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Parole, parole, parole...

Regia di Alain Resnais vedi scheda film

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La recensione su Parole, parole, parole...

di LorCio
10 stelle

Il generale hitleriano si rifiuta di distruggere Parigi come gli aveva ordinato il terribile Adolf e la sua disapprovazione al comando si concretizza con la voce soave di Edith Piaf. Responsabile di tutto ciò che accadrà dopo (se avesse rasato al suolo la capitale francese non avremmo mai visto questa storia), è anche il personaggio che dà il via al meraviglioso e malinconico carosello che accompagna tutto il film. La trovata geniale elaborata dalla coppia di sceneggiat(t)ori Jean-Pierre Bacri e Agnes Jaoui sta nel raccontare una ingarbugliatissima vicenda, che altri scrittori avrebbero realizzato con tono tragico, accompagnando la delicatezza del tocco con una serenità giocosa e viscerale.

 

E così, passando da Nathalie a Deja vu, da Avec le temps a Vertige de l’Amour passando per Le mal aim fino a Dans la vie faut pans sten foure e Chanson Populaure, i sei abitanti del film esprimono i propri stati d’animo attraverso la musicalità delle canzoni che più rappresentano l’universo transalpino. Non è strano che Sabine Azéma parli come Johnny Hallyday: è semplicemente geniale. Non si ha la pretesa di fare un musical, ma si scardina il genere ergendo il playback a strumento evocativo e necessario per trasmettere i turbamenti di un gruppo di persone emblematico del popolo francese (uomini in crisi e sull’orlo della nevrosi, donne depresse o solitamente tranquille).

 

A suo modo, è un film profondamente ironico in cui Alain Resnais continua sì il suo discorso sull’incomunicabilità sentimentale, che già caratterizza il suo cinema sin dai tempi di Hiroshima mon amour e L’anno scorso a Marienbad, ma allo stesso tempo prende tutto con soffice ironia, o almeno con tocco più rilassato. Sarà forse per la scelta musicale, saranno le voci di Charles Aznavour e Leo Ferré, Dalida e Alain Delon (interpreti di una versione di Parole, parole, parole ben eseguita), Maurice Chevalier e Serge Laure, ma è una pagina, se non diversa, almeno insolita del percorso resnaisiano. Fila via con grande scorrevolezza, sorprende come una medusa nel mare affollato, spicca spesso il volo con sequenze memorabili e perfette.

 

Perfezione che si avvera non solo nell'infallibile messinscena ad opera del suo esperto autore, ma anche nella prestazione di un cast affiatato e splendido servito stupendamente da uno script ottimo: strepitosa Sabina Azèma (doppiata da Veronica Pivetti), inquieto Pierre Arditi (voce di Rodolfo Bianchi), grandioso Andrè Dussolier (che parla in Italia grazie a Renato Cortesi), affascinante Lambert Wilson (voce di Francesco Prando), sensibile Agnes Jaoui (Mavi Felli le dà la voce), magnifico Jean-Pierre Bacri (doppiato da Luca Biagini), cammeo di Jane Birkin. C’è ironia, garbo, ma anche silenziosa angoscia, aguzza amarezza, evocativa tensione. Bellissimo.

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