Espandi menu
cerca
Il quarto comandamento

Regia di Bertrand Tavernier vedi scheda film

Recensioni

L'autore

degoffro

degoffro

Iscritto dal 10 gennaio 2003 Vai al suo profilo
  • Seguaci 99
  • Post 165
  • Recensioni 929
  • Playlist 23
Mandagli un messaggio
Messaggio inviato!
Messaggio inviato!
chiudi

La recensione su Il quarto comandamento

di degoffro
8 stelle

Rec. breve

Il più sottovalutato e sfortunato dei film di Bertrand Tavernier. Raramente al cinema il Medioevo è stato rappresentato in modo così realistico, tragico, cruento, barbaro e selvaggio, tanto da ricevere anche le lodi del grande storico medioevale Jacques Le Goff. "Quarto comandamento" è un affresco potente, cupo, crudo, brutale. Scritto benissimo da Colo Tavernier O'Hagan, fotografato magnificamente da Bruno de Keyzer, "Quarto comandamento" è una tragedia classica asciutta, ellittica, affascinante, coinvolgente, nerissima. Un film pervaso da un senso di ineluttabilità e di morte e popolato da personaggi il cui destino pare già inesorabilmente segnato. Formidabile Bernard Pierre Donnadieu ma la vera sorpresa è Julie Delpy sul cui volto, intenso e delicato, si ritrovano sia l'innocenza e la dolcezza sia la rabbia, l'odio e la determinazione di Beatrice, spogliata della sua purezza ed integrità da un uomo senza pietà e diabolico. Da riscoprire. Medievale.

