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Old

Regia di M. Night Shyamalan vedi scheda film

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La recensione su Old

di M Valdemar
2 stelle

 

locandina

Old (2021): locandina



Shyamalan, o dell'invecchiare male.
Malissimo, in brevissimo tempo, uno sputo di film: morto, estinto; eppure polvere fetida che ci perseguita.
Old non è male, dopotutto.
Se fosse un film comico.
[Tolto il posticcio pistolotto finale - una pustola seriosa da cui sgorgano purulenti fluidi dell'Autore che fu -, aggiunta una dose importante di battutistica finanche di bassa lega, innalzati toni e ritmo, mostrato un po' di ragazze e ragazzi dall'avvenenza pari all'idiziozia, e sarebbe un discreto prodotto da palinsesto televisivo, magari intercettato facendo zapping con una mano mentre l'altra l'hai impegnata in lerce attività alimentari]
Va visto, per comprendere appieno la portata di un umorismo involontario così prepotente da divellere facoltà abituali quale tagliarti le unghie o raccogliere una conchiglia [ma siamo sicuri sicuri? non è che M. Night Shyamalan sta facendo dei severi, segretissimi test clinici per verificare fino a che punto il pubblico del suo film possa essere deficiente nel difenderlo? Ai postumi - che non ci saranno perché ti passa persino la voglia di affogare la tristezza post-visione nell'alcol - l'ardua sentenza].
Condizione frustrante che, dal momento in cui l'alone di mistero inizia subdolo a palesarsi come sudore appiccicaticcio sotto le ascelle e in mezzo alle chiappe, precipita in un gorgo di sproporzionate dimensioni di scenette e siparietti così scemi e malfatti che nemmeno quelli della Asylum avrebbero in animo di concepire, figurarsi proporre.
Di primi e primissimi piani su istupiditi volti, di buffi assurdi accadimenti che, se si togliesse la componente sonora da spavento, non potrebbero che scatenare incontrollabile ilarità collettiva, di inquadrature mancate non per scelta "autoriale" bensì per incapacità di compiere il passo successivo, di una qualità delle riprese sorprendentemente scadente, di dialoghi sciatti e personaggini dallo spessore della carta igienica che non hanno evoluzione alcuna, di performance attoriali mortalmente canine (ma poveri), di un corpo orrorifico-enigmatico in progressivo disfacimento e già sotterrato da cali di tensione e calci nel didietro, di un pernicioso taglio soap, di un crescendo rossiniano pagliaccesco quasi commovente: tutto ciò è diabolico.
Diavolo d'un regista (e sceneggiatore, produttore, attore): guardi Old e, nonostante qualche momento di puro, gustoso divertimento, ti interroghi su quanto sia brutto invecchiare ma soprattutto su quanto sia un genio ad assemblare e spacciare una tale, indigesta sciocchezza.
È come se fosse l'autista un po' tonto di un bus che ti fa gentilmente sedere per condurti in una sala semideserta a morire dalle risate, o quasi.
Oltretutto, narrativamente, è un colabrodo. Ma non importa, siamo in un ambito nel quale la sospensione dell'incredulità vige e vive come corallo in coste incontaminate. A chi seguita a giudicare solo per i famosi "buchi di trama" andrebbero amabilmente fatti dei buchi nel cranio, sempre. Però, hey, buonanotte Shyamalan se crei una fottuta voragine perché non sei in grado di sostenere un banale, immediato interrogativo (senza svelare alcunché, ma come è possibile pensare che intere famiglie non dicano a nessuno dove vanno in vacanza?).
Balordo, fino alla fine: il tipico, celebre tocco shyamalano è un graveolente granello di sabbia dei gloriosi tempi che furono, la risoluzione del caso è un contentino pedestre e noioso/annoiato, il messaggio ammicca ai sostenitori delle teorie contro i perfidi potery forty.
Sintetizzando, semplificando, scompaginando pensieri e parole e pretese - e vale tanto per la dichiarata veste thriller-horror quanto per l'estetica e alcuni chiari rimandi, persino presenze - Old non vale una puntata di Lost. Di quelle peggiori.



[qual era quel film con Jack Nicholson e Marlon Brando?]

Richard Pryor, Gene Wilder

Non guardarmi, non ti sento (1989): Richard Pryor, Gene Wilder

 

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