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Domani è un altro giorno

Regia di Simone Spada vedi scheda film

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La recensione su Domani è un altro giorno

di alan smithee
5 stelle

Le amicizie a volte valgono ben di più dei legami familiari.

Tutto quello che le drammatiche circostanze della vita comportano ad un celebre attore romano minato da una malattia incurabile giunta allo stato terminale, conferma alla lettera quanto sopra.

Tutto ha inizio quando il ricercatore italiano quarantacinquenne Tommaso, trasferitosi per lavoro in Canada, decide di sfidare la sua fobia per i voli trans-oceanici, per andare ad assistere il suo carissimo amico attore, improvvisando una visita a domicilio a Roma della durata di quattro giorni.

Colto alla sprovvista, ma tutt'altro che dispiaciuto, l'amico malato approfitterà della vicinanza del caro amico di gioventù per portarsi avanti su alcune questioni inerenti la sua imminente ed inesorabile dipartita, e pure quella non meno gravosa per lui, di trovare una sistemazione ideale per il suo inseparabile tenero compagno di vita: Pato, uno splendido cagnone mansueto e tenerissimo.

A poca distanza da Hotel Gagarin, torna in regia Simone Spada che, forte di una sceneggiatura ampiamente collaudata ed apprezzata, dà vita ad un dignitoso, accorato remake del film argentino Truman - Un amico è per sempre, fortunata e premiata opera del regista spagnolo di Kràmpack, Cesc Gay.

Un film dal titolo "rossellaohariano" piuttosto superficiale e banalotto, che punta tuttavia su una sceneggiatura accorta, decisamente ben collaudata dal fortunato film originale, anche se tutt'altro che perfetta (certe soluzioni alternative qui proposte,  che non ho idea se siano presenti nell'originale, che non ho ancora avuto modo di visionare, tipo la storiella extraconiugale di Tommaso con la parente stretta del suo amico, appaiono del tutto superflue, se non inutili), su un cast che conferma la coesione perfetta di intenti e resa tra due attori anche amici nelal vita come Marco Giallini (istrione per eccellenza, voce strascicata al punto che talvolta necessiteremmo dei sottotitoli) e Valerio Mastandrea (qui più sottotono del solito, ma forse proprio per questo il migliore tra i due, per la generosità apprezzabile con cui l'attore romano si "sacrifica" quasi a coprire il ruolo di gloriosa "spalla" che fornisce gli spunti migliori per il "coup de theatre" del collega.

Ma anche un film che gioca, sin troppo indiscriminatamente e furbescamente, sul coté emotivo ed emozionale, puntando troppo a fondo a scalfire l'emotività dello spettatore a scopo di conquista, e perdendosi altresì nella scelta dei personaggi comprimari: affidati questi ultimi ad attori che, senza citarli di persona e senza incolparli di nulla di preciso, non possiedono un appeal sufficiente a tener testa ai due istrionici e collaudati protagonisti. Al loro posto, qualche solido e noto caratterista, sia maschile sia soprattutto femminile, avrebbe conferito alla pellicola più spessore e carattere.

 

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