Voto: 8



Il più sottovalutato e sfortunato dei film di Bertrand Tavernier. Raramente al cinema il Medioevo è stato rappresentato in modo così realistico, tragico, cruento, barbaro e selvaggio, tanto da ricevere anche le lodi del grande storico medioevale Jacques Le Goff. "Quarto comandamento" è un affresco potente, cupo, crudo, brutale. Come si legge sul sito www.cinemedioevo.net "pur raccontando una vicenda immaginaria il film evidenzia alcuni aspetti fondamentali della civiltà medievale (qui ritratta sullo sfondo di un secolo di crisi: il Trecento della guerra dei Cento Anni, della peste, della crisi economica, ecc..): la concezione primitiva e barbarica dell'onore familiare, il dominio patriarcale del capo-famiglia (i familiari sono considerati proprietà di cui disporre a piacimento), un'idea animalesca della sessualità (il figlio Arnaud viene costretto dal padre ad accoppiarsi con prostitute per dimostrare la propria virilità), la violenza del più forte sul più debole (i poveri contadini del feudo che subiscono le ruberie di Francois), il dominio maschilista (la condizione delle donne è di totale sottomissione all'uomo), l'imporsi del potere economico di una borghesia emergente (i commercianti che approfittano del bisogno di denaro dei Cortemare)." Come annuncia la voce fuori campo nell'incipit, "vi sono storie simili a certi alberi dei quali è meglio conoscere le radici per meglio comprendere la morbosa contorsione dei rami, l'afflusso del sangue nelle foglie, il veleno nella linfa." E infatti il prologo già riassume bene la vicenda: salutato il padre partito per la guerra, il piccolo François scopre la madre a letto con un amante e non esita ad ucciderlo con la daga donatagli dal padre per difendere la mamma "così bella e gli uomini così brutali". Quell'episodio segna per sempre la vita di François, "altero, folle bambino, così piccolo, così indifeso, così terribilmente solo" che, una volta adulto, tornato dalla guerra dopo anni di prigionia, rivela tutta la sua bestialità ed abbruttimento (appena arrivato saluta la madre sprezzante dicendole "soltanto l'avervi accanto annulla la poca gioia di vivere che mi resta" e prima della cena per festeggiare il suo rientro, al fedele Richard dice rassegnato "Sono appena tornato e ho già voglia di andarmene. Non riesco a trovare pace!". François saccheggia villaggi, maltratta il figlio Arnaud, sbeffeggiandolo davanti a tutti (durante la cena per il suo rientro ne "esalta" sarcastico le gesta contro gli inglesi), obbligandolo ad avere rapporti con le prostitute e facendolo oggetto di una spietata e sadica caccia all'uomo con indosso una ingombrante veste femminile rosa, manifesta di continuo tutto il suo odio alla madre ("Mia madre ha imputridito il sangue dei Cortemart, il diavolo se ne abbevera e mio figlio urla di terrore al calar della notte"), grida disperato nella notte nel cortile del castello (la madre dirà "gli resta solo la forza per guaire alla morte"), disprezza la Chiesa e la sua autorità ("Che il papa mi scomunichi, non so che farmene dell'anima. Ve la vendo!"), ma quel che è peggio, violenta la figlia Beatrice, inizia con lei una relazione incestuosa e chiede persino al sacerdote di benedire il loro letto di nozze. François non ha paura dell'inferno, perché, come dice all'amico Richard, "ci viviamo già". La vendetta di Beatrice, "stanca, tanto stanca" di quella insostenibile situazione si compie con il medesimo pugnale con cui François aveva ucciso l'amante della madre nell'incipit. Scritto benissimo da Colo Tavernier O'Hagan (e la sensibilità femminile emerge soprattutto nell'inquadrare lucidamente la dolorosa condizione della donna all'epoca, condannata ad essere prostituta, strega o indovina, tanto che a volte si arriva ad uccidere la figlia appena nata per sottrarla ad una vita di sofferenza e soprusi e lo stesso sacerdote, quando Beatrice gli confessa la violenza subita dal padre replica "A volte le donne, senza volerlo, si fanno strumento del diavolo. E' nella vostra natura di donne. La vostra natura di tentatrici!"), fotografato magnificamente da Bruno de Keyzer, "Quarto comandamento" è una tragedia classica asciutta, ellittica, affascinante, coinvolgente, nerissima. Con diversi momenti cinematograficamente straordinari (su tutti la caccia ad Arnaud e la successiva lunga fuga di Beatrice, peraltro completamente tagliata nella versione che passa in Tv), il film è pervaso da un senso di ineluttabilità e di morte (i pochi momenti solari coinvolgono Beatrice e Jean prima e Beatrice e Arnaud poi nella bella sequenza in cui il ragazzo cerca di insegnare alla sorella a tirare con l'arco), ed è vissuto da personaggi il cui destino pare già inesorabilmente segnato. Formidabile Bernard Pierre Donnadieu che, nello scomodo ruolo del protagonista, evita ogni possibile manierismo e stereotipo, ma la vera sorpresa è Julie Delpy sul cui volto, intenso e delicato, si ritrovano sia l'innocenza e la dolcezza sia la rabbia, l'odio e la determinazione di Beatrice, spogliata della sua purezza ed integrità da un uomo senza pietà e diabolico (emblematica la lunga sequenza successiva allo stupro, invisibile in tv, in cui Beatrice nuda si barrica nella sua stanza e brucia la sua veste insanguinata, ma insostenibile anche la scena, a sua volta oltremodo alleggerita nel passaggio televisivo, in cui la ragazza si fa dare ripetuti e sempre più violenti calci nel ventre dal fratello, perché "mio padre mi ha messo il seme del diavolo!"). Lode alle scenografie di Guy Claude François e ai costumi di Jacqueline Moreau. Piccolo ma significativo ruolo per Nils Tavernier, figlio del regista, nei panni di Arnaud. Dedicato all'amico Riccardo Freda, qui regista della seconda unità e già autore nel 1956 di un altro "Beatrice Cenci", il film di Tavernier, uscito vietato ai minori di 18 anni, nei rari passaggi televisivi sulle reti mediaset, subisce un vero e proprio massacro. Vittoria ai César per i costumi e altre tre nominations (alle scenografie, alla sceneggiatura e a Julie Delpy). Da riscoprire.

Voto: 8

TAGLI  AL FILM

Ormai è notorio lo scempio riservato dalle reti mediaset a "Doom Generation" ogni volta che passa in tv. Il caso del film di Gregg Araki, come è intuibile, non è isolato. Altra vittima illustre è Bertrand Tavernier. Il suo notevole affresco medievale ha subito un analogo, sciagurato e barbarico trattamento. Del resto "Quarto comandamento" è uscito nei cinema vietato ai minori di 18 anni (divieto peraltro abbastanza esagerato tanto che in Francia è uscito vietato ai minori di 12 anni), per cui non può essere trasmesso in versione integrale. Giustissimo. Forse però in questi casi sarebbe più opportuno evitare la programmazione piuttosto che far vedere edizioni così martoriate e devastate. Risultato: un film che su tutti i dizionari cinematografici e sul dettagliatissimo sito "imdb.com" ha una durata di 131 minuti, andato in onda su Canale 5 a notte fonda ha una durata scarsa di 100 minuti. Neanche un porno, per essere trasmesso, subirebbe tagli così drastici!!! Dove sono andati a finire quei trenta minuti circa che mancano? Vediamo, per quanto possibile, di fare un po’ di ordine. Si possono infatti fare curiose scoperte, dal momento che sono state eliminate anche scene del tutto innocue che certo non hanno determinato il divieto.

