Espandi menu
cerca
Il tulipano d'oro

Regia di Gérard Krawczyk vedi scheda film

Recensioni

L'autore

giancarlo visitilli

giancarlo visitilli

Iscritto dal 5 ottobre 2003 Vai al suo profilo
  • Seguaci 19
  • Post 2
  • Recensioni 452
  • Playlist -
Mandagli un messaggio
Messaggio inviato!
Messaggio inviato!
chiudi

La recensione su Il tulipano d'oro

di giancarlo visitilli
4 stelle

“La guerra… lo sport maggiormente praticato al mondo”. Una risposta a “l’orrore” apocalittico di Coppola? Assolutamente. Non questo il senso della guerra descritta, raccontata e messa in scena da Gèrard Krawczyk, in Il tulipano d’oro - Fanfan la Tulipe, film d’apertura al Festival di Cannes 2003 (non dimentichiamo che un’altra scelta simile avvenne qualche anno fa con Vatel).
Quello di Krawczyk è un remake, precisamente la terza versione del racconto “Fanfan la Tulipe”, dopo quella del 1907 (Alice Guy) e del 1952 (Christian Jaque).
Siamo nel Settecento, sotto il regno di Luigi XV. Il personaggio di Fanfan, forse ispirato al sergente la Tulipe, che combattè contro gli inglesi nella battaglia di Fontenoy del 1745, è un giovane avventuriero, molto sensibile alla bellezza femminile. Fanfan entra nell’esercito per sfuggire a un matrimonio coatto. Per spingerlo ad arruolarsi, la zingara Adeline (negli anni Cinquanta recitata in maniera magistrale dalla Lollobrigida, adesso da Penelope Cruz nei panni quasi di una velina), la bellissima figlia di un sergente addetto al reclutamento, predice a Fanfan che nell’esercito lo attende un destino favoloso e che la figlia del Re sarà sua. Sulla strada che lo porta all’accampamento d’Aquitania, Fanfan mette in fuga un’orda di briganti che sta per attaccare la carrozza reale su cui viaggiano Madame de Pompadour e Henriette, la figlia del sovrano. Fanfan è felice, questo è il segno che la profezia di Adeline si sta avverando. Ma l'assurdità delle strategie militari, e disavventure varie complicano i suoi sogni di gloria. Fino a quando una nuova occasione non si ripresenterà, con risultati assolutamente inaspettati.
Krawczyk, è il delfino di Besson, che in questo film appare come suo produttore-sceneggiatore e l’Europacorp è la creatura di quest’ultimo, uno dei più lampanti e deleteri esempi della grandeur francese, convinto che tutto gli sia concesso: dal produrre film inutili come Il tulipano d’oro e tutta un’altra serie di pellicole aventi come stereotipo un unico esempio, di marca americana (specie quelli delle major).
Il tulipano d'oro è l’esempio emblematico della cialtroneria tipica di chi conosce le regole infallibili dell’intrattenimento, un inutile tributo alla narcisistica vocazione dei film in costume, ma anche d’avventura, insieme ai fumetti. Insomma, un guazzabuglio d’inseguimenti, corsetti slacciati, e sberleffi contro il potere gerarchico militare e temporale. Un cappa e forconi, senza spada.
Si ha l’impressione che il regista voglia fare una storia del cinema, mettendo insieme (nel vero senso del termine) il fascino della principessa Sissi, l’avventura dei cavalieri della Tavola Rotonda, la spregiudicatezza dei samurai e l’affabulazione del reclutamento nell’esercito degno dell’attuale “intellighenzia bushiana”: vitto e alloggio, una divisa fresco fantasia, tante pistole per una guerra che fa ridere.
Nonostante ciò, alla fine, l’intenzione del regista (e del suo produttore) è chiara: portare in sala grandi e piccini. Purtroppo l’operazione non è molto riuscita (fortuna!): manca un mese ancora a Natale!
Giancarlo Visitilli

Ti è stata utile questa recensione? Utile per Per te?

Commenta

Avatar utente

Per poter commentare occorre aver fatto login.
Se non sei ancora iscritto Registrati