

Le Journal d’une femme de chambre è un romanzo pubblicato nel 1900 dallo scrittore francese Octave Mirbeau, che attraverso le memorie di Célestine descrive la corruzione e i misfatti della borghesia parigina alla fine dell’ 800. Jean Renoir nel 1946 lo adattò liberamente per il cinema, girando un film prodotto a Hollywood.

 

È, invece, del 1964 il film di Luis Buñuel, che introdusse molte variazioni allo scritto di Mirbeau e al film di Renoir, facendone opera del tutto originale e completamente sua.

Allo sfondo parigino egli sostituì la campagna francese, dove appunto si trasferisce Célestine (meravigliosa Jeanne Moreau), graziosa giovane dai modi educati assunta come cameriera al servizio di una importante e rispettata famiglia di proprietari agricoli.

Al periodo della Belle Epoque, prima della Grande Guerra (1914-1918), egli sostituì quello successivo, nella profonda provincia in cui stavano nascendo i primi sinistri fermenti del revanchismo militare, dell’ invidia di classe e del razzismo antisemita.
Célestine è accolta nella tenuta padronale dalla rigida padrona di casa, M.me Monteil (Françoise Lugagne). che con un severo discorso, la mette al corrente dei suoi prossimi compiti e delle abitudini dell’anziano suocero (Georges Geret) e di quelle del marito, M. Monteil (indimenticabile interpretazione di Michel Piccoli). 

È una ragazza intelligente e non tarda a capire che dovrà tenere gli occhi bene aperti per salvarsi dall’esuberanza sessuale del padrone e dal feticismo del nonno, ma anche dagli assalti del giardiniere Joseph (Georges Geret), attratto dai suoi modi signorili, ma vizioso e ripugnante pedofilo, fascistoide e antisemita che ha messo gli occhi su una bambina che frequenta la casa.

Il notabilato locale non è molto meglio: c’è un prete avido di denaro (Jean-Claude Carrière); un vecchio capitano dell’Armée, nazionalista, invidioso dei signori Monteil  (Daniel Ivernel), che nutre un forte odio nei confronti degli ebrei e che coltiva il sogno di uno stato forte; ci sono dei poliziotti distratti che non indagano quando e dove è necessario, convinti che un patriota, come Joseph – che Celestine aveva cercato di incastrare fabbricando una prova – non possa essere sospettato dell’orribile delitto di quel pedofilo che, come il lupo cattivo, aveva incontrato la bimba nel bosco…

 

Nessuno si salva, in questo film, neppure Célestine, perché, sia pure con una lucidità e un’intellignza superiori a quelle dell’umanità abietta che la circonda, la giovane non intende mettere in discussione la gerarchia sociale, ma, anzi, la accetta come un fatto naturale, cercando di trarne il massimo vantaggio grazie a un matrimonio che dovrebbe darle l’onorabilità e la rispettabilità a cui tiene.

Sono presenti, dunque, tuttti i temi cari al regista – molti dei quali ritroveremo anche nei film successivi, oltre alle riflessioni, connotate dal suo lucido pessimismo, sulla reale possibilità di mettere in discussione una gerarchia sociale costruita, per lo più, sull’ignoranza e sul pregiudizio, oltre che sulla prevaricazione e sull’invidia.
Come Mirbeau, anche Buñuel è convinto che i servi, per la lunga consuetudine coi modi, le abitudini e il lusso dei signori, aspirino a essere come loro e che perciò non saranno mai protagonisti di progetti rivoluzionari.

La conclusione del film, che mostra la manifestazione dei nazionalisti a Cherbourg nel tripudio di una folla plaudente lascia nello spettatore - che conosce le tragedie che sconvolsero l'Europa dopo i fatti di quegli anni - molto sgomento e inquietudine.

L’impassibilità fredda e la cattiveria del racconto indicano la distanza morale del regista da quel mondo repellente: talvolta egli la esprime anche attraverso le immagini simboliche del suo repertorio: gli animali – il sorcio, il lupo, il cinghiale –  le scatole dal contenuto misterioso, il carillon, i sacchi accatastati…

La sceneggiatura, per la prima volta, porta insieme a quello di Louis Buñuel, anche il nome di Jean Claude Carrière, che, da questo film avrebbe costituito con lui il robusto sodalizio cinematografico che tutti conosciamo.

 

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