1) - Si parte subito dall'incipit con l'assenza di due didascalie. Se la seconda è un semplice ma doveroso ringraziamento alle autorità regionali e dell'alta valle dell'Aude dove si trova il Castello di Puivert in cui il film è stato girato, la prima scritta è di fondamentale importanza perché precisa fin da subito quello che è il senso che l'autore ha voluto dare alla sua opera. Si legge infatti che "Quarto Comandamento" "è un film di emozioni più che un'opera psicologica. I personaggi non sono guidati che dalle loro pulsioni interiori. Sono esseri nudi, posseduti, troppo smossi dalle forze del Bene o del Male per percepire le mezze tinte, i chiaro scuri. Il loro universo, vasto e feroce, è ossessionato dalle forze dell'Aldilà, un universo in cui il sacro si accompagna con le barbarie. Sono ragazzi selvaggi. sono ciò che siamo di notte nei nostri sogni. Sono il nostro inconscio."

2) - Nella sequenza in cui il piccolo François, appena salutato il padre in partenza per la guerra, giunge al castello e scopre la madre a letto con l'amante, è tagliata l'ultima pugnalata, la più brutale ed insistita, inferta dal ragazzo alla vittima e non si vede François che osserva la sua mano e la daga gocciolanti di sangue, prima di dire gelido e spietato alla madre: "Fate sparire il corpo signora: mio padre non è stato vendicato perché voi non lo avete mai tradito!"

3) - Beatrice torna al castello con il piccolo minorato Jean: giocano amichevolmente, appaiono molto affiatati tanto che la nonna, che nel frattempo li ha raggiunti, dice loro sarcastica che si comportano come due innamorati. Beatrice in risposta dà un bacio a Jean e lo invita a pettinarla. Il ragazzino lo fa con estremo trasporto. Manca la battuta della nonna e gli affettuosi ma innocenti giochi tra Beatrice e Jean sono decisamente alleggeriti (il bacio non si vede e della pettinatura si vede solo la parte finale).

4) - Primo taglio davvero misterioso. Dopo la vendita delle terre di famiglia al giovane e fascinoso Bertrand LeMartin, necessaria per ottenere la liberazione del padre e del fratello Arnaud da parte degli inglesi, c'è una sequenza di un minuto e mezzo circa, quasi muta, incentrata su una cena con Beatrice, la nonna e alcuni degli altri abitanti del castello. Beatrice rivolge lo sguardo verso la finestra, immagina Betrand allontanarsi dal castello mentre le dichiara tutto il suo amore. Né violenza né sesso: taglio immotivato.

5) - Manca la sequenza di pochi secondi in cui si vedono i musicanti avvicinarsi al castello: taglio probabilmente dovuto all'interruzione pubblicitaria, il che comunque non giustifica.

6) - La sera dell'arrivo di François al castello, Beatrice, al calar del sole, fugge sola con il cavallo per pregare e meditare a cielo aperto: avvisata da un ragazzo, vede in cima a un colle il padre con i suoi uomini accampato e corre al castello ad annunciare il rientro imminente: altro taglio senza un perché.

7) - Tagliata completamente la sequenza in cui François, finita la cena in suo onore, violenta la donna che aveva portato al castello, dopo averla trovata mentre seppelliva nella neve il corpicino della figlia appena nata (immagine davvero shock).

8) - François spinge con veemenza ed invano il figlio Arnaud ad avere rapporti con una prostituta e lo insulta pesantemente.

9) - Assente un significativo dialogo fra Beatrice e una giovane nutrice e la successiva sequenza in cui Beatrice si chiede in buona sostanza se il padre potrebbe morire se non ci fossero più donne, ma ironicamente si risponde che ci sarebbero le vacche, le capre ecc. e poi si sdraia, quasi rassegnata, sotto un albero.

10) - Manca, come è ovvio, il rapporto sessuale che Beatrice è obbligata ad avere con il padre François: non che si veda molto peraltro.

11) - Ben più significativo il taglio immediatamente successivo. Beatrice, nuda e spaventata, si barrica nella sua stanza spostando tavoli e mobili per impedire alle persone di entrare, si pulisce nelle parti intime, lava il pavimento ancora sporco di sangue dove è avvenuto l'amplesso, butta nel fuoco la sua veste bianca insanguinata. Nella versione televisiva si vede solo Jean che bussa disperato alla porte mentre Beatrice gli grida di andare via e anche la servetta gli dice che la padrona non lo vuole vedere.

12) - Dopo che François ha portato Beatrice in cima alla torre più alta per lasciarla qualche giorno in penitenza, c'è una sequenza con al centro François ed il fedele Richard a cavallo mentre chiacchierano tra loro.

13) - Dopo la confessione con il sacerdote, Beatrice esce dalla chiesa, viene circondata da molteplici bambini e scambia uno sguardo intenso con la presunta strega che si dirige verso quella che sarà la sua prigione, prima di essere giustiziata. Quindi vediamo Beatrice al bosco mentre si pulisce la bocca con le foglie, quasi a volersi purificare. Raggiunta dal fratello, Arnaud le chiede di portarlo con lei a Gerusalemme se il padre dovesse morire.

14) - Dopo l'assalto al villaggio da parte di François e i suoi uomini, tagliata un'altra sequenza tra François e Beatrice: l'uomo dopo avere sporcato il volto della figlia con una specie di grasso nero, la spoglia, la avvolge in un drappo dorato e inizia a baciarla, nonostante la resistenza di Beatrice.

15) - Quando Arnaud raggiunge il sacerdote che sta controllando gli ultimi preparativi per il luogo in cui sarà rinchiusa la strega, il dialogo tra i due, introdotto dall'affermazione del sacerdote per cui "A questo mondo i demoni hanno sempre più esigenze degli angeli" è tagliato: il sacerdote dice al ragazzo che deve iniziare a trovare la sua strada, la luce. E subito dopo si vedono i due nel bosco: Arnaud lancia una freccia contro un albero e dice: "La luce si trova a Gerusalemme!" Altro taglio immotivato.

16) - Beatrice parla con la fedele servetta Marguerite dicendole che il piccolo Jean non tornerà più: e infatti vediamo Jean, ormai sbandato, nutrirsi come un animale con tutto ciò che trova in giro.

17) - Non c'è la scena in cui Marguerite va dalla strega, chiusa nella prigione completamente buia e le offre da mangiare.

18) - Beatrice felice immagina il suo futuro con Betrand LeMartin: il padre però le annuncia che l'uomo se ne è andato perché "lui ti voleva casta, terra vergine, non arata!" Sequenza accorciata, scomparso un ripetuto gesto volgare di François che tocca la figlia nelle parti intime, ricordandole che è solo sua, prima di annunciarle che sarà scomunicato.

19) - Beatrice è a letto, ancora con indosso il vestito con cui si è presentata al promesso sposo: il padre la invita ad uscire perché non può volere la morte.

19) - Molto alleggerita la sequenza in cui Arnaud prende a calci Beatrice che lo incita dicendogli: "è il diavolo che uccidi".

20) - Manca la sequenza in cui Arnaud succhia il seno della nutrice.

21) - A conclusione della caccia ad Arnaud, François fa scendere tre prostitute dai cavalli e queste iniziano a spogliare Arnaud davanti agli uomini di François e, soprattutto, davanti agli occhi piangenti di Beatrice.

22) - Tutta la fuga di Beatrice, dopo l'episodio precedente, si riduce, nella versione televisiva, all'incontro con Jean al fiume con il ragazzino che scappa via. Manca il peregrinare di Beatrice al villaggio devastato, il rogo della strega, l'immagine dei due ragazzini del castello impiccati al ramo di un albero.

23) - Tagliato l'ultimo dialogo tra François e Beatrice in cui l'uomo ribadisce il suo ateismo ed è assente la pugnalata mortale data da Beatrice a suo padre.

Questo è quanto ho potuto constatare confrontando la versione francese con quella che avevo registrato a suo tempo da Canale 5 (purtroppo la mia conoscenza della lingua è scolastica, per cui su alcuni dialoghi non sempre ho potuto cogliere il significato completo, ma sulle immagini non ci sono dubbi).

Confesso che mi sono trovato di fronte quasi a un nuovo film. Non so se anche "L'esca" sempre di Tavernier e a sua volta uscito da noi vietato ai minori di 18 anni, sia mai stato trasmesso sulle reti in chiaro. Io ho una vecchia registrazione, credo integrale, da Telepiù. Probabilmente a Mediaset hanno voluto adeguarsi al tema e all'epoca del film: i montatori, che peraltro hanno fatto a tratti anche un lavoro, per così dire, encomiabile (come per esempio nella sequenza in cui François obbliga il figlio ad andare con una prostituta), spesso invece arbitrario e del tutto incomprensibile, hanno utilizzato lo stesso metodo del protagonista del film: selvaggio e barbarico. Gli spettatori e il cinema, però non meritano questo sfacciato disprezzo.

 

Ti è stata utile questa recensione? Utile per Per te?

Commenta

Avatar utente

Per poter commentare occorre aver fatto login.
Se non sei ancora iscritto Registrati